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Coronavirus, superato lo stato di allerta sulle terapie intensive: occupato oltre il 40% dei posti letto disponibili

Oggi i pazienti in terapia intensiva hanno superato quota 3mila, mentre i posti letto in tutta Italia sono 7.596
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Terapie intensive e ospedali in affanno, mentre l’Italia supera il milione di casi. Agli appelli si affiancano i dati, che appaiono impietosi: all’11 novembre 2020, più del 40% dei letti di terapia intensiva attualmente presenti su tutto il territorio nazionale è occupato. E, se come sottolineato dalla Fondazione Gimbe, il numero di ricoverati in rianimazione è da luglio – più o meno stabilmente – circa lo 0,5% delle persone attualmente positive in tutto il Paese, quel dato potrebbe peggiorare sensibilmente: sacrificando – come di fatto già è – la risposta del sistema non solo ai casi gravi di Covid-19, ma anche a tutte le altre patologie.

ANSA/FILIPPO VENEZIA | L’unità di terapia intensiva all’ospedale ‘Papa Giovanni XXIII’ di Bergamo, 3 novembre 2020.

I numeri

Gli appelli al lockdown – parziale, totale, chirurgico, generalizzato – da parte del personale medico e infermieristico, ormai, non si contano già più. La seconda ondata di pandemia ha visto, per una prima lunga fase, tanti asintomatici e positivi con un’età media bassa: il dato però aumenta di settimana in settimana, e, per quanto gli asintomatici restino costantemente la stragrande maggioranza – come a marzo, più di marzo – pazienti anche giovani finiscono in ospedale e in rianimazione.

«Abbiamo raddoppiato i letti in terapia intensiva, immesso nei servizi sanitari oltre 36 mila tra medici e infermieri», rivendica in un’intervista oggi a La Stampa, il premier Giuseppe Conte. Il raddoppio, per il momento, è di natura ancora potenziale. Secondo i dati del ministero della Salute, infatti all’inizio dell’emergenza l’Italia disponeva di 5.179 posti letto in terapia intensiva. Quelli reali ad oggi sono 7.596: 2.417 in più. Il totale delle disponibilità di rianimazione attivabili arriva a quota 11.307, con l’eventuale utilizzo totale dei ventilatori ancora a disposizione del commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri: il 105% in più rispetto al livello pre-emergenziale.

Report di Invitalia con i dati al 5 novembre 2020 su dati del ministero della Salute

«Sulle terapie intensive siamo messi molto meglio di aprile», diceva Franco Locatelli il 24 ottobre scorso in un’intervista a il Fatto Quotidiano. «Quando si arriverà a una soglia del 30% di occupazione dei posti letto a disposizione salirà l’allerta, adesso siamo al 1015% e comunque l’attenzione è alta», spiegava allora il presidente del Consiglio superiore di sanità. Ecco, quella soglia – al dato di oggi, 11 novembre, con 3.081 italiani e italiane in rianimazione – sembra essere ampiamente superata: sono occupati oltre il 40,5% dei 7.596 posti letto disponibili in tutta Italia in rianimazione (secondo l’ultimo report pubblicato sul sito di Invitalia e risalente al 5 novembre per il punto settimanale sull’emergenza Covid del Commissario Straordinario).

Ovvero il 31,2% dei 9518 letti potenzialmente disponibili, e il 26,3% di quelli complessivamente attivabili. Se calcoliamo sulla base dei posti letto potenzialmente disponibili, sempre secondo l’ufficio del commissario straordinario (ovvero 9.518), la percentuale di occupazione ad oggi scende al 32%. Se, ancora, ripetiamo lo stesso calcolo invece per gli 11.307 letti complessivamente attivabili secondo i dati di Invitalia, il dato scende ancora, al 27%. In tutti e tre i casi, la soglia del 30% è se non raggiunta e superata, quantomeno a pochi passi.

E per dare un’idea della velocità di crescita, si pensi che al 5 novembre, data di pubblicazione dell’ultimo report di Invitalia, i pazienti ricoverati in TI risultano 2.391, ovvero il 31,5% del totale dei 7.596 posti letto in rianimazione attualmente presenti, il 25% dei potenzialmente disponibili, il 21% dei complessivamente attivabili.

Il futuro

«In tutto il Paese la crescita del contagio è molto forte, e in alcune regioni raggiunge anche i 1.000 casi per 100 mila abitanti», diceva ieri il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro in conferenza stampa presentando il monitoraggio dei dati della cabina di regia per il periodo dal 26 ottobre al 1° novembre: una fotografia che quindi a oggi rischia di essere già superata dai fatti. «Anche la curva di posti letto e terapie intensive sta crescendo rapidamente e si avvicina ai livelli critici. In alcune regioni sono già stati superati».

Report Cabina di Regia, 10 novembre 2020

Nel report della cabina di regia si sottolineano «forti criticità dei servizi territoriali e il raggiungimento attuale o imminente delle soglie critiche di occupazione dei servizi ospedalieri in tutte le Regioni». Con allerte, «molteplici», «relative alla resilienza dei servizi sanitari territoriali in 9 Regioni e province autonome» per un quadro che racconta il «raggiungimento attuale o imminente delle soglie critiche di occupazione dei servizi ospedalieri» in tutta Italia.

Trasparenza

Le stime effettuate sopra sono, appunto, solo stime: i dati aggregati restano non pienamente leggibili, le stesse modalità di raccolta non sono le stesse tra regioni, e mancano modelli replicabili dalla ricerca proprio per la frammentazione dei numeri e del quadro a disposizione. Come sono composti quei flussi di numeri indicati come pazienti di terapia intensiva? Tra le tante polemiche che si sono susseguite in nove mesi dall’inizio dell’emergenza sanitaria, ce n’è una che non sembra avere ricevuto da parte delle istituzioni ancora adeguata risposta: quella sulla trasparenza dei dati, che ora vede la società civile scendere in campo. Lo va ripetendo da tempo Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ma anche il presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei Giorgio Parisi.

In questa direzione sembra andare allora la collaborazione, lanciata proprio oggi dall’Iss e l’Accademia dei Lincei per lo sviluppo di modelli che analizzino l’andamento dell’epidemia e l’impatto sul sistema sanitario nazionale. «Stiamo in una situazione in cui non sappiamo ancora con certezza quali siano i canali più rilevanti per la diffusione del virus», spiega Parisi. L’accordo durerà un anno e prevede che i due enti collaborino «nelle stime del tempo di generazione dell’epidemia e del numero di riproduzione (Rt), nonché con la produzione di modelli di trasmissione» per valutare l’impatto di Covid-19 sul sistema sanitario nazionale.

In copertina ANSA/FILIPPO VENEZIA | L’unità di terapia intensiva all’ospedale ‘Papa Giovanni XXIII’ di Bergamo, 3 novembre 2020.

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