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Coronavirus, l’Iss: «Siamo entrati nella fase acuta dell’epidemia». L’appello alle Regioni: «Servono misure più dure» – Il monitoraggio

In 18 Regioni il valore dell’indice di trasmissibilità Rt è sopra l’1. L’Istituto superiore di Sanità chiede «alla popolazione di rispettare con coscienza e precisione tutte le norme di precauzione previste»
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«Si assiste a un’accelerazione nell’evoluzione dell’epidemia, ormai entrata in una fase acuta con aumento progressivo nel numero dei casi». Questa, in sintesi, l’analisi dell’Istituto superiore di Sanità e del ministero della Salute nel consueto monitoraggio settimanale sull’andamento della pandemia da Coronavirus. Nel testo, si legge come siano state riscontrate «evidenze di criticità nei servizi territoriali ed aumenti nel tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva e area medica che rischiano, in alcune Regioni, di raggiungere i valori critici nel prossimo mese».

Per poter invertire la rotta, l’Iss fa appello «alla popolazione di rispettare con coscienza e precisione tutte le norme di precauzione previste», si legge nel monitoraggio. Si raccomanda in particolare di rispettare il distanziamento fisico e l’uso corretto e appropriato delle mascherine e inoltre «di evitare quanto più possibile situazioni che possano favorire la trasmissione quali aggregazioni spontanee e programmate per evitare un ulteriore peggioramento che potrebbe richiedere restrizioni territorialmente diffuse».

Regioni e focolai

In 18 Regioni il valore dell’indice di trasmissibilità Rt è sopra l’1 e a livello nazionale l’indice di contagiosità Rt è di 1,17, calcolato sui casi sintomatici. Nella settimana considerata – 28 settembre-11 ottobre – è stato osservato un forte incremento dei casi che ha portato l’incidenza cumulativa a 75 per 100.000 abitanti, contro i 44,37 per 100.00 del periodo compreso fra il 21 settembre e il 4 ottobre. Peraltro, i focolai attivi in Italia nel periodo fra il 5 e l’11 ottobre sono 4.913, di cui 1.749 nuovi, in aumento per l’undicesima settimana consecutiva. «Sono stati riportati – si legge nel documento – focolai nella quasi totalità delle province (102/107)». Per la maggior parte (80,3%) i focolai continuano a verificarsi in ambito domiciliare. Si mantiene stabile la percentuale dei focolai rilevati nell’ambito di attività ricreative (4,2% contro il 4,1% la settimana precedente).

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Il commento di Giovanni Rezza, epidemiologo, Direttore Generale della Prevenzione presso il Ministero della Salute e dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità

L’appello dell’Iss

Una situazione preoccupante, per la quale servono decisioni tempestive. Per questo l’Iss invita le Regioni, in accordo col ministero della Salute, «a realizzare una rapida analisi del rischio, anche a livello sub-regionale, e a valutare il tempestivo innalzamento delle misure di contenimento e mitigazione nelle aree maggiormente affette».

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