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Coronavirus, Galli avvisa: «Equilibrio fragile. La situazione nei Paesi attorno a noi è allarmante»

Il primario di Malattie infettive del Sacco dice che il virus «non è cambiato significativamente». E sulla riapertura delle scuole: «L’impatto si vedrà nelle prossime due-tre settimane»
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«Il lockdown ha limitato la circolazione in Italia, ma l’equilibrio è fragile». L’invito a non abbassare la guardia contro il Coronavirus arriva da Massimo Galli, primario di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano, che in un’intervista al Corriere della Sera dice: «La mia personale impressione è che il lockdown per come lo abbiamo vissuto e sofferto, più rigoroso che altrove, abbia limitato la circolazione del virus in alcune parti d’Italia. Parecchie regioni non hanno avuto nuovi casi per un determinato lasso di tempo. Quell’intervento radicale ci ha dato una sorta di onda lunga di protezione, ma l’equilibrio è fragile. La situazione nei Paesi attorno a noi è allarmante».

Galli si dice contrario, per il momento, all’apertura degli stadi a più di 1.000 persone, e sul rischio che la riapertura delle scuole faccia salire drasticamente i numeri del contagio commenta: «L’impatto si vedrà nelle prossime due-tre settimane. Ora è presto: una parte degli istituti ha ripreso le lezioni il 14 settembre, altri dopo le votazioni. La Francia ha riapertura le scuole con 15 giorni di anticipo. Ma non ritengo che la loro situazione sia determinata da questo elemento». Parlando dell’iter a cui vengono sottoposti gli studenti con sintomi, Galli ammette: «Il meccanismo è complicato, rischia di bloccare tutto. I genitori di fatto sono “quarantenati” in attesa dei risultati. Abbiamo bisogno di test rapidi. Penso a quelli in grado di trovare l’antigene del virus nel secreto nasale: danno risposte in un quarto d’ora».

Galli, poi, parla del virus spiegando che «non è cambiato significativamente. La prima ondata è stata generata da un unico ceppo virale, con capacità infettante e diffusiva maggiore. Il punto è l’ospite. Se è anziano e con patologie, può andare incontro a gravi conseguenze. Alcuni studi, come quello condotto su Castiglione d’Adda, ci dicono inoltre che giovani e bambini si infettano meno degli anziani. Un’informazione importante per una ripresa delle lezioni meno ansiogena. Ma se il bambino si contagia può diffondere il virus in famiglia».

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