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Coronavirus Milano - Cronaca

Coronavirus a Monza, tutti contagiati gli spacciatori gambiani arrestati a ottobre

Erano stati presi nei giardini di via Azzone Visconti. In tutto una quarantina i detenuti positivi al Covid. legali non possono incontrare i loro assistiti. Impensabile celebrare il processo in presenza …

Il Covid dilaga tra gli spacciatori gambiani arrestati a metà ottobre ai giardini di via Azzone Visconti. A farne le spese sono anche i loro avvocati, per i quali è sempre più difficile (e pericoloso) entrare in carcere e quindi parlare con i clienti a cui è stato disposto il giudizio immediato. La vicenda rappresenta l’ultimo allarme di una situazione sanitaria sempre più dura che ha portato alla chiusura di una intera sezione del carcere monzese, diventata una sorta di «braccio Covid». Sono una quarantina i detenuti risultati positivi al tampone, circa il 10% della popolazione presente nella struttura brianzola.

La metà di questi, secondo quanto appreso da fonti legali, sono proprio i pusher finiti in manette un mese e mezzo fa, nell’ambito dell’operazione «Dedalo», contro lo smercio di droga a cielo aperto tra la stazione e il centro storico monzese. Un mercato gestito in prevalenza da immigrati del Gambia, indiscussi protagonisti della vendita di hashish e marijuana, e in misura minore da nordafricani. Un’indagine, quella condotta dalla Squadra Mobile, sfociata in un maxi blitz che ha coinvolto 50 persone raggiunte da misure cautelari, tra arresti domiciliari, divieti di avvicinamento in Lombardia e, in larga parte, custodia in carcere.

Tra le celle e gli ambienti della casa circondariale, tuttavia, il virus ha trovato terreno fertile contagiando una ventina di indagati. Questo rende sempre più difficile avere contatti con l’esterno, in particolare con i loro difensori. Questi ultimi, infatti, dovrebbero far firmare ai loro assistiti la cosiddetta «procura speciale», l’atto che consente di accedere ai riti alternativi (patteggiamento e abbreviato). Un maxi processo, in questo caso, oltre che un «suicidio» dal punto di vista difensivo, sarebbe infatti quasi impossibile da celebrare «in presenza», vista l’esigenza di garantire il distanziamento in aula. Ma anche se non formalmente vietato, l’ingresso in carcere ai penalisti brianzoli è stato «fortemente sconsigliato» dall’amministrazione.

La direzione sta correndo ai ripari in questi giorni, come confermato dal presidente della Camera Penale, Noemi Mariani. Ci si sta attrezzando per i colloqui telefonici e per l’invio degli atti con la posta elettronica online. Documenti che, una volta firmati, saranno autenticati dal personale interno e rispediti via mail. «C’è stata una impennata preoccupante dei casi — dichiara Domenico Benemia della Uil polizia penitenziaria —. Qui la direzione si sta organizzando, ma in altri istituti detenuti e colleghi operano in condizioni peggiori».

29 novembre 2020 | 21:41

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