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Coronavirus, i casi scendono in Ue e salgono negli Usa: che cosa ha (o non ha) funzionato?

Mentre l’Europa si avvia verso le feste di Natale con una curva epidemica che sembra aver passato il picco della seconda ondata, gli Usa sono ancora in risalita nella terza, con record giornalieri mai raggiunti. Come mai? …

Mentre l’Europa si avvia verso le feste di Natale con una curva epidemica che sembra aver passato il picco della seconda ondata, gli Usa sono ancora in risalita nella terza, con record giornalieri mai raggiunti. Nel grafico sotto (compilato su dati della Johns Hopkins University con ourworldindata che mostra gli incrementi giornalieri di casi positivi parametrati sulla popolazione) si vede come l’Ue abbia avuto il suo picco l’8 novembre, mentre gli Usa, dopo una breve discesa il 25 novembre, stiano ancora salendo.

(Incrementi giornalieri di casi positivi parametrati sulla popolazione, Usa e Unione europea; fonte ourwordindata)

(Incrementi giornalieri di casi positivi parametrati sulla popolazione, Usa e Unione europea; fonte ourwordindata)

(Incrementi giornalieri di casi positivi parametrati sulla popolazione, Usa e Unione europea; fonte ourwordindata)

I provvedimenti nell’Unione europea

I motivi della differenza sono molteplici e necessitano della premessa che le variabili sono soprattutto legate ai singoli Stati e alle decisioni prese. Riguardo agli interventi attuati dagli Stati dell’Unione Europea, sappiamo che le chiusure si sono via via rese necessarie a partire dall’autunno e hanno interessato prima o dopo tutte le nazioni, con l’Italia che è arrivata alla risalita dei casi qualche tempo dopo, ad esempio, rispetto a Spagna e Francia. Le misure intraprese danno i loro frutti settimane dopo e sono state prese in tempi diversi, in ogni caso il picco della seconda ondata in Europa sembra passato. Alcune analisi sostengono che i «secondi lockdown» siano stati più «efficaci» dei primi, non tanto rispetto all’abbattimento rapido del numero di nuovi casi, ma come risultato costi/benefici: meno attività sospese, ma un’accettabile, seppur lenta, discesa dei contagi. La grossa differenza rispetto alla prima ondata è stata la consapevolezza nella gestione del virus e la presenza e l’abitudine a indossare mascherine. Salvo eccezioni, l’uso della mascherina è radicato e diffuso, come le altre misure di contrasto al Covid come lavarsi le mani e mantenere le distanze. Migliore rispetto alla prima ondata anche l’auto gestione delle persone anziane,che si tengono al riparo come possono, e il tracciamento con i tamponi che, sebbene non del tutto sufficiente, è cresciuto moltissimo. Importante anche aver individuato alcuni ambiti e attività particolarmente a rischio in modo da chiudere selettivamente: sappiamo che il virus si diffonde soprattutto in spazi chiusi e affollati, con scarso ricambio di aria e dove si rimane per lunghi periodi di tempo.
Ogni Stato ha cercato la sua formula di lockdown mirato e l’ha applicata. L’insieme di misure ha permesso a molti Stati di «passare il peggio» della seconda ondata, ma ancora non sappiamo se la discesa porterà a un quasi totale abbattimento dei casi e se avremo la terza ondata. Anche perché a differenza dell’estate, dobbiamo «passare l’inverno», un periodo in cui le malattie respiratorie come il Covid sono più diffuse, inoltre, abbiamo davanti il periodo di festività, che farà cadere alcuni divieti.

La situazione negli Usa

Il confronto con gli Stati Uniti parte da un dato: nella prima ondata la discesa in Europa dell’epidemia da Covid è stata completa ed è arrivata in pratica all’azzeramento del livello di contagi. Non è stato così negli Usa, dove la prima ondata non è mai finita, la seconda è iniziata d’estate in continuità con la prima, con un livello di trasmissione sempre alto, e la terza si è innestata allo stesso modo sulla coda della seconda ondata, non ancora sopita.
L’altra considerazione parte dal fatto che gli Usa sembravano aver raggiunto un picco il 25 novembre. Il 26 novembre si è celebrato il giorno del ringraziamento. Adesso i casi sono risaliti: secondo il New York Times almeno 1.111 nuovi decessi per coronavirus e 173.459 nuovi casi sono stati segnalati negli Stati Uniti il 6 dicembre. Nell’ultima settimana, si sono verificati in media 196.827 casi al giorno, un aumento del 15% rispetto alla media di due settimane prima. Il Paese ha stabilito record per casi, morti e ricoveri negli ultimi giorni, anche se i funzionari hanno imposto nuove restrizioni cercando di frenare la diffusione del virus. Venerdì scorso è stato stabilito un record nazionale per un solo giorno, con oltre 226.000 nuovi casi.

