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Coronavirus, i numeri in chiaro. Il matematico Sebastiani: «Il numero dei decessi è sottostimato e Arcuri mente sulle terapie intensive»

Per il professore, la pandemia «non sta affatto offrendo una tregua. Però se prima cresceva in modo esponenziale, adesso ha trovato una sua stabilità, la curva ha piegato»
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In Italia la curva epidemiologica ricomincia la salita dopo la consueta frenata dei nuovi positivi del weekend. Sono infatti 32.191 i nuovi casi di contagio da Coronavirus segnalati nelle ultime 24 ore, a fronte dei 27.354 di ieri. Il numero totale delle infezioni registrate in Italia sale così a 1.238.972. L’incremento dei tamponi effettuati, secondo i dati diffusi dalla Protezione civile e dal ministero della Salute nel consueto bollettino, è di 208.458 unità. Ieri i test analizzati erano stati 152.663. Nelle ultime 24 ore, sono morte 731 persone. Le vittime, il giorno precedente, erano state 504. «La situazione è destinata a peggiorare, questa è solo una prova generale», spiega il matematico Giovanni Sebastiani.

Professore, ci spiega meglio?

«Sicuramente siamo in una fase in cui la percentuale tra nuovi casi positivi e nuovi casi testati non è quasi mai precisa, questo è dovuto al tracciamento che, come sappiamo, ormai è in tilt. Che significa? Che è molto probabile che quel dato sia impreciso. Ad ogni modo stiamo assistendo a una decelerazione».

GIOVANNI SEBASTIANI | Percentuale casi positivi-casi testati

La pandemia ci sta offrendo una tregua?

«Per niente. Però se prima cresceva in modo esponenziale, adesso ha trovato una sua stabilità, la curva ha piegato».

E per quanto riguarda i ricoverati?

«Nei ricoverati con sintomi non ha impattato la perdita di tracciamento. Anche se c’è un’influenza quantitativa sulla percentuale positivi-casi testati, qualitativamente mi aspetto che i ricoveri seguano lo stesso andazzo e quindi decelerino».

GIOVANNI SEBASTIANI | Ricoverati

Cosa non funziona nel conteggio tra i nuovi positivi e i casi testati?

«Pochissime Regioni diffondono i dati sui test rapidi. Il punto è che tra i casi testati andrebbero conteggiati sia quelli che eseguono un test molecolare sia chi fa un test rapido. E positivo o negativo che sia, quel numero va tenuto nella conta. Mentre teniamo fuori i test negativi e quelli rapidi. Quindi il dato reale sarebbe ben diverso da quello che ci comunicano giorno per giorno».

Con le terapie intensive come siamo messi?

«Sulle terapie intensive non abbiamo il flusso in entrata e il flusso in uscita. Il dato che riceviamo ci dice poco. Quello che serve sapere è quanti ne entrano e quanti escono da quel reparto per capire come evolve la situazione. Comunque abbiamo una forma di decelerazione ma meno evidente dei ricoverati con sintomi».

Ieri, 16 novembre, il Commissario straordinario all’emergenza Domenico Arcuri ha smentito la possibilità che i reparti di terapia intensiva siano sotto stress…

«Arcuri non dice il vero. La percentuale di posti letto utilizzati rispetto alla capacità ufficiale dichiarata a livello nazionale è sopra il 30%, che è la soglia critica. I dati di Arcuri presentano spesso discrepanze con la realtà».

Salgono ancora i decessi: oggi il dato più alto dal 4 aprile.

«Sì. E quel numero lì è una sottostima di quello reale, anche perché non abbiamo ancora sciolto il nodo “morto per Covid-morto di Covid”. Il conto dei morti si farà a fine epidemia».

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