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Coronavirus, come si cura oggi l’infezione: quali sono le opzioni realmente efficaci

Il remdesivir rimane l’unico farmaco approvato per Covid, ma in Italia non ci sono scorte. Funzionano anche desametasone ed enoxaparina, entrambi in fascia A …

Sono passati 7 mesi da quando si è scoperto che Sars-CoV-2 era arrivato anche in Italia. Lo sforzo per trovare una cura è stato enorme in tutto il mondo, ma, tra tutti i farmaci testati, solo tre si sono dimostrati realmente efficaci e sicuri: remdesivir, desametasone ed enoxaparina. In Italia l’Agenzia del farmaco (Aifa) ha autorizzato 45 studi clinici, tuttora in corso, ma che in molti casi hanno dato risultati preliminari deludenti. «L’ottimismo dei mesi scorsi si è un po’ attenuato — dice Filippo Drago, professore ordinario di Farmacologia e direttore dell’Unità operativa di Farmacologia clinica al Policlinico di Catania —. Le sperimentazioni vanno comunque portate a termine, ma purtroppo non ci hanno fatto fare grandi passi avanti. Penso al tocilizumab, un anticorpo monoclonale che inibisce l’interleuchina 6 una citochina coinvolta nel processo infiammatorio associato all’artrite reumatoide: su questo farmaco si erano concentrate grandi speranze ma due studi sono già stati chiusi in assenza di dati positivi».

Non ci sono scorte

L’unica terapia approvata per Covid (coronavirus disease) è rappresentata dal remdesivir, un antivirale nato in chiave anti-Ebola che negli studi ha mostrato un’interessante attività anche contro Sars-CoV-2. Il farmaco, di fascia H (solo uso ospedaliero) è in commercio da circa un mese con il nome Veklury (prodotto da Gilead), dopo l’approvazione dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema) e dell’Aifa. «Proprio per la sua dimostrata efficacia contro l’infezione, il remdesivir risulta ad oggi carente in Italia — precisa Filippo Drago, che è anche membro dell’Unità di crisi Covid-19 della Società italiana di Farmacologia —. L’Agenzia del farmaco ne ha requisito le scorte avanzate dallo studio internazionale di efficacia, che si è svolto anche nel nostro Paese, ma si tratta comunque di un numero basso di dosi. La ditta fatica a produrre la quantità necessaria perché le richieste sono molte, soprattutto dagli Stati Uniti. Siamo tutti in attesa di rifornimenti». Il remdesivir può essere usato solo in pazienti adolescenti (sopra i 14 anni) o adulti con polmonite da Covid che richiede assistenza alla respirazione, in pratica solo i soggetti ricoverati in terapia intensiva e intubati. Non solo: è l’Aifa, su richiesta del medico ospedaliero, ad approvare la somministrazione del farmaco nel singolo paziente. Una strategia volta a evitare sprechi ed eccesso di prescrizioni.

Desametasone ed enoxaparina

Sono invece in fascia A (quindi prescrivibili dal medico di famiglia) gli altri due farmaci efficaci nell’infezione da coronavirus: il desametasone, un corticosteroide molto potente, e l’anticoagulante enoxaparina. Il primo è un antinfiammatorio, senza un’attività specifica contro Sars-CoV-2, ed è utile nelle fasi precoci dell’infiammazione (con sintomatologia lieve o moderata) mentre è controindicato nei pazienti gravi. L’enoxaparina è presente in tutti i protocolli Covid: previene gli eventi tromboembolici che sono spesso causa di morte nei pazienti. Due i dosaggi consigliati: un dosaggio medio-basso (come prevenzione) e uno più alto, nella terapia delle fasi acute in ospedale. «Altri farmaci non hanno dati i risultati sperati — sottolinea Drago —, per esempio l’idrossiclorochina, che è in fascia A. A fronte di una lieve attività antivirale, presenta un elevato rischio di effetti avversi soprattutto negli anziani a causa della sua tossicità cardiaca. La stessa Aifa ha messo in guardia rispetto all’uso di questo farmaco per Covid». Sono ancora in corso gli studi sulla terapia con anticorpi umani prodotti in laboratorio e sul plasma iperimmune ottenuto dai pazienti convalescenti. «Aspettiamo ulteriori risultati — afferma Drago —, ad oggi queste non sono opzioni terapeutiche percorribili. Gli anticorpi umani potrebbero essere un’ottima risorsa per il basso costo della produzione, mentre per poter utilizzare il plasma iperimmune servono strumenti tecnologici che non tutti gli ospedali hanno. Inoltre è difficile reperire un numero sufficiente di soggetti convalescenti».

Adulti, adolescenti e bambini

Quindi come si curano oggi i malati di Covid? «Ai domiciliati si possono prescrivere i farmaci di fascia A, ovvero desametasone ed enoxaparina. In ospedale a queste due opzioni si può aggiungere il remdesivir, riservato ai pazienti dai 14 anni in su» dice Filippo Drago. Quali terapie si possono invece dare ai bambini? «Non esistono farmaci indicati per Covid nelle fasce pediatriche — sottolinea l’esperto —, ma ricordiamo che nei bambini l’infezione è quasi sempre di entità lieve. Nei pochi casi più gravi si può ricorrere a sostegno respiratorio, cortisone e antibiotici, se c’è il rischio di una sovrainfezione batterica. Attenzione però: negli ultimi mesi c’è stato un aumento di prescrizioni inappropriate di antibiotici nell’infanzia, in corrispondenza con l’epidemia di Sars-CoV-2. Un errore che va assolutamente evitato, perché contribuisce allo sviluppo di germi sempre più resistenti ai farmaci».

Cocktail di anticorpi

Per quanto riguarda gli anticorpi prodotti in laboratorio, diversi gruppi sono impegnati nella ricerca di quella che potrebbe rivelarsi un’opzione terapeutica interessante per i malati di Covid. A Siena, il MAD Lab diretto da Rino Rappuoli ha individuato nel sangue di 15 pazienti tre anticorpi super potenti che potrebbero diventare farmaci (i test sull’uomo dovrebbero partire entro fine anno). Buoni risultati anche dall’azienda biotecnologica Regeneron (Stati Uniti), che ha messo a punto un cocktail di anticorpi contro l’infezione da Sars-CoV-2. L’azienda ha fatto sapere che il cocktail (chiamato REGN-COV2) si è dimostrato in grado di ridurre la carica virale e i tempi di recupero in pazienti non ricoverati. «Siamo molto incoraggiati da questi dati iniziali, robusti e coerenti — ha detto George Yancopoulos, presidente e direttore scientifico —. Abbiamo iniziato a discutere le nostre scoperte con le autorità regolatorie, proseguendo nel frattempo la sperimentazione». I risultati si riferiscono ai primi 275 pazienti reclutati per la fase 1 ed è già stata avviata la fase 3. Non solo: gli esperti di Regeneron stanno cercando di capire se REGN-COV2 potrebbe dimostrarsi utile nei pazienti più gravi (ospedalizzati) e se sia in grado di prevenire lo sviluppo dell’infezione in soggetti entrati a contatto con il virus. In generale, l’obiettivo degli anticorpi ricreati in laboratorio è quello di indurre una risposta immunitaria efficace contro Sars-CoV-2 nei pazienti che non possono produrla autonomamente.

Lo studio nelle strutture di assistenza

Anche una grossa azienda farmaceutica, la Eli Lilly & Co (Stati Uniti), sta testando alcuni anticorpi monoclonali: uno in particolare, secondo dati diffusi recentemente dalla società, sarebbe in grado di abbassare la carica virale nei pazienti e ridurre la percentuale di ricoveri. A inizio agosto Eli Lilly aveva annunciato l’avvio di uno studio di fase 3 relativo all’anticorpo neutralizzante LY-CoV555 utilizzato per la prevenzione dell’infezione nei residenti e nel personale di strutture di assistenza (Rsa). Lo studio (chiamato BLAZE-2) è condotto in collaborazione con l’Istituto nazionale americano di allergie e malattie infettive (NIAID), insieme al Covid-19 prevention network (CoVPN) e a diverse reti di Rsa negli Stati Uniti. L’azienda vuole verificare se una singola dose di LY-CoV555 possa ridurre il tasso di infezione da Sars-CoV-2 per quattro settimane e le complicazioni di Covid per otto settimane. I farmaci a base di anticorpi sono progettati sia per prevenire l’infezione che per curare i malati, ma non è ancora chiaro quanto siano effettivamente efficaci. Se supereranno i test potranno essere molto utili negli anziani e in coloro che hanno un sistema immunitario debole. Si tratta di farmaci che agiscono rapidamente, anche se offrono benefici temporanei. Nonostante l’impegno di diversi produttori di farmaci — Lilly, Regeneron, AbbVie, AstraZeneca, Vir Biotechnology e altri —, nessuno ha finora riportato dati sull’efficacia sull’uomo.

30 settembre 2020 (modifica il 30 settembre 2020 | 14:20)

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