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Coronavirus, i numeri in chiaro. Paolotti: «Non sappiamo ancora se i Dpcm hanno funzionato»

La fisica si dice preoccupata per la riapertura delle scuole prevista per gennaio e guarda con ottimismo alle linee guida dell’Unione europea che prevedono, tra le varie cose, anche un allungamento del periodo festivo
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In teoria il picco dei contagi dovrebbe essere già stato superato, ma i dati sui nuovi casi di Coronavirus negli ultimi giorni hanno ripreso a salire. Oggi i nuovi positivi hanno superato quota 20mila, una soglia poco sopra ai dati di ieri. Ma, come fa notare Daniela Paolotti, fisica della Fondazione Isi, la percentuale di positivi sui tamponi realizzati è in calo. «Diciamo che è l’unica tendenza chiara verso la discesa», dichiara a Open.

Come si spiega l’aumento dei casi?

«Non è chiaro, potrebbe essere una fluttuazione, bisognerà aspettare la fine della settimana per vedere se la curva si appiattisce oppure risale».

E i decessi? Oggi erano 684.

«Non stanno scendendo ancora, sono ancora sul plateau. Le terapie intensive invece scendono leggermente, anche se non possiamo escludere del tutto che questa diminuzione sia dovuta anche ai decessi».

Però diminuiscono i ricoveri delle persone con sintomi.

«Si, diciamo che stiamo cominciando a vedere gli effetti positivi delle chiusure di novembre. Soltanto nei prossimi giorni capiremo se avranno un effetto duraturo e preciso, al momento non lo possiamo dire con certezza. Magari queste misure hanno dato un rallentamento al contagio ma non sono state sufficienti per invertire la tendenza. Questo ancora non lo sappiamo con certezza».

Un suo collega, il fisico Roberto Battiston, sostiene che se ci “comportiamo bene” entro gennaio potremmo azzerare l’Rt. Si tratta di un obiettivo davvero raggiungibile?

«Con tutto il rispetto per il professor Battiston, che è un gigante della fisica delle particelle, non mi è chiarissima in base a cosa lo dica. La verità è che abbiamo rilassato le restrizioni – per esempio le Regioni del Nord che erano rosse adesso sono arancioni e c’è più circolazione all’interno delle città – e a Natale quasi sicuramente le persone finiranno per interagire di più. Quindi quello che succederà a gennaio come conseguenza del Natale è veramente difficile dirlo. Ma il più grande punto interrogativo riguarda gennaio quando le scuole dovrebbero riaprire».

Battiston ha anche suggerito che andrebbero vaccinati prima di tutto i liceali anziché gli anziani, perché sono “una sorgente” del contagio. Le sembra una buona idea?

«Si tende a preferire di vaccinare le categorie fragili per proteggerle ma è sicuramente vero che i giovani in età scolare sono fra quelli che si mischiano di più e contribuiscono in modo forte alla diffusione del contagio nella società. Ma la logistica dei vaccini è un qualcosa che non si risolve con una frase e va approcciata con uno studio più rigoroso.

Anche perché non ci sono ancora garanzie sul fatto che una persona vaccinata non possa contagiare

«Rispetto ai dati raccolti fino ad ora il vaccino potrebbe attenuare molto l’eventuale malattia e quindi la contagiosità. Ma quello che succederà su larga scala ancora non lo sappiamo».

A proposito di vaccini. Oggi nel Regno Unito Johnson ha annunciato che dalla settimana prossima partirà la prima campagna vaccinale anti-Covid. Entro quando possiamo aspettarci di vedere un cambio nella curva dei contagi nel Paese? 

«La logistica della distribuzione del vaccino non è istantanea, anzi. Probabilmente ci vorranno mesi prima che si riesca ad arrivare a una copertura adeguata della popolazione. Quindi fare elucubrazioni sull’ordine di settimane non ha senso. Lo stiamo vedendo con i vaccini anti-influenzali, che sono vaccini di routine in cui il sistema di distribuzione è super-rodato. Ma anche con quelli ci sono infiniti intoppi, figuriamoci con un vaccino che viene prodotto con una tecnologia completamente nuova e la cui gestione è complicata. Inoltre, non sappiamo ancora la copertura in termini di immunità».

Nel frattempo l’Unione europea ha ufficializzato delle nuove linee guida per il Natale tra cui c’è l’idea di prolungare le vacanze per gli studenti. La convincono?

«Si, è tutto tempo che guadagniamo. I numeri bassi di circolazione del virus di giugno e luglio li abbiamo ottenuti dopo aver chiuso scuole e uffici per quattro mesi. In questo momento in cui in tutti i Paesi europei c’è molta pressione sui sistemi sanitari riuscire a guadagnare tempo è fondamentale».

Per quanto riguarda l’Italia, ha senso secondo lei bloccare gli spostamenti tra comuni?

«Ha senso nelle Regioni a maggiore densità abitativa, in cui magari c’è un forte pendolarismo tra il centro e le periferie. In altri posti, dove magari i centri abitati sono più sconnessi, probabilmente non avrà un forte impatto».

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