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Coronavirus, a Madrid torna l’obbligo di mascherina. E la movida chiude all’una e trenta

Nella capitale 199 nuovi casi in 24 ore su 1.153 scoperti nell’intera nazione. Regole più stringenti per tutti i locali pubblici. Da settembre una «anagrafe» dei guariti …

Nella canicola estiva Madrid è costretta a rimettersi la mascherina anche all’aria aperta. Da oggi entrano (o meglio, tornano) in vigore precauzioni maggiori contro la diffusione del contagio nella capitale spagnola che ieri ha registrato 199 nuovi casi positivi, sui 1.153 scoperti in tutto il paese nell’arco di 24 ore. Le regole, fino a inversione di tendenza, prevedono dunque mascherine (senza valvola) su naso e bocca anche all’esterno, per strada, sulle terrazze dei caffè e dei ristoranti (salvo, ovviamente, mentre si sta mangiando o bevendo). Multa da 100 euro per chi è sorpreso «a volto scoperto». Numero chiuso per le comitive nei locali pubblici, dehors compresi: non più di 10 persone, limite che vale come raccomandazione anche per le riunioni di amici in casa.

Politica e cittadini

Il buon esempio non è venuto ieri dalla Camera dei deputati, dove i banchi si sono riempiti nonostante i gruppi politici avessero concordato la presenza di non più della metà dei componenti di ogni formazione. Questa volta hanno clamorosamente sgarrato i socialisti, qualche settimana fa i popolari, con rumorosi scambi di rimbrotti. Per la cittadinanza sono previste poche deroghe. È esentato dalla mascherina soltanto chi sta facendo sport, oppure chi si trova in mezzo alla natura, fuori dai centri abitati o, beninteso, in acqua in piscina. Esentati anche gli impiegati al lavoro finché restano seduti alle loro scrivanie e sempre purché sia rispettata la distanza di un metro e mezzo fra loro. All’ingresso di locali e ristoranti non sarà obbligatorio mostrare la carta d’identità, ma ci sarà un registro giornaliero dove saranno annotati generalità e numero di telefono dei clienti perché possano essere tracciati e contattati, nel caso si scoprisse che c’era in sala contemporaneamente un avventore risultato poi positivo.

L’anagrafe dei guariti

Si ribadiscono anche raccomandazioni ovvie come quelle di evitare di condividere bicchieri, tazze o posate. E scompaiono i narghilé dai caffè orientali. La vita notturna in ogni caso si accorcia: le saracinesche devono abbassarsi al più tardi all’una e trenta. Cade invece la proposta di un «passaporto d’immunità», così come era stato concepito dalla presidente della comunità autonoma di Madrid, Isabel Díaz Ayuso. Secondo il suo progetto, chi ha già sviluppato gli anticorpi al Covid-19 doveva essere munito di un attestato, una sorta di certificato di vaccinazione internazionale, che gli avrebbe consentito di muoversi senza limitazioni e di tornare a una vita normale anche in caso di un nuovo lockdown. L’idea è stata sommersa di critiche sia dai giuristi (è una forma di discriminazione), sia dagli scienziati (nessuno ancora sa con certezza se chi è guarito dal coronavirus possa o no contagiarsi un’altra volta). Basterà quindi da settembre un registro sanitario per avere l’ «anagrafe» di quanti hanno contratto e superato con o senza sintomi la malattia, e sono risultati positivi a test e tamponi.

30 luglio 2020 (modifica il 30 luglio 2020 | 11:40)

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