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Coronavirus, i numeri in chiaro. Il ricercatore Tizzoni: «Ancora dubbi sulla reazione delle scuole in caso di contagi. Il vaccino? Non prima di fine inverno 2021»

«Sarà cruciale» evitare nuovi casi positivi nelle scuole per non portarli a casa dove, spesso, vivono categorie “fragili”: «Tra tre settimane potremo cominciare a tirare le somme», dice il ricercatore
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L’aggiornamento giornaliero sull’andamento della pandemia da Coronavirus parla di 1.458 nuovi contagi: un numero in lieve diminuzione rispetto a ieri quando i nuovi positivi erano stati 1.501. Secondo i dati diffusi dalla Protezione civile e il ministero della Salute, poi, in Italia si registrano 7 decessi.

Numeri che arrivano a fronte di un calo di tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore: poco più di 72.000 quando ormai il trend si attestava ai 100.000 giornalieri. L’incremento di casi c’è, spiega Michele Tizzoni, ricercatore in epidemiologia computazionale della Fondazione Isi, Istituto per l’Interscambio Scientifico, di Torino. «Ma è l’effetto del ritorno dalle vacanze».

Quindi la situazione non è preoccupante per il momento?

«È una situazione assolutamente sotto controllo ed era prevedibile che sarebbe andata così. Quello che continuo a dire è che lo scenario ideale sarebbe avere meno dell’1% dei tamponi eseguiti giornalmente con esito positivo. Per adesso siamo intorno al 2-3%: molto lontani, ad esempio, da Francia e Spagna che registrano medie del 20%».

Domani, 14 settembre, è un giorno clou per l’Italia perché riapriranno le scuole: cosa dobbiamo aspettarci?

«Troppo presto per dirlo, potremo cominciare a tirare le somme tra tre settimane, quando si delineeranno meglio meccanismi ed equilibri vari. Nonostante i protocolli stilati dalle scuole, che mirano al massimo della sicurezza, quello che non si capisce bene è come reagiranno gli istituti in presenza di nuovi contagi nei singoli istituti. Manca secondo me una visione generale del problema, come se non fossero stati presi in esame tutti i casi “tipo” che potrebbero presentarsi».

Preoccupato?

«Quello che mi preoccupa e su cui bisognerà stare attenti, anche se è banale dirlo, è evitare il più possibile i contagi negli istituti per non portarli poi nelle case in cui, sappiamo, spesso abitano persone molto fragili che farebbero fatica a rispondere a un virus di questo tipo. Un problema simile si argina facendo tamponi, tracciando i casi, individuando i nuovi focolai…»

Sono ripresi i trial per un vaccino anti Covid…

«Sì e gli eventi avversi – una delle partecipanti del Regno Unito aveva avuto una grave reazione, ndr – che si sono verificati vanno investigati, certo. Ma tutto fa parte di questa fase: solo così si testa l’efficacia e la sicurezza di un vaccino. Quella cui abbiamo assistito non è battuta d’arresto particolare. C’è speranza che un vaccino cominci ad essere disponibile dopo l’inverno 2021. Per questo inverno si resterà senza, e sarà consigliabile fare il vaccino anti-influenzale per evitare il sovraccarico del sistema sanitario». 

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