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Coronavirus e pandemia, il 2020 nelle parole più cercate su Google

Come ogni anno il report del motore di ricerca che attrae il 95,5% dei quesiti posti dagli utenti del Web in Italia racconta gli ultimi 12 mesi. Unici, pieni di ansie e tanti dubbi …

Mille e non più mille, pare si dicesse in epoca medioevale – ma gli storici smentiscono – in chiave apocalittica: arriva l’anno mille e il mondo finisce. Siamo invece arrivati al duemila e anche qui i millenaristi si sono scatenati con visioni catastrofiche, ma non si andò oltre il Millennium Bug. È arrivato quindi il 2020, e la speranza è davvero che un anno così non torni mai più. L’anno del virus globale, della pandemia che ha cambiato il mondo e le nostre abitudini oltre ogni dire. Oltre a causare, secondo i report ufficiali, oltre 1,5 milioni di morti. Un anno da (non) dimenticare, che è perfettamente leggibile nello ZeitGeist di Google. Il report annuale di cosa gli italiani hanno cercato sulla piattaforma che detiene il 95,5% delle ricerche svolte nel nostro Paese. Una percentuale che dunque rende molto significativo il resoconto di Big G su cosa si è pensato negli ultimi 12 mesi in Italia. Anche non avendo i dati reali in mano – quelli sono il tesoro della multinazionale -, e stando soltanto alla superficie delle parole maggiormente digitate. Proviamo a leggerle assieme.
Nota bene
– Come specifica Google: «Si tratta delle ricerche che hanno registrato il picco di traffico più elevato per un periodo prolungato nel 2020 rispetto al 2019». Le diciture, le maiuscole e minuscole sono trascritte come riportate da Google, dunque si suppone sia il modo in cui gli italiani hanno digitato più di frequente per porre i propri quesiti al motore di ricerca.

Google, le parole più cercate nel 2020 dagli italiani
Un anno di ricerche

Iniziamo con la top 10 più importante tra le ricerche italiane su Google nel 2020. Quella delle parole. E la prima, inevitabilmente, non può che essere «Coronavirus», quel vocabolo che fino all’autunno 2019 non sapevamo cosa fosse e si è quindi imposto come protagonista non gradito dei mesi successivi. Tutta la classifica è all’insegna della pandemia, e mostra le diverse sfaccettature di questa. «Classroom» (3°) e «Meet» (8°) sono due software (entrambi di proprietà di Google) con cui abbiamo dovuto prendere confidenza alla svelta – così come con i loro concorrenti – per portare avanti in modo “nuovo normale” le attività di base come scuola e lavoro, stessa cosa che è accaduta con “Weschool” (4°), la piattaforma adottata da molte scuole italiane per la didattica a distanza. Tra “Nuovo Dpcm” (5°), “Contagi” (8°) e “Protezione civile” (9°), solo tre eventi eccezionali sono riusciti a scalfire il monolite della ricerca su Google. Parliamo delle “Elezioni USA” (2°) e delle morti eccellenti, e in modo differente drammatiche, di “Diego Armando Maradona” (6°) e “Kobe Bryant” (7°).

Per essere sempre informati

Anche il “Come Fare” ossia i cosiddetti “How to” sono il segno dei tempi: ricordate la sparizione della farina e del lievito durante il primo lockdown? Ecco, come fare “Il pane in casa” è stata la prima delle ricerche in tal senso, seguita inevitabilmente da “Le mascherine antivirus”, introvabili durante la prima fase. Seguono “Il lievito di birra” e “Il lievito madre” (6°), intervallati prima da “La pizza” (4°) – a ulteriore conferma delle certezze fornite dalla dieta mediterranea – e quindi da “L’amuchina” (5°), scritto in minuscolo e dunque considerato come generico igienizzante, prodotto sparito con l’ondata di richieste fuori controllo da marzo in avanti. Gli italiani, è inevitabile, hanno cercato su Google tutto ciò che potesse servire ad affrontare al meglio l’emergenza: al 7° posto del “Come fare” c’è “Il tampone”, seguito da “Lo spid”, il sistema identificativo necessario per presentare le richieste per i bonus emergenziali disposti dal Governo. Subito dopo, in questa classifica del fai-da-te da pandemia, c’è la “Domanda reddito di emergenza” e a chiudere – con un sorriso ma neanche troppo – “Gli gnocchi”.

Passiamo alle parole di cui gli italiani hanno chiesto più spesso il significato nel corso dell’anno. “Pandemia”, per essere certi di aver capito bene, è al primo posto. Seguono l’ex misterioso “Mes” e l’ancora più famoso (ora) “DPCM”. Altro dubbio, lecito, su chi siano i “Congiunti” e – scendiamo però al settimo posto – che cos’è quella pratica cui ci ha costretto la pandemia, ossia lo “Smart working”. Il “Lockdown” è all’ottavo e la sigla “RSA” al nono. È bene capire le parole che compongono questa nostra nuova normalità. Sperando che sia il più possibile a termine.

9 dicembre 2020 (modifica il 9 dicembre 2020 | 09:28)

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