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Calcio contro il Coronavirus, una magia al giorno/13: il dribbling di Robben, sempre uguale, sempre imprendibile

Quello dell’olandese era sempre lo stesso movimento: da destra, si accentrava a sinistra con una serie di finte identiche: alle quali era impossibile non abboccare …

Lo sapevano già. Lo sapevano benissimo che lì, sulla fascia destra all’altezza dell’area di rigore, non ci sarebbe rimasto. Lo sapevano benissimo che, appena ricevuto il pallone, avrebbe fintato di andare sul fondo. Ma poi, come sempre, si sarebbe spostato verso il centro. E da lì, davanti al primo di loro, avrebbe fintato il tiro. Ma sapevano benissimo che era solo un trucco. Eppure ci cascavano, in senso proprio letterale: cadevano per terra nel tentativo di fermare un tiro che non arrivava mai. E intanto lui si accentrava sempre di più. E dopo il laterale, toccava al primo difensore centrale cercare di fermarlo. E anche lui lo sapeva benissimo che, anche se avesse tirato, non l’avrebbe fatto subito, ma dopo una finta. O forse due. Lo sapeva benissimo.

Il piano B

Però se (come spesso succedeva) era riuscito ad arrivare fin lì, riusciva a tirare e a segnare (guarda il video). E, se (come a Old Trafford nel ritorno dei quarti della Champions 2010 contro lo United) non ci riusciva, perché Van der Sar faceva un miracolo, allora lui (il re dei giocatori di fascia a piedi invertiti) segnava con un favoloso sinistro al volo: l’unico modo di fare un gol più bello di un gol alla Robben.

17 aprile 2020 (modifica il 17 aprile 2020 | 10:39)

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Sorgente articoli: Vai

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