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Coronavirus, ultime notizie – In Italia 329 casi e 43 decessi nelle ultime 24 ore. In Lombardia ancora alti i contagi. Sala al Governo sulla scuola: «No inizio lezioni a fine settembre»

In Italia i pazienti ancora positivi al virus sono 23.925. Ci sono 20.649 persone in isolamento domiciliare. Il direttore della rivista medica Lancet: «In Italia lockdown anticipato di una o due settimane può significare fino al 50% di vittime in meno». A Milano gli infermieri chiamati per Ospedale Fiera hanno 48 ore per lasciare i loro alloggi
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Ultimi bollettini:

Il direttore di Lancet: «L’Italia doveva chiudere prima»

ANSA/SARA FERRARI | Bologna durante il lockdown

Da 25 anni Richard Horton è il direttore di Lancet, la rivista scientifica su cui negli ultimi mesi sono stati pubblicati alcuni degli studi più importanti sul Coronavirus. In un’intervista rilasciata a la Repubblica spiega che l’Italia avrebbe dovuto chiudere prima per evitare tutte di far impennare la curva delle vittime:

«Questo è un virus con contagi esposonenziali. Un lockdown anticipato di una o due settimane può significare fino al 50% di vittime in meno». Horton ha pubblicato da poco un libro su questa pandemia: The Covid-19 catastrophe.

Gentiloni sul Recovery Fund: «Forse a luglio»

EPA/KENZO TRIBOUILLARD / POOL | Paolo Gentiloni

Secondo il commissario europeo per l’Economia Paolo Gentiloni la possibilità di portare a casa il Recovery Fund c’è, anche se non nell’immediato: «Credo che ce la faremo, ma forse non domani. Domani credo che sarà una tappa intermedia per avvicinare le posizioni e capire meglio fra capi di Stato e governo le differenze che sono sempre sul tavolo. Non voglio immaginare la possibilità di un fallimento». Un intesa potrà arrivare quindi nelle prossime settimane: «Probabilmente a luglio».

Il sindaco Beppe Sala: «Sulla scuola servono certezze. A Milano ha un ruolo essenziale per il welfare»

ANSA/MATTEO CORNER | Il sindaco di Milano Beppe Sala

Il sindaco di Milano Beppe Sala ha rilasciato un’intervista sul Corriere della Sera in cui parla della scuola, e attacca la ministra Lucia Azzolina: «Per guidare macchine complesse ci vogliono persone esperte». La richiesta al Governo è quella di avere una data certa per la riapertura delle scuole:

«Non ci provino neanche ad aprire la scuola dopo le lezioni. Capisco che la mia regione è un territorio particolarmente funestato dalla pandemia, però qualcuno mi dovrebbe spiegare perchè in Francia aprono il 22 giugno per i ragazzi fino a 15 anni e una serie di regioni italiane, praticamente non toccate dalla pandemia, non riaprono».

Milano, emergenza finita: infermieri dell’Ospedale Fiera devono pagarsi l’hotel

OPEN | I letti dell’Ospedale di Fiera Milano

Check out in 48 ore. È la richiesta di regione Lombardia per tutti gli infermieri e gli operatori sanitari che erano stati arruolati per l’ospedale di Fiera Milano. Il loro contratto prevedeva anche la possibilità di risiedere in diversi hotel del territorio fino alla fine dell’emergenza, fissata per il 31 luglio. Erano arrivati anche da fuori regione per rispondere alla chiamata. Ora la richiesta: l’ospedale non è più in attività, l’emergenza sta passando e in 48 ore devono fare il check out e uscire dall’hotel.

Il sindaco Gori su Bergamo: «È la città più colpita al mondo»

ANSA / Ufficio Stampa Giorgio Gori | Giorgio Gori

«In proporzione Bergamo e la sua provincia sono la zona più colpita al mondo dal Coronavirus». Così il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, durante War Room, il format web di Enrico Cisnetto. «A parte il Brasile di cui non conosciamo bene il numero delle vittime – dice Gori – le cifre dei decessi di Bergamo sono tristi ed evidenti, anche se purtroppo la Lombardia è reticente a dare i numeri in modo trasparente». Dal primo di marzo, si arriva a quota 670 a Bergamo e a circa 6000 nella provincia. «In proporzione non c’è città così colpita in tutto il mondo. Sarebbero come 45.000 morti a New York e 65.000 a Wuhan».

