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Coronavirus, ultime notizie – Italia ancora ultima in Europa nello smartworking. Usa, lo studio di Science: «Le scuole vanno riaperte. I bambini non si infettano facilmente»

Una nuova ricerca condotta dalla rivista americana rivela come – a dispetto delle preoccupazioni dei vari Paesi – i bambini possono tornare a scuola. Mentre dalla Cina la scienziata Shi Zhengli del laboratorio di Wuhan chiede a Trump di scusarsi per le affermazioni sull’origine del virus
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Johns Hopkins University | Mappa Covid-19

Secondo i dati della Johns Hopkins University non frena l’aumento dei contagi negli Stati Uniti che con 4.234.020 casi continuano a essere il Paese più colpito dall’emergenza Covid-19. Il bilancio delle vittime è invece salito a 146 mila. Segue il Brasile con 2.419.091 casi e l’India con 1.435.616. Il totale dei decessi è rispettivamente di 87.004 e 32.771.

USA

ANSA / MATTEO CORNER

Lo studio di Science: «Le scuole si possono riaprire. Bambini si contagiano raramente»

«Continuare a tenere chiuse le scuola lascerebbe segni indelebili a un’intera generazione». A lanciare l’appello sono 1.500 membri del Royal College of Paediatrics and Child Health (RCPCH). La lettera – ripresa dal professor Giuseppe Remuzzi sul Corriere della Sera – invita a i Paesi a considerare la riapertura delle scuole.

Uno studio di Science ha analizzato cosa è successo in Paesi come il Sud Africa, Finlandia e Israele. Dalla ricerca è emerso che i «bambini più piccoli raramente contraggono l’infezione e si contagiano l’un l’altro ed è ancora più raro che si portino il virus a casa al punto da infettare i familiari», scrive Remuzzi.

I ragazzi delle scuole superiori invece hanno anticorpi, mentre gli insegnanti e membri dello staff hanno anticorpi 4 e 4 volte su 10. Per tornare a scuola le classi non vanno sovraffollate e per chi ha meno di 12 anni non c’è bisogno del distanziamento. Per gli studenti più grandi è consigliato il distanziamento.

CINA

AFP/ JOHANNES EISELE | Shi Zhengli, Wuhan

La “scienziata dei pipistrelli”: «Il virus non è uscito dal nostro istituto. Ora Trump si scusi»

«Le affermazioni del presidente Trump che il Sars-Cov2 è uscito dal nostro istituto contraddicono totalmente i fatti, danneggiano il nostro lavoro accademico e la nostra vita personale. il Presidente ci deve le sue scuse». Così la “scienziata dei pipistrelli”, la dottoressa Shi Zhengli, respinge le dichiarazioni del presidente che nelle prime fasi della pandemia aveva accusato un laboratorio di Wuhan di aver fatto sfuggire il virus.

Shi – famosa per occuparsi dello studio di pipistrelli – ha commentato alla rivista Science le affermazioni del Tycoon. Secondo Shi – per quanto riguarda l’origine del virus – è molto difficile che sia passato direttamente dai pipistrelli all’uomo e crede quindi nella teoria dello «scenario dell’animale intermedio». Inoltre, dice Shi «non credo che il passaggio sia avvenuto a Wuhan».

ITALIA

Durante il lockdown è cresciuto lo smartowrking, ma l’Italia è ancora ultima in Europa

È stato uno dei temi caldi della pandemia. Lavorare sì, ma da casa. Il lockdown ha imposto una trasformazione – tanto attesa – delle modalità di lavoro degli italiani. E così nel mese di marzo, se l’incidenza dei lavoratori in smart working era del 12,6%, in aprile è salita al 18,5. A rivelarlo è l’Istat.

Ma l’Italia rimane comunque il fanalino di coda dell’Europa per quanto riguarda lo smart working. Il lavoro da casa – secondo il rapporto Istat – coinvolge ancora solo la metà dei potenziali lavoratori. Come scrive la Repubblica, il lavoro in Italia è già di per se rigido vista la difficoltà per prendersi anche un semplice permesso se dipendente, o ritagliarsi spazi personali se autonomi.

A essere maggiormente penalizzati continuano a essere le donne, i residente del Mezzogiorno e coloro assunti con un contratto a tempo determinato. Inoltre – rileva sempre la Repubblica – «Precari e lavoratori poco istruiti sono anche tra le categorie che più difficilmente» hanno avuto accesso allo smart working durante la pandemia.

In paragone con la media europea c’è un altro dato che risulta rilevante. Eurostat evidenzia come il 39% degli italiani abbiano competenze informatiche basse o non ne abbiano alcuna rispetto all’uso di internet, facendola collocare secondo l’indice Desi ultima in Europa.

Foto in copertina: Unsplash

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