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Coronavirus. Il volontario deceduto in Brasile non aveva ricevuto il vaccino, ma fate attenzione!

In molti si sono lanciati a capofitto senza tenere conto di come funziona la sperimentazione, ma ci sono tante cose da spiegare
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Da ieri non si parla d’altro, leggendo diversi titoli di giornale sarebbe morto un volontario del vaccino contro la Covid19 di Oxford/AstraZeneca durante la sperimentazione. I NoVax esultano, così come i vari disinformatori e terroristi della pseudomedicina che sfruttano il decesso di una persona per proseguire la propaganda contro il vaccino stesso. I media non hanno aiutato, ma vediamo di spiegare che cosa è successo e perché sbagliano.

Bisogna fare una doverosa premessa, tornando a spiegare nuovamente, anche se pare dover raccontare per l’ennesima volta l’ovvio, come funziona la sperimentazione e perché viene fatta. Abbiamo già riscontrato alcuni casi di reazioni negative durante i test in corso, qualche volontario si era o sentito male o aveva riscontrato qualche problema, tale da indurre uno stop temporaneo alla sperimentazione, ma non c’era nulla da preoccuparsi per due motivi: potrebbero essere degli eventi casuali non riconducibili al vaccino, o un problema da risolvere con l’obiettivo di fornire un prodotto sicuro per tutti.

Molti sono i medicinali che oggi utilizzate con leggerezza, consci che non possono farvi esplodere la testa o mandarvi in terapia intensiva se prendete un’aspirina. Ecco, agli inizi del secolo scorso non si conoscevano le dosi corrette del principio attivo del farmaco, molti si sentivano male e la Germania era stata accusata dai complottisti dell’epoca di voler uccidere le altre popolazioni, dando loro false speranze. L’errore riguardava la mancanza di una seria sperimentazione, un po’ come quella fatta in Inghilterra per il Theralizumab testato su esseri umani riscontrando reazioni pericolose sui volontari. Ecco perché non bisogna correre e perché certi episodi devono essere considerati positivi, al fine di non causare un danno incalcolabile.

La nota della National Health Surveillance Agency (Anvisa) sulla morte del volontario.

Detto questo, per il caso del volontario brasiliano non riscontriamo uno stop precauzionale della sperimentazione, contrariamente a quanto accaduto nel recente passato per riscontri più lievi rispetto a un decesso. Globo, una delle principali testate giornalistiche brasiliane, riporta che il decesso di João Pedro Feitosa è stato confermato il 21 ottobre 2020 – dopo che le autorità brasiliane e la National Health Surveillance Agency (Anvisa) ne erano venute a conoscenza lunedì 19 – e che partecipava effettivamente alla sperimentazione del vaccino di Oxford e AstraZeneca, ma avrebbe ricevuto il placebo. Dello stesso avviso è stato anche Bloomberg, che riporta un’informazione data da una persona che vuole mantenere l’anonimato, visto che tale informazione non è pubblica.

Perché non è un’informazione pubblica? Per il semplice motivo che AstraZeneca e Oxford rivendicano le clausole di riservatezza, ma questo non vuol dire che nascondano qualcosa. I volontari sono persone, non mere cavie. Ciò che viene ribadito è che non sono stati riscontrati problemi di sicurezza per il vaccino sperimentale e i test possono proseguire, anche a seguito di una valutazione fatta da un comitato indipendente.

Il saluto su Facebook del Centro Academico Carlos Chagas

João Pedro Feitosa, il giovane medico ventottenne brasiliano, è deceduto il 15 ottobre 2020 a causa delle complicanze dovute alla Covid-19 contratta durante il servizio in prima linea, come riferito dalla sua stessa Università. Qualcuno potrebbe pensare gli fosse stato somministrato il vaccino quindi si sarebbe ammalato, ma non è così che funziona! Il vaccino di Oxford non contiene un Sars-Cov-2 attenuato, infatti utilizza un frammenti del genoma virale per ottenere una risposta del Sistema immunitario. Ecco perché non può scatenare la Covid-19.

Open.online is working with the CoronaVirusFacts/DatosCoronaVirus Alliance, a coalition of more than 100 fact-checkers who are fighting misinformation related to the COVID-19 pandemic. Learn more about the alliance here (in English).

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