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Coronavirus, chi è Saverio Cotticelli, il commissario della sanità calabrese messo alla porta da Conte

Nel dicembre del 2018 l’ex generale dei Carabinieri veniva nominato dal governo giallo-verde commissario alla sanità calabrese
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«Domani mattina io sarà cacciato da qui». Le ultime parole del commissario Cotticelli calano un sipario sconvolgente su una delle scene di inadempienza più gravi finora saltate fuori nella gestione italiana della lotta al Covid. Il commissario della Sanità calabrese ha superato ogni immaginazione di chi poteva mettere in dubbio la mancata capacità amministrativa della Regione. «Dovevo fare il piano Covid? Non lo sapevo», voce sommessa, sguardo perso sui documenti tra le mani, questi i tratti di una incompetenza drammatica. Questa la pubblica ammissione di colpa da parte del responsabile alla Sanità in uno dei territori ad oggi considerati tra i più a rischio del Paese. Chi è Saverio Cotticelli e come è arrivato a questo punto?

L’ascesa politica con i Cinque Stelle

Era il 7 dicembre del 2018 quando il generale dei Carabinieri Saverio Cotticelli veniva nominato commissario alla sanità calabrese. Una carica ottenuta dopo l’uscita di scena di Massimo Scura, in contrasto con l’allora presidente di giunta Oliveiro e, dato ancor più rilevante, inviso ai Cinque Stelle. In quell’occasione fu proprio l’ex ministra della salute pentastellata Giulia Grillo a presentare con toni trionfalistici il generale Cotticelli, definendo quella del neo commissario come una «nomina cruciale per il territorio», l’uomo che finalmente avrebbe messo a posto la sanità calabrese.

Il punto di forza riconosciuto a Cotticelli era il suo mondo di provenienza. «La legalità è il presupposto della scelta dei nomi», aveva detto la ministra Grillo: «Con i valori della competenza, onestà e trasparenza sono sicura che porterà buoni risultati». Era il 2018 e il mandato consisteva nel realizzare oltre 20 interventi per attuare il Piano di rientro della sanità calabrese: tra gli interventi prioritari «il completamento e attuazione del piano di riorganizzazione della rete ospedaliera e della rete di emergenza-urgenza» – si legge nella delibera governativa di nomina – insieme all’adozione di ogni necessaria iniziativa per ricondurre il livello di erogazione dei livelli essenziali di assistenza agli standard di riferimento».

Quel “vizio” di non leggere le carte

Il giorno dell’insediamento il generale in pensione esordì con frasi decise riguardo alla necessità di riportare ordine in un sistema sanitario a pezzi. «Spesso dove c’è inefficienza, c’è illegalità» aveva detto, aggiungendo: «ma ancora non lo posso affermare perché non conosco le carte. Le leggerò da oggi in poi». E quel vizio di non leggere le carte Cotticelli non lo ha mai perso, tanto da scoprire la sua responsabilità nell’odierna lotta al Covid durante un’ intervista televisiva.

Nominato dal governo giallo – verde, nel gennaio 2019 Cotticelli si insedia ufficialmente nella Giunta regionale. Da lì un incarico che va avanti in un rapporto tutt’altro idilliaco con il direttivo e che termina oggi con le sue dimissioni. Il caos di una sanità calabrese ormai commissariata da ben 13 anni, tra debiti, infiltrazioni criminali e inadempienze amministrative doveva essere ora superato nello scenario di un’emergenza ancor più grande. Motivo per cui il governo aveva chiesto alla Regione un preciso programma operativo.

La conferma di nomina

A questo proposito il 4 novembre arriva per Cotticelli una conferma di nomina. Dopo la proroga del super-commissariamento della regione da parte del governo Conte e l’approvazione del decreto “Calabria”, la figura del commissario ad acta ricoperta da Cotticelli viene non solo riconfermata ma anche potenziata. Il commissario alla Sanità calabrese ora è responsabile «ove delegato» del Programma operativo di potenziamento delle terapie intensive e semi-intensive.

Le dimissioni

Le dimissioni di Saverio Cotticelli erano state annunciate già ad ottobre quando il tavolo interministeriale che vigila sulla situazione economica del comparto sanitario aveva ampiamente bocciato l’operato del commissario. A quel punto Cotticelli aveva deciso di dimettersi con la motivazione «di non voler diventare il capo espiatorio di situazioni a me non addebitali», definendo il momento vissuto come «un punto di non ritorno». Quello che era rimasto soltanto un annuncio questa mattina è diventato realtà. Cotticelli molla la presa, a fargli da eco il premier Conte che «con effetto immediato» lo ha invitato alla porta.

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