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Coronavirus, i numeri in chiaro. Il virologo Maga: «Segnali positivi. Tra una settimana gli effetti dell’ultimo Dpcm»

Allentamenti delle restrizioni a Natale? «Non li escludo, per ragioni economiche. Ma il consiglio di passare le feste con un ristretto nucleo famigliare resta valido»
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«Mi sembra di vedere qualche segnale positivo. Sono già dieci giorni che il famoso rapporto tra casi positivi e casi testati, ripulito dai tamponi di controllo, non ha aumenti netti: oscilla intorno al 27%, con qualche scostamento. Sembrerebbe indicare che quella fase di accelerazione, di aumento che abbiamo visto a inizio ottobre, quando c’era un’espansione molto significativa dell’infezione sembra che stia rallentando», dice a Open il virologo Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di genetica molecolare del Cnr, commentando i dati dell’ultimo bollettino che fotografa l’evoluzione della pandemia di Coronavirus in Italia.

Primi timidi segnali positivi?

«Da qualche giorno mi sembra di vedere che il numero dei ricoveri diminuisce. E anche l’incremento delle terapie intensive è sotto le 100 unità già da qualche giorno (oggi +76, +60 ieri, +89 giovedì, ndr). Sembra di intravedere un alleggerimento della pressione sul sistema sanitario che è il riflesso del fatto che apparentemente qualche effetto delle misure introdotte verso la fine di ottobre si comincia a vedere. La speranza è che le misure più restrittive imposte qualche giorno fa da qui alla fine del mese facciano vedere i loro effetti in maniera decisa e più visibilmente importante».

Quindi al momento cominciamo a vedere gli effetti del Dpcm del 24 ottobre. Quanto dobbiamo aspettare per vedere gli effetti del Dpcm del 4 novembre scorso?

«Magari ora si iniziano a combinare i primi segnali. Ma per vedere se veramente l’efficacia sperata e le tendenze, bisogna aspettare la prossima settimana».

Sulle terapie intensive abbiamo solo il dato aggregato dell’occupazione dei posti letto di rianimazione e non è possibile sapere a quando risale il ricovero in ospedale. Cosa si può prevedere dai dati che abbiamo a disposizione?

«Ci possono essere diverse situazioni, ma normalmente il percorso è che la persona ricoverata o in terapia in domicilio peggiora, va in ospedale e dopo qualche giorno finisce in terapia intensiva. Di solito tra il ricovero e il precipitare della situazione passano 56 giorni, ma il dato è molto variabile. Se vediamo meno ingressi, o abbiamo aumentato la capacità di curare le persone a casa o al momento non c’è un numero tale di persone che necessitano poi di cure più approfondite: quindi si liberano posti letto. Se fossero tutti transiti in terapia intensiva, vedremmo ancora numeri abbastanza alti.

Quello che sembra di capire, ovviamente al netto dei decessi ancora numerosi e che normalmente vengono appunto dai reparti di rianimazione, è che le persone guariscono e vengono dimesse dagli ospedali. La situazione potrebbe migliorare se riuscissimo a diminuire o almeno a controllare il numero di persone che si infettano. Ora gli attualmente positivi sono più di 600 mila: è chiaro che ci sarà sempre una quota di queste persone che poi dovrà avere l’attenzione dell’ospedale. Se riusciamo a mantenere questo numero il più possibile sotto controllo, diamo il tempo alle persone ricoverate di guarire».

Quando vedremo finalmente calare l’incremento delle vittime?

«Sappiamo che quello è l’ultimo numero a diminuire, anche perché hanno un ritardo di una decina di giorni, è la fine di un percorso che spesso può durare anche due settimane (dipende dalla gravità del paziente). Quel numero calerà quando ci sarà un calo deciso dei transiti in terapia intensiva. L’abbiamo visto anche in estate: i casi erano molto bassi, i decessi facevano fatica a scendere, e hanno seguito con un’onda il calo di tutti gli altri parametri. Se queste misure avranno effetto, anche i decessi dovrebbero cominciare a diminuire. Mi aspetto di vedere numeri assai migliori già per dicembre».

E sul dibattito delle feste di Natale in famiglia?

«Non è escluso che se la situazione migliori in maniera decisiva ci possa essere un allentamento nel periodo natalizio, per tanti motivi anche legati all’economia. Però il consiglio di fare il Natale a casa con i famigliari stretti, senza invitare troppi parenti, è sempre valido».

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