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Conte e lo stato di emergenza: «Proroga inevitabile, il virus circola ancora». Sì del Senato con 157 voti a favore

Il premier: «Massima disponibilità a interloquire, per i dpcm servirà un altro decreto». Meloni: «Scioccata, è una deriva liberticida». Bernini: «Parole gravissime» …

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte chiede alle Camere la proroga dello stato di emergenza fino al 15 ottobre, «inevitabile perché il Covid, anche se la pandemia è circoscritta, circola ancora», ma rassicura i parlamentari sull’uso dei dpcm, per i quali è necessario un ulteriore decreto. A tarda sera l’Aula del Senato ha approvato la risoluzione di maggioranza che dà il via libera alla proroga dello stato di emergenza. I voti a favore sono 157, i contrari 125.

Le conseguenze di un no

Nel suo discorso, il premier ha spiegato di non avere ancora assunto alcuna decisione, ma solo un’informativa, «in rispetto del dibattito» e ha assicurato la «massima disponibilità del governo a interloquire con il Parlamento». Secondo Conte, la eventuale proroga dello stato di emergenza non sarebbe un modo per «drammatizzare» né per «alimentare paure ingiustificate», ma consentirebbe di «mantenere in efficienza il complesso di misure e iniziative organizzative che rendono il Paese più sicuro». E aggiunge: senza il decreto, cesserebbero 38 ordinanze e non ci potrebbe essere più «l’assistenza alle persone risultate positive, il volontariato, il reclutamento e gestione delle task force sanitarie regionali e anche negli istituti penitenziari, il numero verde 1500, il pagamento dilazionato delle pensioni per evitare assembramenti, attribuzione dei poteri all’Istituto superiore di sanità per la sorveglianza epidemiologica, il sistema `Cros´». Con importanti riflessi anche fuori dai confini nazionali: «Sarebbe una scelta non lesiva della nostra immagine all’estero. È vero il contrario, garantirebbe un Paese più sicuro per tutti». Del resto, ha aggiunto, «l’Italia è vista da tutti come un Paese sicuro in grado di garantire, grazie alle misure di monitoraggio e prevenzione, la sicurezza della vita sociale e economica». Sarebbe proprio la «drammatizzazione» di questa proroga a provocare «nocumento» alla nostra immagine.

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Le misure
La condivisione

L’altro profilo delicato che ha fatto molto discutere negli ultimi mesi, attiene alla titolarità delle decisioni, che finora sono state prese praticamente in solitudine dal premier, con lo strumento emergenziale del dpcm, che non prevede neanche il via libera dell’intero consiglio dei ministri. Con un complicato passaggio giuridico, ha spiegato: «La proroga dello stato di emergenza non incide sul potere di emanare decreti da parte del presidente del Consiglio». È, di fatto, un presupposto necessario, ma non sufficiente. Serve, per continuare in questa logica, «una fonte di rango primario», ovvero un decreto legge, che prevede un coinvolgimento del Consiglio dei Ministri e poi del Parlamento.

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Le opposizioni

Conte si è detto fiducioso nel via libera e ha invitato la maggioranza e le opposizioni a evitare «schieramenti precostituiti». Ma le opposizioni non sembrano avere ascoltato l’appello del premier, tanto che Giorgia Meloni, leader di Fdi, replica: «Sono scioccata dalle parole di Conte, è una pericolosissima deriva liberticida, dove vuole arrivare?». Anche Forza Italia, finora morbida sull’attività dell’esecutivo, attacca con Anna Maria Bernini: «Da Conte parole gravissime, no a una politica fondata sui virus».

28 luglio 2020 (modifica il 28 luglio 2020 | 21:47)

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