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Anche in Sicilia (da mercoledì prossimo) mascherine obbligatorie all’aperto In Italia meno casi (1.766) ma meno tamponi

Nuova ordinanza del presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci: il provvedimento in vigore da mercoledì …

Preoccupati dalla curva dei contagi e con l’influenza stagionale in agguato: aumenta a lista dei governatori che impongono l’uso delle mascherine anche all’aperto. Domenica il presidente siciliano, Nello Musumeci, ha firmato l’ordinanza che da mercoledì rende obbligatorio l’uso dei dispositivi fuori casa quando si è in presenza di più persone che non siano congiunti o conviventi. «I casi di Covid continuano ad aumentare: occorre mantenere la massima prudenza per proteggere i più fragili» ha detto Musumeci.

In realtà, una linea comune sulle mascherine non c’è: le Regioni per ora procedono in ordine sparso seguendo la falsariga dell’apertura estiva delle discoteche che ha determinato un’impennata di infezioni. Il primo a istituire l’obbligo di mascherine all’aperto — il 24 settembre, in coincidenza con l’inizio delle scuole — è stato il governatore della Campania, Vincenzo De Luca che ha promesso multe salate a chi trasgredisce. A seguire a stretto giro è arrivata la decisione di Jole Santelli, presidente della Calabria. Ma ora, visto l’andamento dell’epidemia sul territorio, anche altre Regioni sono sempre più vicine a imporre passeggiate solo in mascherina. Alla lista potrebbe aggiungersi presto anche il Lazio anche se finora il presidente Nicola Zingaretti si è limitato a richiamare al rispetto delle regole paventando lo spettro di «un nuovo lockdown», mentre il suo assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato, ha definito «inevitabili altre misure di contenimento come l’obbligo di mascherine sempre» se la situazione dei contagi dovesse peggiorare ulteriormente.

Il richiamo a principi comuni — che eviti la giungla di divieti locali — potrebbe arrivare dal Comitato tecnico scientifico che torna a riunirsi martedì. All’ordine del giorno c’è l’analisi della distribuzione dei posti letto su tutto il territorio nazionale per definire una mappa di potenziali criticità. È proprio sugli ospedali che si concentra l’attenzione degli esperti al fine di evitare che la situazione nelle corsie, e soprattutto nelle terapie intensive, sfugga di mano. Proprio per questo motivo il Cts ha ribadito il no all’aumento del pubblico negli stadi al 25%: le trasferte in massa di tifosi di calcio e altri sport renderebbe impossibile il tracciamento dei contagi. E così i malati tornerebbero ad affollare gli ospedali.

27 settembre 2020 (modifica il 27 settembre 2020 | 21:38)

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