Categorie
Coronavirus Politica

Cene in casa con 6 persone  al massimo, mascherina con gli amici. Scuola a distanza? La richiesta delle Regioni

Nel Dpcm di ottobre passa la linea del Quirinale contrario a imporre divieti nelle abitazioni. I sindaci e alcuni governatori chiedono di ripristinare la didattica online per i liceali …

Non più un divieto, ma una «forte raccomandazione». L’idea di oltrepassare la metaforica soglia delle case degli italiani e di imporre il divieto di organizzare feste o assembramenti anche dentro le mura domestiche, alla fine non è passata. Dopo uno scontro anche aspro sull’opportunità e la costituzionalità di simili misure, la linea prudente di Giuseppe Conte ha prevalso sui rigoristi del governo, da Roberto Speranza a Dario Franceschini. Ed è stato lo stesso premier, durante la cabina di regia nella Sala Verde di Palazzo Chigi, a illustrare il risultato della sua faticosa mediazione ai governatori collegati in video conferenza, presenti i ministri Roberto Speranza e Francesco Boccia.

Leggi anche

L’alt del Quirinale

Il cambio di rotta sulle feste private è maturato per la contrarietà del premier e di diversi ministri e anche per gli «avvisi» che, dal Quirinale, sono arrivati al governo. Dalle stanze e dagli uffici del Colle più alto è stato fatto notare che nel decreto del 7 ottobre, che fa da cornice giuridica al Dpcm di Conte, si parla di nuove regole per i luoghi pubblici, ma non si fa cenno ai luoghi privati. Quindi la proposta del ministro della Salute di «vietare tutte le feste» perché il 75% dei contagi avviene tra familiari e amici, se scritta nel Dpcm sarebbe stata in contrasto con la norma primaria.

No ai controlli

E c’è un altro motivo che ha convinto Conte a mediare e a frenare in corsa ed è la contrarietà degli italiani, anche dopo la polemica politica innescata dalle parole di Speranza domenica in tv da Fabio Fazio: «Aumenteremo i controlli, ci saranno delle segnalazioni…». Una formula che, al di là delle intenzioni del ministro, ha fatto pensare a un invito alla delazione e scatenato ironie e attacchi sui social su un presunto «spionaggio» di Stato. Anche dentro i partiti che sostengono il governo la tentazione di «ficcare il naso» nelle case degli italiani, sia pure per prevenire una nuova emergenza da Covid, ha creato parecchia tensione. «La nostra linea è il buon senso — hanno ripetuto i renziani di Italia Viva nelle riunioni riservate —. Cerchiamo di non farci ridere dietro». Oggi Matteo Renzi parlerà in aula al Senato e insisterà con la richiesta di tenere aperti i teatri e le scuole.

Quarantena «breve»

Con una circolare del ministero della Salute firmata dal direttore generale Giovanni Rezza cambiano da ieri anche le regole sui tempi della quarantena e dell’isolamento fiduciario. I positivi asintomatici «possono rientrare in comunità dopo un periodo di isolamento di almeno dieci giorni dalla comparsa della positività, al termine del quale risulti eseguito un test molecolare con risultato negativo». Quindi la quarantena obbligatoria si riduce di cinque giorni e basterà un solo tampone per poter uscire di casa. La circolare infine raccomanda di promuovere l’uso della app Immuni per facilitare il tracciamento dei contatti, un tema che sta molto a cuore a Conte e a Speranza.

Didattica a distanza

Voci e ipotesi si sono rincorse per tutto il giorno, ma il testo del decreto ha smentito il ritorno alla didattica a distanza per le scuole superiori, che tanto aveva agitato gli animi durante la cabina di regia tra governo e Regioni. L’idea di Luca Zaia (Veneto) di mandare a casa i liceali degli ultimi anni per decongestionare i mezzi pubblici, è stata a lungo discussa e contestata. Il presidente della conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, ha chiarito che la paternità della trovata non è sua ma «di altre Regioni» e dal ministero dell’Istruzione è trapelato il «secco no» di una furibonda Lucia Azzolina, che guarda i dati e ricorda come le scuole italiane abbiano i contagi più bassi d’Europa. «Dobbiamo tutelare soprattutto il lavoro e la scuola», è il principio sostenuto dal ministro per le Autonomie, Francesco Boccia.

13 ottobre 2020 (modifica il 13 ottobre 2020 | 07:33)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sorgente articoli: Vai

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *