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Coronavirus Milano - Cronaca

Accoglienza in hotel, Carmen Moretti: «Sicurezza e ambiente familiare, così si sconfigge la paura del virus»

La proprietaria del resort «L’Albereta»: «Un albergo deve essere una seconda casa, un luogo dove sentirsi protetti, sicuri e poter ritrovare il benessere psico-fisico» …

Familiare e personalizzato. «Un albergo deve essere una seconda casa, un luogo dove sentirsi protetti, sicuri e poter ritrovare il benessere psico-fisico». Carmen Moretti è un’imprenditrice con una forza e una positività fuori dal comune. Anche in questo periodo di difficoltà e di imprevisti per l’emergenza sanitaria per il Covid-19, lei non rinuncia a inseguire il suo sogno: aprire un hotel a Milano.

Nata a Brescia nel 1968, cresciuta a Erbusco, Carmen ricopre diverse cariche manageriali. Come quella di amministratore delegato della divisione alberghiera della Holding Terra Moretti, Terra Moretti Resorts rappresentata dagli hotel «L’Albereta», in Franciacorta e «L’Andana e Casa Badiola», in Maremma.

«Milano è sempre stata il mio obiettivo, fin da ragazzina — racconta —. Qui ho percorso tappe fondamentali per la mia vita. Ho studiato Giurisprudenza allontanandomi da casa, mio padre Vittorio acconsentì perché capì la mia forte determinazione. Ricordo benissimo le lezioni di Diritto romano di Eva Cantarella. Inoltre, la capitale del design ha acceso in me la passione per l’hôtellerie e a 21 anni ho iniziato un master in management all’università Bocconi». In questo periodo di formazione Carmen è entrata in contatto con tutti i settori dell’attività edilizia, in particolare con quello finanziario e amministrativo. Ma aveva il desiderio di imparare sul campo, così, ha trascorso anni negli hotel più esclusivi d’Italia, dove ha appreso come si gestisce e si promuove un albergo che ambisce a una clientela sofisticata, internazionale, amante del lusso e della cucina d’autore. Due persone le hanno fatto da mentori: lo chef stellato Gualtiero Marchesi e Antonio Marson, direttore dell’hotel «Splendido» di Portofino. Con loro, nel 1993, ha aperto «L’Albereta», buen retiro per i milanesi, e non solo. In quell’anno ha dato avvio al suo principale impegno per i successivi dieci anni: la gestione delle politiche di sviluppo dell’accoglienza alberghiera in sinergia con il potenziale attrattivo del settore enologico e del territorio.

Ma non esiste solo il lavoro. «Un giorno, in piazza San Babila, ho incontrato Martino de Rosa, broker navale, ed è scattato il colpo di fulmine — rivela l’imprenditrice —. Siamo sposati dal 1994, abbiamo due figli: Vittorio e Matilde, di 22 e 17 anni. Ci legano le stesse passioni. Ci hanno definiti “visionari e precursori” di trend di consumo dell’alta gamma. Lavoriamo insieme, però, con ruoli ben definiti: io mi occupo dei resort e Martino del food & beverage. Un nostro successo? Portare Alain Ducasse a “L’Andana”».

Carmen viaggia tanto per lavoro, ma appena può «diventa» milanese: «Vengo per rigenerarmi e ritornare nei locali dove ho vissuto tanti momenti felici, dal Giallo alla Briciola. E non dimentico il rito del tè da Cova né il riso al salto di Alfredo Valli, lo mangiavo con Gianni Brera».

Come immagina il suo albergo a Milano? «Vorrei che fosse cucito su misura dell’ospite — risponde —. Chi decide o deve soggiornare fuori casa si merita di sentirsi a proprio agio e rilassato, soprattutto in questo periodo. Io vorrei portare un po’ della mia Franciacorta in città e integrarla con la modernità, l’eleganza, l’entusiamo di Milano. Uno dei miei mantra è “mi occupo di te”. Darò vita a un albergo dove ogni dettaglio sarà pensato e mai banale, dove si respirerà aria di positività e si assaporerà lo stile dell’accoglienza in famiglia».
rburattino@corriere.it

15 ottobre 2020 | 08:50

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