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Coronavirus, si decide sul lockdown di Natale. L’ipotesi di una zona rossa nei festivi e prefestivi dal 24 dicembre al 3 gennaio

La stretta riguarderebbe dunque 24, 25, 26, 27, 31 dicembre e 1, 2 e 3 gennaio (compreso). Il vertice è rimandato a stasera alle 21
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In attesa di riprendere la riunione, aggiornata alle 21 di stasera, 16 dicembre, si vanno delineando due scenari all’interno del Governo sulle ulteriori misure anti-Covid da adottare nel periodo delle festività natalizie. Il più probabile prevede l’istituzione di una zona rossa per i giorni festivi e di una zona arancione per i pre-festivi: i giorni “rossi” sarebbero dunque 24, 25, 26, 27, 31 dicembre e 1, 2 e 3 gennaio (compreso). La seconda opzione parla invece di una probabile zona rossa nazionale dal 24 dicembre al 3 gennaio.

Nel corso dell’incontro di questa mattina con le Regioni, il ministro della Salute, Roberto Speranza, e quello degli Affari regionali, Francesco Boccia, si sono detti a favore di una zona rossa nazionale dal 24 dicembre al 7 gennaio. Ha chiesto una stretta anche Dario Franceschini, che su Twitter ha scritto: «È tempo di scelte rigorose: solo regole più restrittive durante le festività potranno evitare una terza ondata di contagi». Le posizioni in seno all’esecutivo, però, non sono del tutto allineate.

In corso dal primo pomeriggio la riunione tra Giuseppe Conte e i capidelegazione, a cui non partecipa Italia Viva a causa dell’assenza della ministra Teresa Bellanova, attualmente a Bruxelles. A quanto si apprende, Franceschini, Boccia e Speranza si stanno battendo per misure da “zona rossa”, mentre sarebbe più prudente la linea del premier, sostenuto dal M5s nel volere un intervento più limitato. Nel dettaglio, si sta discutendo se limitare le chiusure solo ai giorni festivi e pre-festivi e quali provvedimenti adottare per ristoranti e bar.

Secondo il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, si va verso la linea dura. Il governo, ha detto, «visto che tra il 24 dicembre e il 7 gennaio c’è un rallentamento sostanziale della vita e quindi c’è rischio di aggregazioni non necessarie, ha pensato di dare un’ulteriore botta alla curva dei contagi mandando in rosso il Paese. Hanno chiesto a noi governatori cosa ne pensavamo e siamo stati abbastanza contenti perché era l’unico modo per non rischiare dal 7 gennaio in poi una esplosione dei contagi».

Miozzo (Cts): «Siamo preoccupati»

In attesa della decisione, esprime preoccupazione per la situazione epidemiologica in vista del Natale il coordinatore del Comitato tecnico scientifico (Cts), Agostino Miozzo. «Siamo molto preoccupati per le prossime settimane natalizie perché sappiamo quali possono essere i potenziali rischi d’incontro e convivialità tra le famiglie», ha dichiarato a Mattino Cinque su Canale 5. «Abbiamo detto di evitare gli assembramenti, evitare momenti di rischio nei quali le persone si riuniscono, tolgono la mascherina e si bevono l’aperitivo, come capita quando vediamo assembramenti di giovani fuori dai locali di ristoro. Quelle sono situazioni di criticità. Se poi queste cose si traducono nel “chiudiamo totalmente” per un giorno, per due giorni, per quindici giorni, non decide il Cts ma qualcun altro».

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