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Coronavirus, i numeri in chiaro. Il virologo Pregliasco: «Triplicate le terapie intensive rispetto a un mese fa ma evitiamo la psicosi collettiva»

A determinare i nuovi scenari sarà «lo stress test definitivo: la riapertura delle scuole, l’autunno, i primi raffreddori, le influenze e tutto ciò che attiene a una sintomatologia simile a quella del Covid»
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Sono più di 1.600 i nuovi casi di contagio da Coronavirus registrati oggi, 11 settembre, in Italia. E sono ancora dieci – come ieri – le nuove vittime legate al virus, secondo i dati riportati dal bollettino giornaliero della Protezione civile e del ministero della Salute sull’andamento dell’epidemia nel paese. Il dato, quello dei decessi, «è assolutamente in tendenza con il numero di contagi», spiega Fabrizio Pregliasco.

È preoccupante il numero dei contagi giornalieri?

«No, è altro a preoccuparmi, anche perché siamo lontani dai numeri registrati a marzo o aprile, nel clou della pandemia. Per fortuna oggi siamo in grado di individuare tutti i nuovi focolai. Il ragionamento deve essere questo: più positivi, più controllo, meno contagio».

Dunque cosa la preoccupa?

«Il dato delle terapie intensive. Fino a un mese fa registravamo una cinquantina di pazienti; ora quel numero si è triplicato. E poi il dato dei ricoverati con sintomi. Nonostante le cifre, era uno scenario che ci aspettavamo, visti anche gli ultimi sviluppi. Ora dobbiamo solo aspettare…».

Cosa?

«Lo stress test definitivo: la riapertura delle scuole, l’autunno, i primi raffreddori, le influenze e tutto ciò che attiene a una sintomatologia simile a quella del Covid-19. In questo momento di limbo dobbiamo sviluppare al massimo la capacità diagnostica».

Rimedi?

«Evitare la psicosi collettiva. Questo è un virus a basso rischio specifico, è bene ricordarlo. E non è mutato, anche se negli ultimi tempi se ne dicono di ogni tipo. L’importante è attrezzarsi con le ormai conosciute misure di prevenzione e restare tranquilli».

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