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Addio a sogni e progetti, l’effetto virus sui giovani in Europa

La pandemia ha fermato i progetti di vita relazionale e lavorativa degli under 35. Le previsioni peggiori? Degli italiani. Le donne sentono di più la fatica. Ma ci sono anche note positive …

In Italia il 62 per cento dei giovani tra i 18 e i 34 anni pensa che il Coronavirus avrà un impatto negativo sui loro piani per il futuro. Tra i grandi Paesi europei, siamo quello con il dato peggiore. La Spagna ci tallona col 59 per cento, quindi seguono Regno Unito (54), Francia (46) e Germania (42). Il primato non è una sorpresa, per due motivi. Il primo è che la rilevazione è stata fatta tra marzo e aprile, quando il nostro Paese era il più colpito dalla pandemia. La seconda è che molti giovani italiani denunciavano già prima di vivere in condizioni difficili: «Nel 2019 i loro tassi di occupazione non erano ancora tornati ai livelli precedenti il 2008 ed erano molto lontani dalla media europea», conferma Alessandro Rosina, professore di Demografia all’Università Cattolica di Milano.

I numeri sembrano provarlo: il 34 per cento dei giovani italiani dice di aver abbandonato temporaneamente l’idea di andare a vivere per conto proprio e il 36 quella di avere un figlio. Tra i coetanei tedeschi, le percentuali scendono rispettivamente al 23 e al 14 per cento. Senza contare che, in Italia, la preoccupazione è maggiore tra le donne e chi fa più fatica con il lavoro. Quasi 2 giovani italiani su 3 si aspettano conseguenze complessivamente negative sull’economia e sui livelli occupazionale. Il 42% ha toccato con mano, dall’inizio della crisi, un peggioramento della propria condizione personale di lavoro. A raccogliere questi e molti altri dati è l’e-book «Giovani ai tempi del coronavirus. Una generazione in lockdown che sogna un futuro diverso», appena pubblicato dall’Istituto Toniolo. Rosina, che è il coordinatore scientifico dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto e uno degli autori del volume, sottolinea come «tra le nuove generazioni sia alto il timore di essere ancora una volta quelle che pagheranno i costi maggiori della crisi».

Questo motivato pessimismo, però, non è l’unico elemento che emerge dall’analisi fatta dai ricercatori dell’Istituto Toniolo. Ci sono anche note positive. A cominciare dagli stati d’animo. A cominciare dagli stati d’animo. Quelli degli italiani sono risultati i più intensi d’Europa: a prevalere sono la fatica per le donne, il vigore per gli uomini e la tensione per entrambi. Inoltre più ampie risultano le differenze di genere nel nostro Paese, con benessere soggettivo maggiormente messo alla prova sul versante femminile. Per Elena Marta, professoressa ordinaria di Psicologia all’Università Cattolica che si è occupata di questa parte dell’e-book, «si tratta di una buona notizia. Vuol dire che i giovani hanno provato emozioni forti, sia negative sia positive, ma sono stati in grado di modularle, elaborarle e articolarle in stati d’animo non estremi. È una capacità importante, che contraddice fortemente lo stereotipo dei giovani superficiali». E vi è di più. Oltre la metà degli intervistati italiani afferma di apprezzare di più la vita e quasi il 30 per cento ha sperimentato, nell’affrontare il lockdown, opportunità che non immaginava.

Per gli autori della ricerca, sono i segnali di «una grande voglia di reagire positivamente, di poter contare sulle proprie capacità e sugli altri, di adottare un atteggiamento proattivo verso il cambiamento». Il punto è quali risposte istituzionali troveranno questi atteggiamenti. Per Rosina, «sulla capacità di valorizzare o frustrare questa energia positiva, si giocherà la differenza tra un Paese che dimostra di rigenerarsi e uno invece che si accontenta di adattare il declino ad una nuova normalità. Se non si darà alle nuove generazioni il segnale chiaro e concreto che l’Italia riparte con loro difficilmente riusciremo a mettere basi solide per un nuovo processo di crescita». In tal senso, i contributi europei del Recovery fund che arriveranno nei prossimi mesi saranno fondamentali. «Grazie a questi fondi – prosegue il demografo – le risorse non sono più un alibi: quel che diventa cruciale è avere idee chiare e condivise su cosa serva davvero al Paese». Come ha spiegato l’ex presidente della Bce, Mario Draghi al recente Meeting di Rimini, «il debito creato con la pandemia è senza precedenti e dovrà essere ripagato principalmente da coloro che sono oggi i giovani. È nostro dovere far sì che abbiano tutti gli strumenti per farlo pur vivendo in società migliori delle nostre». Un monito preciso: «Privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza».

Per contrastare questa disuguaglianza, la classe politica dovrà approvare misure efficaci ma anche ritrovare la fiducia dei giovani che in Italia è ormai da tempo a livelli molto bassi. A questo tema l’e-book del Toniolo dedica un capitolo: da un lato, emerge come nel pieno dell’emergenza la fiducia nel governo abbia retto (invariata per il 43 per cento degli intervistati) mentre sia aumentata quella nel sistema sanitario, nella ricerca scientifica e nelle associazioni di volontariato, in aumento rispettivamente per il 51, 48 e 48 per cento dei giovani. Dall’altro si registra un generale pessimismo che accomuna generazioni italiane ed europee: un terzo di loro pensa che la pandemia influirà in maniera negativa sulla fiducia verso le istituzioni e un altro 39 per cento pensa che lo farà in modo moderato. I meno pessimisti sono i tedeschi, mentre gli italiani mostrano una maggior polarizzazione tra chi ha una visione negativa e positiva. La risposta alla crisi causata dal Coronavirus potrebbe quindi essere un’ultima chiamata. «O sarà credibile o andrà sempre peggio», sintetizza Rosina. Per questo, serve una svolta.

5 settembre 2020 (modifica il 6 settembre 2020 | 08:03)

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