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«La pubblicità libera in tema di preservativi ci aiuterà a contrastare Hiv e altre malattie» – L’idea di Durex

Da qualche giorno non serve più l’autorizzazione del ministero per pubblicizzare la contraccezione. Secondo un’analisi dell’azienda sul periodo pre-covid, solo un giovane su due 2 usa regolarmente il profilattico
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A partire dal 17 novembre non è più obbligatorio per le aziende di contraccettivi ottenere il via libero del ministero della Salute per realizzare messaggi pubblicitari. La norma, in vigore del 24 febbraio 1997, ha condizionato per molti anni all’approvazione del ministero la diffusione di contenuti pubblicitari legati ai profilattici e prodotti simili. Un cambio di passo che Durex, l’azienda leader al mondo nel mercato del benessere sessuale, ha accolto con entusiasmo visto che ora potrà «comunicare in modo veloce e con un linguaggio nel quale le persone possano riconoscersi», commenta Laura Savarese, Direttore Regulatory & Medical Affairs per il Sud Europa dell’azienda.

Il punto non è solo il marketing, dice la manager che spiega di voler puntare anche su una comunicazione più chiara in tema di prevenzione da malattie gravissime, Aids incluso: «Crediamo – aggiunge – che una promozione del preservativo più esplicita e funzionale ai bisogni, soprattutto dei più giovani, aiuti a diffondere efficacemente la cultura della prevenzione in ambito sessuale e, di conseguenza, a salvare delle vite».

Una considerazione rilevante soprattutto in Italia, dove l’attenzione sul tema dell’educazione sessuale e, in generale, sulle infezioni sessualmente trasmissibili negli ultimi anni è diminuita. Secondo le analisi che la stessa Durex fa periodicamente, tra i più giovani, ovvero nella fascia d’età che va dai 15 ai 24 anni, c’è stato un graduale aumento del numero di malattie contratte anche a causa di scarsa consapevolezza del rischio delle infezioni sessualmente trasmissibili.

L’approvazione del decreto aiuterà quindi Durex, e le altre aziende che si occupano di contraccettivi, a produrre pubblicità con un linguaggio più accessibile e aiutare così nel contrasto e nella prevenzione dall’Hiv e altre malattie, incentivando l’utilizzo del preservativo e favorendo l’adozione di nuove abitudini sessuali più consapevoli. Da una recente ricerca condotta in Italia da Durex nel periodo pre-Covid, su 500 persone tra i 16 e i 55 anni solo una su due è solita usare il preservativo. Un dato che l’azienda ha definito «allarmante», in quanto il preservativo è l’unico contraccettivo in grado «di combattere efficacemente la diffusione di malattie a trasmissione sessuale.

Uno dei nemici più grandi è ancora oggi la vergogna, infatti più della metà degli intervistati dice di sentirsi in imbarazzo a comprare i preservativi in farmacia». Per questo, una pubblicità più libera e un’informazione più efficace, dicono, permetterebbero di veicolare un messaggio che aiuti a superare la vergogna e incoraggiare anche il cambiamento culturale.

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