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Altre 150 querele dal Comitato delle vittime di Coronavirus. La rabbia contro Governo e Regione Lombardia: «Hanno chiuso alla cieca: ora si esaltano per quei mesi»

L’associazione critica la gestione dell’emergenza sanitaria in Lombardia e le decisioni prese dal governo
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Nato durante i primi mesi della pandemia per chiedere risposte sui decessi nella Bergamasca a causa del Coronavirus, il comitato «Noi Denunceremo» depositerà il prossimo 15 ottobre in Procura a Bergamo altre 150 querele, per un totale di quasi 300. «Abbiamo lasciato parlare per un po’ esponenti del Governo e di Regione Lombardia – dice il presidente Luca Fusco -. Dopo trentaseimila morti ufficiali ed altre migliaia ufficiose che non rientrano nella conta perché morte soffocate nel letto di casa o in qualche Rsa senza un tampone mentre gli ospedali esplodevano, non solo non abbiamo assistito ad alcun rappresentante delle istituzioni che si sia fatto spontaneamente da parte, ma sia il Presidente del Consiglio che il Presidente di Regione Lombardia hanno iniziato una campagna mediatica regionale, nazionale ed internazionale che ne esaltasse le gesta in quei drammatici mesi».

Secondo la legale del Comitato, Consuelo Locati, un articolo firmato anche consulente del governo, Walter Ricciardi, confermerebbe «che hanno dovuto sigillare un intero Paese perché non avevano nessuna idea se quello che stesse succedendo in Lombardia si stesse verificando nel resto d’Italia». Per il Comitato il Paese è stato chiuso alla cieca «perché nel pieno dell’emergenza il sistema di sorveglianza epidemiologica presentava fortissime criticità. E presentava fortissime criticità perché non esistevano un piano pandemico nazionale e piani pandemici attuativi regionali aggiornati, e non erano mai state fatte le relative esercitazioni».

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