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Coronavirus, il rapporto Gimbe: +108% di decessi in una settimana. «Senza immediate chiusure locali, servirà un mese di lockdown nazionale»

I casi sono aumentati dell’89% e il tempo di raddoppio di ricoveri e terapie intensive è ora di 10 giorni. Cartabellotta: «Rischiamo una catastrofe sanitaria»
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Peggiorano di settimana in settimana i dati sull’epidemia di Coronavirus in Italia. Nel suo monitoraggio dal 21 al 27 ottobre, la Fondazione Gimbe ha evidenziato come la gestione dell’emergenza è ormai «fuori controllo senza immediate chiusure dei locali». Per fermarla, l’unica alternativa è «un mese di lockdown nazionale».

GIMBE | I dati Regione per Regione

I dati degli ultimi sette giorni mostrano, rispetto alla settimana precedente, un aumento del 108% dei decessi e dell’89% dei casi. In ospedale ci sono +5.501 ricoveri e +541 in terapia intensiva con un tempo di raddoppio di circa 10 giorni. Dall’8 novembre la fondazione stima oltre 30.000 ricoveri. «Le misure dei 3 Dpcm – avverte il presidente Nino Cartabellotta – sono insufficienti e tardive. E’ sottostimata la velocità di diffusione».

GIMBE | La crescita di nuovi casi e rapporto positivi/casi testati

Cartabellotta parla anche di un crollo definitivo dell’argine territoriale delle attività di tracciamento e di testing dei casi. «In alcune aree del Paese – aggiunge – non è più procrastinabile il lockdown totale per arginare il contagio diffuso e ridurre la pressione sugli ospedali. In generale, i principali indicatori peggiorano in tutte le Regioni, fatta eccezione per il modesto incremento dei casi testati».

GIMBE | L’aumento di casi positivi, ricoverati con sintomi, terapie intensive e deceduti

Per Cartabellotta, sulla base dei dati attuali, «senza immediate chiusure in tutte le zone più a rischio, serviranno a breve almeno 4 settimane di lockdown nazionale per abbattere la curva dei contagi e permettere di assistere i pazienti in ospedale, al fine di evitare una catastrofe sanitaria peggiore della prima ondata. Perché questa volta, oltre al dilagare dei contagi anche nelle regioni del Sud, meno attrezzate dal punto di vista sanitario, abbiamo davanti quasi 5 mesi di stagione invernale con l’influenza in arrivo».

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