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Berlusconi: «Sì al Mes, Conte si muova. Ma basta stato d’emergenza per il coronavirus»

Il leader di Forza Italia: «Voterei subito il Mes, anche se gli alleati sono contrari: quei soldi servono al Paese, non è un voto di fiducia. Noi al governo? Fantapolitica» …

ROMA — Voterebbe «subito» il Mes, anche se i suoi alleati sono contrari, perché «non è un voto di fiducia». E al premier lancia «un appello» accorato perché accolga le indicazioni di Forza Italia e le permetta di sostenere in Parlamento lo scostamento di Bilancio. Ma Silvio Berlusconi, che sceglie di tenersi fuori dal caso Fontana, al governo non offre di più: è «fantapolitica» lo scenario che vedrebbe il suo partito appoggiare l’esecutivo. E anzi, con gli alleati dirà no alla proroga dello stato d’emergenza: «Non ci sono ragioni per farlo».

Presidente, voterete sì allo scostamento di Bilancio?
«È necessario che prima di questo sia il governo a rispondere ad un’altra domanda: che uso intende fare di quei 25 miliardi? Scostamento di bilancio significa nuovo debito, che noi stessi – o le generazioni dopo la nostra – prima o poi dovranno pagare. Non si può certo farlo a cuor leggero, non si può farlo per alimentare spesa assistenziale o peggio clientelare. Le risorse tuttavia ci vogliono perché il Paese è allo stremo, ma vanno impiegate in un progetto convincente di salvaguardia delle attività economiche nelle regole di mercato».

Pone delle condizioni?
«Noi abbiamo avanzato una serie di proposte: un “semestre bianco” fiscale con rinvio delle scadenze a fine anno e l’azzeramento delle sanzioni per chi non ha potuto pagare la rata di luglio, la proroga della cassa integrazione; sostegno a fondo perduto per turismo, Made in Italy, agricoltura e commercio; reintroduzione almeno temporanea dei voucher per il lavoro stagionale nel turismo e nell’agricoltura per evitare che gli imprenditori siano costretti ad assumere in nero. Faccio appello al Presidente del Consiglio perché accolga queste indicazioni, che sono fondamentali per la sopravvivenza del nostro sistema economico. Noi siamo già stati determinanti per consentire gli scostamenti di bilancio nei mesi scorsi. Potremo esserlo ancora. Lo valuteremo sulla base delle risposte che Conte ci darà in Aula».

Vi definite «opposizione responsabile»: tanto da far arrivare Conte al 2023?
«Non credo che il governo Conte arriverà al 2023 e certamente non con il nostro consenso. Noi del resto siamo responsabili verso la Nazione, verso le istituzioni, non certo verso il governo. Il termine opposizione responsabile è spesso equivocato: non significa opposizione più morbida, ma significa mettere l’interesse del Paese prima delle tattiche politiche».

Ma in cambio vi aspettate almeno di scegliere assieme il prossimo presidente della Repubblica?
«Proprio perché non è un piacere che facciamo al governo o alla maggioranza, non ci aspettiamo nulla in cambio, non abbiamo concordato nulla. L’elezione del Capo dello Stato d’altronde non è una merce di scambio: in una democrazia matura, dovrebbe realizzare la massima convergenza di maggioranza e opposizione, ma solo perché il Presidente della Repubblica è il massimo garante delle istituzioni. Del resto quello della successione a Sergio Mattarella è un tema ancora molto prematuro».

Lei sostiene che non ci sono le condizioni per un governo senza l’intero centrodestra. Ma con Salvini sembrate divisi.
«Francamente faccio fatica a vedere tutte queste divisioni: ovviamente siamo una coalizione di forze diverse per cultura, valori di riferimento, stile di comunicazione. Ma siamo uniti da lealtà reciproca e da un comune progetto per il Paese. Noi di FI nel centro-destra rappresentiamo la componente liberale, cristiana, garantista, europeista, senza la quale un centro-destra di governo non può esistere e non soltanto per una ragione numerica».

