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Come curarsi in casa con il Coronavirus, la bozza delle nuove linee guida: le regole dall’aspirina al cortisone. Medici di base infuriati

Cortisone solo in casi d’emergenza, niente antibiotici. Dal ministero della Salute la bozza invocata da mesi da medici di base e farmacisti. L’ultima direttiva era stata data a marzo
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Mentre la soglia di saturazione di reparti e terapie intensive cresce da giorni, uno dei punti seri da dover affrontare per il ministero della Salute è la cura di tutti gli infetti con sintomi lievi. Tutti quelli cioè che vengono invitati a rimanere a casa per evitare il sovraffollamento delle strutture sanitarie e che quindi sono chiamati a curarsi il virus in modalità domestica. Dopo mesi di attesa la bozza di un protocollo guida è arrivata, linee che ora dovrebbero indicare a pazienti e medici di famiglia l’iter più indicato per intervenire sulla malattia ai pazienti e ai medici di famiglia, che fino a questo momento erano stati costretti a basarsi su indicazioni risalenti al mese di marzo. Lo studio di Covid-19 e delle terapie più efficaci per riuscire a combatterlo è andato avanti, gli scienziati hanno raggiunto una conoscenza maggiore della malattia e la necessità di rivedere le indicazioni ormai datate si è fatta, nel corso del tempo, sempre più evidente.

Come curarsi in casa

In base alle indicazioni di marzo gli assistiti in casa dai medici di famiglia venivano curati con paracetamolo, ibuprofene e vitamine, salvo intervenire con antibiotici e cortisone se la febbre non accennava ad andarsene. Ora l’iter suggerito dalla nuova bozza sarebbe differente.

Con la regola di base di non prendere iniziative autonome e di seguire le indicazioni del medico di famiglia per l’assunzione di qualsiasi farmaco, il ministero della Salute detta per le cure in casa le seguenti nuove linee guida:

  • Assunzione di paracetamolo per i soli sintomi febbrili
  • Antinfiammatori se il quadro clinico del paziente Covid inizia a presentare altri sintomi e a peggiorare
  • Cortisone solo in caso di emergenza per evitare di aggredire il sistema immunitario
  • Eparina se si riscontra grossa difficoltà di movimento e per la prevenzione dei fenomeni trombo-embolici

Un cambio di terapia che tende in modo evidente a non intervenire sulla febbre con cure subito più forti, limitando l’utilizzo del cortisone ed eliminando addirittura l’uso di antibiotici e antireumatici. Nel testo sono contenute anche le diverse classificazioni della malattia:

  • Infezione lieve se il paziente ha febbre ma non accusa dispnea e alterazioni radiologiche
  • Infezione moderata se il paziente accusa polmonite e l’ossigenazione del sangue si attesta sui valori di soglia
  • Infezione severa quando l’ossigenazione del sangue è al di sotto della soglia, sono presenti infiltrazioni polmonari e si riscontra un’altra frequenza respiratoria
  • Infezione in stato critico se il paziente presenta insufficienza respiratoria, shock settico o insufficienza multiorgano

Stadi della malattia fondamentali da valutare per il medico di base lungo tutto il percorso terapeutico per determinare il punto in cui il paziente non può più essere curato a casa.

I camici bianchi protestano

Da tempo i medici di base si appellavano al ministero per ottenere un documento univoco su tutte le precauzioni necessarie da adottare nella cura dei pazienti infettati dal virus. Ora che una bozza c’è il punto critico evidenziato con poco dissenso è quello di non essere stati minimamente consultati. Il sindacato dei medici italiani (Smi) in prima linea nella richiesta del documento esprime sconcerto e irritazione per il mancato coinvolgimento dei medici nel tavolo di lavoro sulle linee guida, oltre a non oltre a non condividere le indicazioni terapeutiche stabilite. «Bisogna distinguere le terapie per le persone sotto i 50 anni e per i pazienti sopra i 50» ha fatto notare tra le altre cose al Corriere il portavoce per il Piemonte della Federazione di medicina generale, Roberto Venesia.

É allarme saturimetri e bombole di ossigeno

Oltre all’iter diagnostico da dover stabilire e seguire alla lettera, di non minore importanza secondo medici e farmacisti sono le strumentazioni necessarie per affrontare il virus. Primo fra tutti il saturimetro, «che ogni cittadino avrebbe diritto ad avere in casa» e di cui spesso «neanche i dottori sono dotati», come spiega Andrea Mandelli della Federazione degli ordini dei farmacisti italiani. Una strumentazione fondamentale da avere in casa, insieme al termometro per la temperatura, affinché si riesca a tenere sotto controllo la propria funzione respiratoria e quindi a misurare la saturazione di ossigeno.

Il secondo allarme riguarda proprio l’ossigeno, altrettanto essenziale per combattere la Covid-19. Sarebbe fondamentale poterlo trovare in vendita anche in farmacia, ma è sempre più difficile. «Ci stiamo confrontando con una gravissima carenza di bombole di ossigeno, utile proprio per le cure a casa» continua a denunciare Andrea Mandelli. Una difficoltà riconosciuta in molte parti del Paese e che mette a repentaglio la possibilità di essere sottoposti a ossigenoterapia. Primo presidio non solo per i malati di Covid ma anche di molte altre patologie respiratorie croniche che di certo non hanno smesso di essere presenti.

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