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Boss mafiosi ai domiciliari per il Coronavirus: ce ne sono ancora 112 fuori dal carcere, la metà

Sono passati tre mesi dal decreto emanato dal ministro Bonafede per “arginare” le scarcerazioni dei mafiosi durante la pandemia
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Sono 112 i detenuti mafiosi che sono ancora ai domiciliari. Nel pieno dell’emergenza da Coronavirus, avevano ottenuto lo scarceramento temporaneo per i rischi per la salute collegati alla diffusione della Covid-19. Dopo l’intervento del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, arrivato a seguito di polemiche politiche e civili, ne sono tornati in carcere 111 su 223. Inizialmente il totale comunicato era stato di 489, ma dalle ultime rassegne è emerso che i restanti 275 erano stati fatti uscire per ragioni diverse, come «benefici previsti dalla legge, fisiologiche cause processuali e motivazioni sanitarie pregresse».

Tra chi è in attesa di rientrare c’è Pino Sansone, ai domiciliari da aprile, accusato di aver tentato di riorganizzare una parte di Cosa Nostra vicina a Totò Riina. E c’è poi Gino Bontempo, accusato di procurarsi contributi europei da destinare alla mafia dei Nebrodi. A maggio, Bonafede aveva emanato un decreto per tentare di recuperare alla mole di scarcerazioni, causate anche e soprattutto alle condizioni di vita in carcere che non garantiscono una permanenza in totale sicurezza per la salute. Intanto, più di cento persone sono rientrate negli istituti penitenziari, tra cui Francesco Bonura e Vincenzino Iannazzo.

Secondo il ministero della Giustizia, che ha parlato a Repubblica, si tratta comunque di «un risultato importante». «Il meccanismo del decreto – dicono – si è rivelato decisivo perché, rispettando l’autonomia dei giudici, li ha chiamati a riconsiderare tutti i provvedimenti di scarcerazione e ha consentito di fare rientrare in carcere i boss più pericolosi».

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