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Ivrea, la procura apre cinque fascicoli per le morti nelle Rsa

ANSA/FABRIZIO CASSINELLI | L’ingresso di una Rsa

La procura di Ivrea, in Piemonte, ha aperto cinque fascicoli per omicidio colposo in relazione a decessi causati dal Covid-19 nel Canavese. Le inchieste, che riguardano la morte di 5 persone ospiti in Rsa della zona, sono partite da altrettante famiglie che hanno presentato un esposto in procura. Al momento non ci sono indagati.

Rapporto Iss sulle Rsa, l’11% delle strutture ha dichiarato di non avere medici in attività

EPA/DAVID CROSLING | Ricercatrice al lavoro

L’Iss ha pubblicato il report finale sul contagio Covid-19 nelle strutture residenziali e sociosanitarie (Rsa). L’indagine è stata condotta su un campione di 1356 strutture, pari al 41,3% di quelle contattate, che hanno riportato dati riferiti al periodo dal 1° febbraio al 30 aprile 2020. Per ogni struttura analizzata, durante l’emergenza erano presenti 2,5 medici, 8,5 infermieri e 31,7 Oss (operatori socio-sanitari). Circa l’11% delle strutture ha dichiarato di non avere medici in attività nella struttura fra le figure professionali coinvolte nell’assistenza. La media dei posti letto disponibili è di 74,8 per struttura, con un range da 8 a 667 posti letto.

Rapporto Iss sulle RsaIl report

«Nel totale dei 9.154 soggetti deceduti, 680 erano risultati positivi al tampone e 3.092 avevano presentato sintomi simil-influenzali», si legge nella prefazione del rapporto. In sintesi, «il 7,4% del totale dei decessi ha interessato residenti con riscontro di infezione da SARS-CoV-2 e il 33,8% ha interessato residenti con manifestazioni simil-influenzali a cui però non è stato effettuato il tampone. Il picco dei decessi è stato riscontrato nel periodo 16-31 marzo».

Gallera: «Avevamo chiesto la zona rossa per 22 comuni»

ANSA/MATTEO CORNER | L’assessore al Welfare Giulio Gallera

«Stupiscono le affermazioni di questi giorni, in base alle quali Regione Lombardia avrebbe omesso di chiedere al Governo, in data 23 febbraio, una zona rossa più ampia nel Lodigiano, estesa ad un’area del cremonese, a fronte dei casi di positività al Covid-19 riscontrati in quei giorni. In realtà è accaduto il contrario. Il presidente Fontana, in conferenza con la Presidenza del Consiglio, aveva proposto una cintura di sicurezza di 22 Comuni attorno a Codogno e Castiglione d’Adda. Il Governo ne accoglieva 10». A parlare, in una nota, è l’assessore al Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera.

Secondo l’assessore, dunque, gli esperti della Regione «avevano disegnato su una mappa una cintura di sicurezza sanitaria che comprendeva 22 comuni. Fra questi, non era presente la città di Lodi, dove in quella data si riscontrava un unico caso positivo. La lista veniva comunicata immediatamente al Governo. Poco dopo, la risposta del governo evidenziava l’impossibilità di accogliere la richiesta della Lombardia nella sua totalità perché il blocco di un’area così vasta avrebbe comportato l’impiego di un numero troppo elevato di operatori delle forze dell’ordine».

«Si procedeva – conclude la nota – con la definizione della zona rossa di 10 comuni in stretto coordinamento con il Governo, la Prefettura, la Protezione Civile e le amministrazioni locali. Nessuna polemica, su questo caso, è stata mai sollevata dalla Regione Lombardia. Proprio a fronte di questo, le accuse emerse e formulate in questi giorni appaiono false, fuorvianti e gratuite».

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