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Coronavirus, tutti i punti da chiarire nel piano vaccini del ministro Speranza

Il titolare del ministero della Salute ha assicurato che il cuore della campagna vaccinale avverrà tra la primavera e l’estate. Sanofi dice però che consegnerà i suoi lotti a giugno. E anche le altre commesse non sono certe
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È un vaccino «gratuito e non obbligatorio» quello annunciato dal ministro della Salute Roberto Speranza al Senato. Dopo aver rassicurato sul calo della curva epidemica e, al tempo stesso, aver invitato alla massima precauzione durante il periodo natalizio che ci attende, il ministro ha affrontato anche il tema caldo del piano vaccinale. Comincerà a gennaio e avrà come obiettivo quello di raggiungere l’immunità di gregge. Il piano è pronto e lo scenario ideale è stato già configurato: il cuore della campagna vaccinale sarà tra la prossima primavera e l’estate, con la massima priorità riconosciuta ad operatori sanitari e anziani. Un programma che allineerebbe l’Italia con la tabella di marcia annunciata negli ultimi giorni anche da altri Paesi europei, primo fra tutti la Francia. Un piano su cui Speranza sembra fare affidamento ma che attualmente vede alcuni punti ancora in dubbio circa la sua realizzazione. Abbiamo provato a metterli in fila.

La disponibilità delle dosi

Sono sei i contratti che l’Italia ha concluso con le aziende produttrici dei candidati vaccini in fase di sperimentazione più avanzata. Per ognuna di queste si conoscono il numero specifico di dosi che spetterebbe al Paese: 

Per un totale di 202,573 milioni di dosi a disposizione. È importante chiarire, però, che i numeri contrattati e diffusi sono al momento subordinati ai processi autorizzativi non ancora completati. Dunque il totale delle dosi di cui si parla nel piano sarà in stretta correlazione alle fondamentali decisioni degli enti regolatori. L’Fda per gli Stati Uniti e l’Ema per l’Europa avranno cioè l’ultima parola sull’efficacia e la sicurezza delle formule candidate e quindi di conseguenza sulla loro diffusione. Al momento il piano autorizzativo non è giunto ancora al termine per nessuno dei sei contratti firmati. L’unico via libera è stato raggiunto nelle ultime ore da Pfizer per il Regno Unito, guidato da un ente regolatore (l’Mhra) che dopo la Brexit ha acquisito piena autonomia decisionale. 

I tempi

L’obiettivo dichiarato dal Piano vaccinale del governo è quello di garantire la prima somministrazione del vaccino Pfizer a circa 1,7 milioni di persone tra operatori sanitari e pazienti delle Rsa nel periodo che va dal 23 al 26 gennaio. Ma a quel punto la campagna vaccinale subirà un arresto per aspettare altre forniture di dosi soltanto in primavera. Alcuni esperti non escludono il pericolo di una falsa partenza che vedrebbe forse assicurata l’inoculazione ai 3,4 milioni di soggetti fragili iniziali ma che metterebbe a rischio la stabilità del sistema quando ad essere inoculate a marzo dovranno essere 23 milioni di persone.

Una fonte di Sanofi ha confermato a Open che nel caso del loro specifico lotto, la fornitura arriverà non prima di giugno. Così anche per le previsioni di Johnson&Johnson e CureVac, che guardano alla seconda metà del 2021 come possibile periodo di diffusione. Non andrà meglio per Astrazeneca, la cui sperimentazione attualmente si trova nettamente indietro a tutte le altre. Per tutti i dubbi e le tempistiche ancora da accertare lo stop di gennaio potrebbe trasformarsi quindi in una falsa partenza, senza considerare le criticità provenienti dalla complessa logistica di distribuzione e conservazione per un così alto numero di fiale.

La corsa ai freezer

La somministrazione Pfizer di gennaio ai primi 3,4 milioni di soggetti fragili in tutto il Paese comporterà un impegno non indifferente anche in termini di conservazione. La formula in arrivo avrà bisogno di rimanere custodita in un ambiente a -75° di temperatura al fine di non perdere la propria efficacia. La stessa Pfizer si impegnerà a consegnare le dosi in contenitori speciali capaci di conservare il vaccino per diversi giorni a temperature molto fredde. Il punto è che il compito passerà poi alle strutture del nostro Paese scelte come punti di distribuzione.

Le fiale potranno essere conservate nei normali frigo massimo per una settimana ragione per cui, per la prima fase, è stato necessario l’acquisto di 120 freezer speciali. E dopo lo stop? Da febbraio a marzo si dovrà essere in grado di reperire altre centinaia di congelatori specifici che dovranno soddisfare la quantità molto più alta di punti di vaccinazione distribuiti sul territorio nazionale. Il Piano ne prevede 2.000, in un rapporto di 1 ogni 30mila abitanti.

A quel punto non saranno solo gli ospedali ad aver bisogno di freezer a temperatura polare, ma anche Asl, medici di famiglia, drive-in, pediatri. Lo stretto rapporto tra modalità di distribuzione e tempistiche è presto spiegato anche da questo aspetto. Per ovviare alla possibile mancanza di congelatori si potrà arrivare a un sistema di diffusione più graduale con dosi fornite in base al numero dei vaccini che nella pratica saremo effettivamente in grado di somministrare. Una campagna che diventerebbe a quel punto molto più lunga e complessa del previsto.

Siringhe e diluenti salini: forniture in attesa

Altro punto centrale affinché il Piano del governo possa funzionare è quella della strumentazione, laterale, ma altrettanto fondamentale, necessaria alla somministrazione del vaccino Anti Covid. Il 24 novembre 2020 il commissario Domenico Arcuri ha avviato il primo bando per l’acquisto di oltre 100 milioni di siringhe. Le aziende che vorranno candidarsi avranno 15 giorni per poterlo fare. Il sistema è dunque in attesa anche di questa ulteriore fornitura, allo stesso modo fondamentale per garantire una campagna vaccinale sicura. Il commissario Arcuri ha anche bandito la procedura per l’acquisto di oltre 5 milioni di diluente salino, necessario alla somministrazione di alcune tipologie di vaccino. Importante sarà avere chiarezza sulle procedure di acquisto e di fornitura. Un tema inevitabilmente ancora caldo, considerate le polemiche e le accuse di poca trasparenza sulla gestione di mascherine, camici e ventilatori durante la non meno difficile prima ondata. 

Nessun obbligo, più rischi?

Sull’efficacia del piano vaccinale non può mancare il dibattito sull’obbligatorietà della somministrazione. Dopo non poche polemiche e opinioni contrastanti arrivate sull’argomento da scienziati e politici, il governo ha scelto per la linea “morbida”  del non obbligo. Una campagna che verrà dunque condotta nella speranza di persuadere più persone possibili alla vaccinazione e che lascerà spazio decisionale alla sensibilità e responsabilità di ognuno. Il punto del rischio di un mancato raggiungimento dell’obiettivo però sembra non scomparire. Quanta popolazione sceglierà di vaccinarsi? Basterà per arrivare all’immunità di gregge a cui punta il Piano del governo? Le risposte devono ancora attendere.

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