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Coronavirus, ultime notizie – In tutto il mondo superati i 13 milioni di contagi. In Europa si studia un piano per distribuire il vaccino in inverno

Nella giornata di ieri in Italia si sono contati 169 contagi. La preoccupazione ora arriva da altre regioni dell’Europa, come i Balcani, dove il virus ha ripreso forza. Intanto la partita sul Recovery Fund è arrivata alle battute finali
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Oltre 13 milioni di casi. La conferma è arrivata nelle ultime ore. Secondo i dati della Johns Hopkins University, in tutto il mondo sono 13.103.290 le persone che sono state infettate dal Covid-19. A guidare la lista dei Paesi più colpiti rimangono gli Stati Uniti, dove si contano 3.363.056 contagi e 135.605 vittime. Appena dopo c’è il Brasile con 1.884.967 casi e 72.833, terza l’India con 906.752 casi e 23.727 vittime.

UNIONE EUROPEA

vaccino

Una corsia più veloce per arrivare prima con il vaccino

Se si dovessero seguire i tempi regolamentari, bisognerebbe aspettare la primavera del 2021 per ottenere un vaccino per il Covid-19. Otto mesi. Con in mezzo un inverno in cui il virus potrebbe tornare nella temuta seconda ondata oppure confondersi con le influenze di stagione.

È per questo che l’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, sta puntando a concedere un’autorizzazione speciale che consentirebbe di ridurre i tempi del vaccino. Per vedere i primi risultati a questo punto bisognerebbe aspettare solo la fine dell’anno.

L’altro grosso nodo da affrontare è la responsabilità in caso di effetti collaterali. Al momento sotto l’attenzione dell’Unione europea ci sono tre vaccini: quello di AstraZeneca e dell’Università di Oxford, quello della francese Sanofi e quello della statunitense Johnson&Johnson. Nonostante il vaccino di Oxford stia dando buoni risultati, il rischio che abbia degli effetti collaterali esiste. In questo caso di chi sarebbe la responsabilità?

Al momento sarebbe allo studio un piano su step diversi: in una prima fase della sperimentazione la responsabilità ricadrebbe interamente sugli Stati, poi sarebbe divisa al 50% con le aziende e solo alla fine, in un’ultima fase, ricadrebbe interamente sulle aziende che produrranno il farmaco.

ITALIA

ANSA / FILIPPO ATTILI / CHIGI PALACE PRESS OFFICE | Giuseppe Conte

Recovery Fund sì o Recovery Fund no? La partita è (secondo Conte) 23 contro 4

Nella giornata di ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha incontrato Angela Merkel. Il tema sul tavolo non era difficile da intuire: Recovery Fund, il fondo che dovrebbe permette all’Unione europea di ripartire dopo la crisi economica nata dal Coronavirus.

La frase più chiara che è trapelata da questo incontro è che l’Italia dovrà «rinunciare a qualcosa». Per incassare l’ok dei Paesi ormai definiti «frugali» sarà necessario che il governo rinunci a qualcuno dei miliardi in gioco.

Ma quanti sono i Paesi che sostengono questa proposta? Secondo le parole di Conte la situazione nell’Unione europea sarebbe delineata: 23 Paesi sarebbero a favore del fondo e di tutto il piano per garantire una ripartenza.

Ad avanzare qualche obiezione sarebbero invece 4 Paesi: Olanda, Svezia, Austria e Danimarca. Su questa divisione la soluzione di Conte è netta: «Se ci riduciamo a cercare un accordo tra tutti i 27 finiremo per avere perso tempo con un compromesso al ribasso, facendo una figuraccia».

BALCANI

EPA/FEHIM DEMIR | Un pacco di rifornimenti per un ospedale di Sarajevo, Bosnia Erzegovina

Il governatore Zaia: «Il ceppo serbo è più violento di quello italiano»

«Ho fatto sequenziare il virus dei 4 positivi arrivati dalla Serbia, ha una virulenza maggiore». Con queste parole il governatore del Veneto Luca Zaia ha chiarito quanto sia viva l’attenzione verso i Balcani, la regione dell’Europa in cui sembra che il Coronavirus abbia riacquistato vigore.

Uno su tutti il caso della Croazia. A maggio sembrava che l’epidemia fosse un ricordo del passato. Poi il ritorno dei contagi. Ora, come scrive la Repubblica, ci sono 3.722 casi di contagio su una popolazione attorno ai 4 milioni di abitanti.

Certo, c’è l’opzione black list, l’elenco dei Paesi da cui non possono arrivare voli in Italia. Eppure i Balcani fanno parte dell’area Schengen ed escluderli potrebbe creare problemi con tutta l’Unione europea. L’unica strada, a questo punto, sarebbe quella di rivedere i parametri che definiscono questa lista e renderli ancora più stringenti.

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