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Coronavirus Cronache

Coronavirus: 4.458 nuovi contagi, come in aprile. Il confronto fra i numeri

Per tornare a un dato simile occorre risalire al bollettino dell’11 aprile. Ma allora i morti furono 619 contro i 22 di oggi. E fu il giorno dell’angosciante foto di papa Francesco che prega da solo in una piazza San Pietro deserta …

Il bollettino di oggi, 8 ottobre, segnala una brusca risalita dei casi di positività al coronavirus, che in Italia sono cresciuti in 24 ore di 4.458. Il giorno precedente erano stati 3.678 e la tendenza è ormai in atto da qualche giorno. Per ritrovare un incremento assimilabile a quello odierno bisogna ritornare ai giorni del lockdown e precisamente all’11 aprile scorso, quando la Protezione Civile avvertiva che i nuovi malati erano quel giorno 4.614. probabilmente però, si tratta dell’unica similitudine tra le due date del calendario. Gi altri numeri registrati e soprattutto il contesto che gira attorno ad essi appare differente. Vediamo nel dettaglio

Morti e terapie intensive a confronto

Oggi, 8 ottobre, i tamponi hanno fatto emergere come detto 4.458 nuovi colpiti dal coronavirus con 128.000 tamponi processati , con un incremento a doppia cifra rispetto a ieri. I morti sono stati 22 (un dato tutto sommato stabile) e i ricoverati in terapia intensiva 358 (in crescita di 21 pazienti). Il che significa un tasso di occupazione dei letti del 4% circa a livello nazionale anche se con situazioni differenti da regione a regione. I «casi attivi» sono attualmente 65.952. L’11 aprile scorso i 4.694 nuovi malati (ma su appena 56.000 tamponi, secondo quanto dichiarò quel giorno il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli) rappresentarono un incremento del 3,2% appena; a fine marzo il professor Silvio Brusaferro aveva dichiarato che la curva dei contagi aveva raggiunto il «plateau», la quota massina di incremento. E in effetti nei giorni successivi si era assistito a una sensibile discesa . Ma quel giorno ben 619 malati erano morti e in rianimazione si contavano 3.381 pazienti (anche se da giorni era in atto un calo dei ricoveri). Ci eravamo appena lasciati alle spalle il rischio della saturazione del sistema sanitario. I casi attivi erano quasi il doppio rispetto a oggi, 100.269 per la precisione.

Il Papa nella piazza deserta

Fin qui i numeri. Ma poi c’è il contesto. E per certi versi il contrasto tra ieri e oggi è stridente. L’11 aprile l’Italia era sotto lo stretto regime di chiusura. Chiusi bar, ristoranti, negozi ad eccezione di quelli di prima necessità, idem per le fabbriche e gli uffici, sbarrati gli stadi, i cinema e i teatri, vuote le aule scolastiche con gli studenti costretti alla didattica a distanza. Non solo, l’11 aprile era un sabato, per la precisione il sabato della Settimana Santa: le prime pagine di tutti i giornali del mondo pubblicavano quella mattina una foto angosciante , papa Francesco in preghiera in una piazza San Pietro completamente deserta, immagine simbolo di un mondo costretto a rimanere chiuso in casa. Il tema del giorno erano gli aiuti all’Europa: Conte e gli altri stati erano ai ferri corti, non si sapeva su quanti miliardi avremmo potuto contare per risollevarci.

Il lockdown alle spalle

Il lockdown ha cominciato ad attenuarsi il 3 maggio, oggi possiamo circolare liberamente con la sola prescrizione della mascherina e del distanziamento sociale; luoghi di lavoro e scuole hanno riaperto e l’obbiettivo dichiarato è quello di non tornare a nessun costo alla paralisi di marzo e aprile. L’Italia, grazie all’accordo raggiunto a Bruxelles, potrà avere a disposizione oltre 200 miliardi di euro tra prestiti e trasferimenti a fondo perduto, la discussione è come investirli al meglio. La circolazione in Europa però è di nuovo soggetta a restrizioni dopo il «liberi tutti» dell’estate, la movida serale torna sotto accusa, lo sport va avanti a singhiozzo e la trincea da non valicare è la chiusura delle scuole.

8 ottobre 2020 (modifica il 8 ottobre 2020 | 19:38)

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