FI e FdI continuano a crescere nei sondaggi, la Lega cala. Che significa?
«Non sta certo a me pronunciarmi sui nostri alleati, se non per dire che entrambi raggiungono ottimi risultati elettorali. Per quanto riguarda FI, lentamente ma costantemente cresce il numero di coloro che apprezzano la nostra serietà e il nostro ruolo, che è unico nel panorama politico italiano: quello di coerenti interpreti dei valori e delle tradizioni politiche dell’occidente, della società aperta, dello stato liberale, dei valori cristiani».

Che rapporti ha con il premier Conte? Potrebbe essere un vostro interlocutore?
«I rapporti personali sono di cortesia reciproca ma questo non ha alcun significato politico. Sul piano politico il Presidente Conte è stato espressione di due governi e due maggioranze che ci hanno visto convintamente all’opposizione. Questi sono i dati concreti, il resto appartiene alla fantapolitica».

Lei è per una legge elettorale proporzionale o con princìpi di maggioritario?
«Sono per una legge che permetta ai cittadini di decidere davvero da chi vogliono essere governati. Questo non accade in Italia da 12 anni, da quando dal voto degli elettori nacque il nostro ultimo governo. È questa l’anomalia da sanare con urgenza».

È possibile immaginare una nuova formazione che metta assieme i moderati da FI a Renzi?
«Renzi dice a volte cose interessanti, che però appaiono incompatibili con le sue scelte politiche e con il fatto di tenere in piedi il governo più a sinistra della storia della Repubblica. E poi i partiti e le aggregazioni che nascono da operazioni di palazzo di solito hanno vita breve e scarso successo elettorale».

E’ favorevole alla proroga dello stato di emergenza?
«Stiamo lavorando per presentare in Parlamento con gli altri partiti del centro-destra una risoluzione congiunta per chiedere al governo di non prorogare lo stato di emergenza. Al momento non ci sono fondate ragioni per farlo e proseguire per questa strada significherebbe pregiudicare i consumi interni e continuare a trasmettere all’estero l’immagine di un Paese “in emergenza”. Tutto ciò comporterebbe gravi danni alla nostra economia. Certo il Covid-19 è un’emergenza sanitaria tutt’altro che conclusa nel mondo e purtroppo il rischio di una seconda ondata di contagi non è affatto da escludere. Se questo accadesse Governo e Parlamento sarebbero perfettamente in grado di intervenire e ove necessario in autunno, di dichiarare in poche ore un nuovo stato di emergenza».

Anche per questo, voterebbe il Mes anche se i suoi alleati sono contrari e anche se fosse indispensabile il suo voto al governo?
«Certamente sì, anzi chiedo al Presidente Conte di portare la questione a una determinazione parlamentare al più presto possibile. Ma il voto sul MES è soltanto un voto sul MES, non è un voto di fiducia al governo né l’atto di nascita di una maggioranza diversa. C’è una convergenza di vedute su un argomento specifico – e solo su questo – con parte della maggioranza e una divergenza con Lega e Cinque Stelle. Non ha alcun significato politico nazionale, questo deve essere chiaro. Da parte nostra è un atto di coerenza con la nostra visione dell’interesse nazionale, dell’Europa e del rapporto con l’Unione Europea».

Che ruolo pensa di giocare nel prossimo futuro?
«Quello che sto già facendo: sono ogni giorno alla scrivania a lavorare per il mio paese, anche nell’ambito delle relazioni internazionali. Al Parlamento Europeo e nei contatti con i colleghi leader di governo e di partito – molti dei quali sono vecchi amici – mi sono speso molto per contribuire ad ottenere dall’Europa scelte lungimiranti, che aiutando l’Italia in modo decisivo a superare l’emergenza Covid, garantissero un futuro all’idea stessa d’Europa. Un’Europa forte della sua identità liberale e cristiana, capace di una politica estera e di difesa comune, protagonista nelle sfide mondiali a fianco del resto dell’Occidente, degli Stati Uniti, della Russia, per fronteggiare sfide drammatiche come quella dell’imperialismo comunista cinese. Come vede, le cose da fare sono davvero molte».

26 luglio 2020 (modifica il 26 luglio 2020 | 07:10)

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