Cosa è andato diversamente

Anche se i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) hanno esortato gli americani a evitare i viaggi per le vacanze e molti funzionari sanitari hanno chiesto alle famiglie di annullare i grandi raduni, più di sei milioni di americani hanno preso un volo durante la settimana del Ringraziamento, che rappresenta circa il 40% del traffico aereo dello scorso anno, riporta il NYT.
Alcuni Stati hanno aspettato troppo a lungo per chiudere, poi ha iniziato a riaprire troppo presto e hanno continuato a riaprire troppo rapidamente (le variabili di cui si parlava a inizio articolo).
Quello che ha distinto l’Europa dagli Usa è anche come il contrasto alla pandemia abbia assunto nel Paese americano connotati politici: alcuni provvedimenti di lotta al coronavirus, come ad esempio la necessitò di indossare mascherine, sono stati sbandierati da una parte e ignorati di proposito e ostentatamente dall’altra, basti pensare ai raduni pro Trump dove i partecipanti arrivavano quasi sempre senza protezione. «Profonde divisioni politiche hanno permesso alla pandemia di attecchire e fiorire – scrive Donald G. McNeil Jr. sul NYT -. Le regioni del Paese tra quelle più colpite dal virus ora – Midwestern e Mountain States e contee rurali, inclusi Dakotas, Iowa, Nebraska e Wyoming – sono quelle che hanno votato massicciamente pro Trump nelle recenti elezioni».
Lo stesso obbligo di indossare una mascherina è stato adottato con estrema lentezza rispetto all’Europa, la misura sanitaria è stata vissuta come «restrizione della propria libertà» da una parte della popolazione. I governatori dell’Iowa e del New Hampshire hanno deciso per la prima volta di rendere obbligatorie le mascherine a metà novembre, ma gli americani medi sono nettamente divisi sulle mascherine. «C’è un ampio sostegno per l’obbligo anche tra i repubblicani – ha detto Martha Louise Lincoln, storica della Medicina presso la San Francisco State University al NYT -, ma tra gli elettori di estrema destra c’è ancora la percezione che siano un segno di debolezza o un simbolo del complotto».

(Casi giornalieri, morti giornaliere, pazienti ospedalizzati in Usa; fonte Covid Tracker Project e Johns Hopkins University)

(Casi giornalieri, morti giornaliere, pazienti ospedalizzati in Usa; fonte Covid Tracker Project e Johns Hopkins University)

(Casi giornalieri, morti giornaliere, pazienti ospedalizzati in Usa; fonte Covid Tracker Project e Johns Hopkins University)

I record in negativo

Adesso i record bruciati dagli Usa sono preoccupanti e non riguardano solo i nuovi casi ma anche le morti e le ospedalizzazioni, come si vede nel grafico (qui sopra) compilato con Covid Tracker Project e Johns Hopkins University , dove il 6 dicembre le morti hanno raggiunto il record settimanale e le ospedalizzazioni sono arrivate a 101.487 in un giorno, record assoluto. Al culmine della primavera i ricoveri erano arrivati a 60mila e lo stesso picco era stato raggiunto in estate. Adesso siamo sopra i 100mila sebbene solo il 7,4% dei casi di Covid sia stato ricoverato in ospedale a novembre, la percentuale più bassa finora. L’analisi che offre «The Atlantic» è che la bassa percentuale sia lo specchio della saturazione del sistema ospedaliero: «Gli americani che stanno morendo di Covid-19 ora, se si fossero ammalati un mese fa, sarebbero sopravvissuti», scrivono Robinson Meyer e Alexis Madrigal.

7 dicembre 2020 (modifica il 7 dicembre 2020 | 13:04)

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