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Coronavirus, i numeri in chiaro. La fisica Paolotti: «Se i numeri non calano nei prossimi giorni, si dovrà passare alle misure drastiche»

Per la ricercatrice, il governo avrebbe dovuto potenziare le misure durante l’estate quando il virus non agiva in modo impetuoso come ora: «In questo senso abbiamo agito male tanto quanto tutto il resto d’Europa»
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Il bollettino di oggi, 30 ottobre, diffuso dalla Protezione civile e dal ministero della Salute sull’andamento dell’epidemia da Coronavirus, segna 31.084 nuovi casi di in Italia, ancora in aumento rispetto ai 26.831 del 29 ottobre. Il totale dei casi nel Paese dall’esplosione dell’emergenza sanitaria è arrivato a quota 647.674. Sono 199 le persone decedute nelle ultime 24 ore, per un totale di 38.321 vittime da inizio pandemia. Ieri il numero dei decessi giornalieri segnava 217. Ad oggi sono 1.746 le persone nelle terapie intensive. I dati arrivano a fronte di 215.085 test. «La sterzata che dovevamo dare alla curva dei contagi non l’abbiamo data», dice la fisica Daniela Paolotti della Fondazione Isi.

Dottoressa, ormai è troppo tardi per sperare in un’inversione di marcia dell’epidemia?

«Dalle ultime misure varate dal governo è passata solo una settimana ma ancora non s’è visto alcun miglioramento. Se questa settimana che viene non ci sarà neanche una flessione, anche minima, allora sarà tempo di misure drastiche».

Parliamo di un nuovo lockdown?

«Difficile dirlo questo perché ci sono Regioni che mostrano un rischio più alto. La situazione è molto eterogenea: pensiamo alla Lombardia o al Piemonte che hanno situazioni differenti rispetto magari a zone del Centro. Magari ha più senso istituire dei lockdown localizzati».

Le terapie intensive sono leggermente calate…

«Non ha senso guardare fluttuazione da un giorno all’altro. Quindi la situazione rimane ancora preoccupante. Stiamo andando verso la saturazione dei reparti».

Il numero dei decessi, che sembrava aumentare di poche unità fino a qualche settimana fa, ultimamente sta crescendo in modo importante.

«Questo accade perché c’è sempre una sorta di “ritardo”. Parliamo di soggetti che si sono ammalati settimane fa, e poi sono peggiorati in modo drastico. Quindi bisogna tener conto di questo strascico che fa inevitabilmente aumentare il numero delle vittime in questo modo».

Se prima guardavamo a una certa distanza altri Paesi d’Europa, come Francia e Spagna, ora c’è da dire che lo stato in cui ci troviamo non è poi così dissimile dal loro.

«Evidentemente non ci piaceva restare indietro coi numeri. Li stiamo raggiungendo rapidamente. Il punto è che sul piano della prevenzione loro hanno agito molto peggio. A noi è bastata la “pausa” estiva e la ripresa di scuole e lavoro per tallonarli».

Secondo lei il governo ha sbagliato in qualcosa?

«Il governo, informato da studiosi e specialisti, sapeva che c’era questo fantomatico tir contro cui saremmo andati a sbattere in autunno. Era risaputo già all’inizio di quest’estate. Il fallimento sta nel non aver potenziato e reso solide tutte quelle misure di prevenzione già in atto durante la prima ondata. Dall’uso delle mascherine, al potenziamento delle strutture ospedaliere. Per non parlare del sistema di tracciamento che infatti ora è fuori controllo».

E perché secondo lei ha agito così?

«Perché mantenere una linea “dura” quando il pericolo serpeggia senza dare troppo nell’occhio non è da tutti. In questo senso possiamo dire che abbiamo agito male tanto quanto tutto il resto d’Europa, il che non è una consolazione».

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