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L’impatto del Coronavirus sul mondo del lavoro: l’Italia è il terzo Paese più colpito in Europa. E i giovani sono più a rischio

L’Eurostat ha stilato il primo report sugli effetti della pandemia su riduzione del lavoro e reddito. Le conseguenze più gravi in Spagna e Irlanda
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Impatto sul lavoro e impatto sul reddito. L’Eurostat ha stilato il primo report sugli effetti del Coronavirus sulla riduzione del lavoro e, di conseguenza, sulla percezione del reddito nei vari Paesi e tra le varie categorie. Secondo l’analisi, il rischio di subire perdite sul reddito e di trovarsi in profonda povertà varia a seconda dei Paesi, delle fasce di età e dei settori economici.

A preoccupare di più in questa fase sono due elementi: da una parte il grande numero di lavoratori che ha perso il posto, dall’altra la riduzione dell’orario di lavoro di chi è rimasto occupato. Proprio quest’ultima condizione – derivante dalla messa in cassa integrazione o dal passaggio a un regime lavorativo ridotto – ha avuto importanti ripercussioni sul reddito. Secondo l’Eurostat si parla di milioni di lavoratori coinvolti, ma le categorie più soggette all’impoverimento sono state quelle del settore degli alloggi e della ristorazione.

Eurostat

Parallelamente, c’è stata una parte consistente di persone che – nonostante gli stop (temporanei) ai licenziamenti – sono andate e vanno ancora incontro al rischio concreto di perdere il lavoro. In cima a alla classifica dei più vulnerabili ci sono i lavoratori a tempo determinato (i primi che verrebbero tagliati), i giovani dai 16 ai 24 anni e gli occupati poco qualificati.

Eurostat | La differenza tra Paese e Paese

Non solo: secondo l’Istituto europeo di statistica, i lavoratori a basso reddito hanno avuto maggiori probabilità di essere licenziati temporaneamente o di perdere il lavoro in via definitiva. I Paesi più colpiti da questo punto di vista sono Spagna, Irlanda, Austria e Italia. In generale, il nostro Paese è terzo in Ue per rischio di perdere il lavoro. «Gli effetti sull’occupazione della Covid-19 tendono a ricadere maggiormente sulle categorie di lavoratori più vulnerabili», si legge nel report.

Immagine di copertina: MAURIZIO BRAMBATTI/ANSA

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