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A Roma l’addio alle mascherine preoccupa i ristoratori: «Rischiamo di richiudere: da giorni la gente se ne frega delle regole» – Il video

I titolari dei locali sono scettici: «Sono settimane che la gente non porta più le mascherine quando è per strada. Più clienti significa anche più rischio»
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Quel “libera tutti” di cui tanto si vocifera è alle porte. Dal 28 giugno la mascherina, utilizzata da oltre un anno come misura per contrastare la pandemia da Coronavirus, cesserà di essere un obbligo nei luoghi all’aperto, salvo nel caso in cui non si possa evitare una situazione di assembramento. Una novità che inquieta, e non poco, i titolari dei locali della cosiddetta movida di Trastevere, a Roma. Il quartiere, solo pochi giorni fa, è stato teatro di feste non autorizzate per strada e risse: episodi che alimentano un certo scetticismo tra chi manda avanti un’attività e deve fare i conti con la paura di dover richiudere i battenti nel caso in cui ci fosse una nuova impennata dei contagi. «Sono settimane che la gente non porta più le mascherine quando è per strada», racconta Francesco, responsabile di uno dei locali nella centralissima piazza Trilussa. «Da quando hanno portato il coprifuoco a mezzanotte la gente se ne frega». Per Stefan, che ha ereditato il locale – fondato negli anni ’30 – dalla famiglia, «il cameriere è diventato il sostituto del vigile. Nel suo caso, per questioni economiche, non ci saranno buttafuori né servizio d’ordine di alcun genere, «ma faremo di tutto per far sì che la situazione non degeneri. Anche perché se ci fanno richiudere si mette male. Il buon senso? Mi spiace dirlo, quello manca». Per Giovanni, la domanda da farsi è una, semplice: «Dobbiamo chiederci: preferiamo fatturare il 2% in più ora violando le regole o preferiamo restare aperti e ripartire davvero?».

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