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Coronavirus, a che punto sono i tamponi fai da te in Italia e perché c’è ancora da aspettare

Dal primato del laboratorio del prof- Rigoli di Treviso al Meyer di Firenze, la sperimentazione dei test fai da te va avanti tra speranze e scetticismi
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Diagnosticarsi la positività al coronavirus in autonomia. La nuova frontiera di monitoraggio per la Covid-19 potrebbe essere ormai anche il test fai da te. Le piccole scatole con il kit in auto somministrazione si stanno sperimentando in molte parti del mondo e, nella corsa alla diagnosi rapida, anche l’Italia sta cercando di fare del suo. Mentre i virologi discutono sull’effettiva efficacia della soluzione, la speranza è quella di rendere più accessibile a tutti l’iter diagnostico di un virus ancora troppo presente. Tra Veneto, Lombardia e Toscana la nuova modalità di testing potrebbe presto dunque essere diffusa nel Paese sperando di aumentare le capacità di monitoraggio fortemente indebolite dall’aumento dei contagi.

I test del Veneto

I primi ad annunciare la sperimentazione di un test fai da te, effettuabile a casa in modo integrale, sono stati i ricercatori del team del prof. Rigoli di Treviso. Da qui tre mesi fa è partita la collaborazione con alcuni modelli di test cinesi che il laboratorio di Microbiologia veneto ha perfezionato, potendo quindi far partire una sperimentazione multicentrica con tutti i laboratori regionali proprio pochi giorni addietro.

Il primato del Veneto in Italia, sottolineato anche dal presidente di Regione Luca Zaia, è quello di poter, entro la fine del mese, sottoporre alla valutazione dell’Istituto Superiore di Sanità un test che è in grado di essere eseguito con modalità di auto somministrazione in tutte le sue fasi. Anche per l’ultimo step diagnostico, incaricato di fornire il risultato, non richiederà l’aiuto di un laboratorio medico ma permetterà, in maniera autonoma e dopo pochi minuti, di determinare la positività o negatività al virus.

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Una scatolina tester, un cotton fioc, una provetta con il reagente e la possibilità di poter inserire il tampone nella narice senza dover andare necessariamente in profondità, come succede con il test molecolare. Nelle microbiologie di Mestre, Vicenza, Padova, Santorso e Treviso dunque è in corso la sperimentazione «che potrà terminare», come annunciato dallo stesso Zaia, «già a fine novembre». Sarà poi l’Iss a convalidarne l’utilizzo per permetterne la diffusione anche nelle farmacie. Nei prossimi giorni, per ogni laboratorio, verranno effettuati circa 200 tamponi fai da te, in doppio confronto con il tradizionale tampone molecolare al fine di verificare il tasso di attendibilità dell’esito dei nuovi arrivati.

I test di Firenze

L’ospedale pediatrico Meyer di Firenze ha messo a punto Uffa!, il tampone nasale fai da te studiato nel laboratorio di immunologia della struttura. Rispetto ai test proposti dal Veneto quelli del Meyer hanno già superato la fase di sperimentazione e potranno essere effettuati per lo screen periodico di circa 1.500 operatori sanitari dell’ospedale. Va da sé che l’altra differenza con il lavoro di Treviso è, al momento, l’utilizzo dei test esclusivamente per il personale medico e quindi la valutazione del risultato comunque all’interno di un laboratorio sanitario.

Dal 6 ottobre al 9 novembre sono stati sperimentati 803 tamponi autosomministrati con un risultato di zero positivi nel confronto con i test molecolari tradizionali. «Potrebbe essere una fondamentale soluzione al problema del sovraffollamento dei centri tamponi, siano essi nelle strutture sanitarie o nei drive» ha detto convinto il direttore generale del Meyer Alberto Zanobini. La composizione del kit è molto simile a quella attualmente in sperimentazione in Veneto.

I test di Milano

Più che sperimentazione quella di Milano è una diffusione anticipata di tamponi esteri. La storia dell’imprenditore milanese che ha acquistato test in auto somministrazione prodotti in Cina e confezionati in Francia è stata raccontata dall’Ansa pochi giorni fa. I test fai da te sarebbero dunque già diffusi a Milano dall’uomo di affari che, acquistando i tamponi nasali da fornitori, li rivende a circa 35 euro l’uno in confezioni da 10 pezzi. All’interno delle scatole il foglietto delle informazioni che attesta la provenienza del tampone e la registrazione al Ministero della Salute. Tra i dettagli riportati anche quello sulla percentuale di validità: «Il test diagnostico ha una sensibilità del 96,6%».  

«All’inizio», ha raccontato l’imprenditore, «lo abbiamo venduto soprattutto ad amici che volevano essere sicuri prima di incontrare i genitori anziani o semplicemente che volevano verificare ogni 34 giorni se erano contagiati». Poi la richiesta sarebbe cominciata ad arrivare da aziende, società e uffici innescando un vero e proprio business. L’uomo racconta di aver venduto nelle ultime due settimane tra gli 8 e i 10 mila tamponi fai da te.

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