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Arcuri: «Parte il V-day, ma  ci vorrà tempo per limitare  la diffusione del virus»

«Serve ancora tempo per limitare i contagi» …

In estate, o in autunno?
«Diciamo più autunno che estate».
Il V-day è arrivato, eppure il commissario straordinario all’emergenza sembra temere un «liberi tutti» e tiene a bada l’entusiasmo: «Più si abbassa il livello di responsabilità e maggiore è il rischio di una recrudescenza. Dobbiamo far passare il messaggio che la vaccinazione è partita, ma ci vuole ancora molto tempo, responsabilità e pazienza per ottenere un impatto sulla circolazione del virus».

Che valore ha questo 27 dicembre?
«È’ una giornata simbolica ed emozionante. Se qualcuno a settembre avesse detto che a dicembre saremmo partiti lo avrebbero preso per visionario e lo dico a chi ci accusava di fare marketing».

Milioni di cittadini si chiedono quando toccherà a loro. Una persona di 60 anni quando sarà vaccinata?
«In estate. Si comincia con chi è più esposto, medici, infermieri, anziani e operatori delle Rsa. Già far diventare gli ospedali luoghi Covid free sarà molto importante e le Rsa non saranno più terribili focolai. Poi toccherà agli anziani, in ordine decrescente di età».

Qual è il calendario?
«Il 30 dicembre partiremo con 450 mila dosi. Nel primo trimestre 2021 avremo iniettato 9 milioni di dosi tra Pfizer e Moderna. Nel secondo trimestre dovremo avere da queste due aziende 13 milioni di dosi, poi potremmo riceverne altre decine di milioni nel corso dell’anno da Astrazeneca e Johnson & Johnson, che speriamo concludano la sperimentazione e possano essere approvati. Ci sono anche CureVac e Sanofi, che ha un anno di ritardo e prevede di fornire le prime dosi a inizio 2022. La somma di queste sei aziende fa 202 milioni, se tutto andrà bene potremo vaccinare 101 milioni di persone».

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Perché tanto ritardo? E quando raggiungeremo l’immunità di gregge?
«Quando circa l’80% avrà fatto il vaccino. Chi si vaccina oggi non è immune, deve aspettare tre settimane per la seconda dose e una settimana ancora per l’immunità. Sui tempi vorrei essere chiaro, non li decidiamo noi. Tutti i Paesi europei dipendono dalle autorizzazioni dell’Ema, andiamo tutti allo stesso passo. Tutto funziona se l’Ema approva i vaccini di tutte e sei le aziende che la Ue ha opzionato e di cui l’Italia ha diritto al 13,5% delle dosi. Solo Pfizer per ora è stata autorizzata. Ci auguriamo che il 6 gennaio nella calza della Befana ci sia l’autorizzazione per Moderna».

La Germania ha avuto 150 mila dosi e noi 9.750?
«Il numero di dosi simboliche per partire tutti assieme il 27 dicembre è proporzionale alla popolazione, la Germania dalla Ue ha avuto le stesse dosi o poco più».

Però gli Stati Uniti ne distribuiranno quasi otto milioni questa settimana. L’Europa arranca?
«Il mercato che le aziende Usa servono di più è ovviamente quello domestico. E l’Europa dà un grande segnale di centralità perché tutti i Paesi Ue fanno la prima somministrazione nello stesso giorno».

Non è un problema enorme la mancanza di professionisti formati per eseguire le procedure di somministrazione?
«Abbiamo fatto una call per chiedere a 15 mila infermieri, medici laureati, specializzandi, liberi professionisti e pensionati di dare una mano e in dieci giorni hanno risposto in 20 mila. Siamo soddisfatti e non sono preoccupato per la formazione, due giorni fa abbiamo iniziato un modulo dell’Istituto superiore di sanità ed è andato molto bene».

Cosa può inceppare una macchina organizzativa che prevede aerei, elicotteri, autoveicoli e militari?
«Intanto abbiamo un piano e partiamo lo stesso giorno, qualcuno ne dubitava. Ci siamo preparati per tempo e non conserveremo nei nostri magazzini una sola dose per un minuto di troppo. E’ la più grande campagna di vaccinazione di massa che la storia ricordi e io confido nell’efficienza delle strutture sanitarie locali. Noi abbiamo il dovere di consegnare i vaccini prima possibile e le regioni di farli prima possibile, come sono certo che faranno».

I negazionisti condizioneranno la vaccinazione?
«Faremo una campagna di comunicazione emozionante per persuadere gli italiani che fare il vaccino è avere cura di sé e dei propri cari. Parteciperanno registi, direttori d’orchestra, letterati che vogliono bene al proprio Paese».

26 dicembre 2020 (modifica il 26 dicembre 2020 | 22:15)

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