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Coronavirus: i malati reumatici sono più a rischio, ricovero per metà di loro

Questi pazienti, se colpiti dal virus, hanno un esito più severo. Per questo (e molti altri motivi) è importante seguire correttamente le cure e rispettare il distanziamento sociale …

Che l’infezione da SARS-CoV-2 colpisca più duramente le persone più fragili è ormai cosa nota. Così anche i circa sei milioni di italiani che soffrono di malattie reumatologiche, se colpiti dal virus, hanno un esito relativamente più severo rispetto alla popolazione generale, specie in presenza di comorbidità e di una patologia non completamente controllata dai trattamenti. Per questo è importante che i malati seguano scrupolosamente le terapie prescritte e facciano del loro meglio per proteggersi dal nuovo coronavirus con mascherine, distanziamento sociale e lavaggio frequente delle mani.Lo hanno ricordato gli esperti della Società Italiana di Reumatologia (Sir) durante il congresso nazionale dell’associazione in corso in modalità virtuale in questi giorni. Esistono più di cento malattie reumatiche diverse, molto differenti fra loro per frequenza e gravità: sono caratterizzate da infiammazione a carico delle articolazioni con coinvolgimento di tutte le strutture che compongono l’apparato locomotore e spesso colpiscono anche gli organi interni. «Riconoscere i sintomi e arrivare al più presto a una diagnosi è essenziale per limitare i danni e curare al meglio i malati, tanto quanto lo è durante questa emergenza sanitaria non interrompere le terapie o modificarle senza parlare con lo specialista» sottolinea Luigi Sinigaglia, presidente nazionale della Sir.

Il registro dei casi

Come emerge dall’ultimo report di «Control-19», il primo registro che studia le conseguenze del Coronavirus in reumatologia (istituito dalla Sir a partire da marzo 2020), Covid-19 può avere effetti particolarmente negativi sulla salute del paziente reumatologico. Circa la metà dei malati (il 46%) che ha contratto l’infezione è andata incontro a un ricovero ospedaliero. Su oltre 500 casi il 10% ha avuto necessità di ventilazione invasiva. Ma i dati vanno interpretati alla luce del fatto che la maggior parte dei casi segnalati a partire dalla scorsa primavera erano riferiti a pazienti con forme gravi, nelle quali il tampone veniva eseguito quando il paziente era già in ospedale. Finora sono stati raccolte in Italia le informazioni relative a 545 uomini e donne con patologie reumatiche: al momento dell’infezione la casistica, prevalentemente femminile, era costituita da pazienti con artrite reumatoide (33%), spondiloartrite (27%), connettiviti (20%) vasculiti (9%) e altre malattie (9%). «Dalle prime analisi risulta che se un paziente reumatologico viene colpito da Covid-19 presenta un esito relativamente più severo rispetto alla popolazione generale e ciò vale anche per la mortalità con un eccesso di rischio pari al 50% in particolare nella popolazione femminile giovane – spiega Sinigaglia -. Al momento invece non possiamo ancora stabilire se una patologia reumatologica sia in grado di favorire o meno l’infezione. Grazie all’isolamento preventivo dei pazienti, soprattutto durante la prima fase dalla pandemia, siamo riusciti a limitare i contagi. I pazienti, soprattutto quelli interessati da patologie infiammatorie croniche in fase di attività e non completamente controllate dalla terapia, devono limitare il più possibile gli spostamenti e i contatti sociali. Anche durante le imminenti festività natalizie e di fine anno».

Scarsa aderenza terapeutica: un problema

«Al momento del contagio al 17% dei pazienti era somministrata idrossiclorochina, mentre l’80% assumeva farmaci biologici – aggiunge Guido Valesini, vicepresidente Sir -. I dati finora raccolti dimostrano che le terapie che molti pazienti reumatologici seguono, come l’idrossiclorochina e la clorochina non hanno effetti preventivi sul contagio e non sembrano emergere rischi maggiori per chi utilizza i cosiddetti farmaci modificanti il decorso delle malattie, sia di tipo sintetico sia di tipo biotecnologico. I risultati non sono tuttavia definitivi e sono allo studio nuove possibilità di intervento terapeutico o preventivo con altri farmaci reumatologici. Il nostro auspicio è che i vaccini al momento in fase di approvazione siano quanto prima disponibili per tutta la popolazione e soprattutto per i pazienti fragili come quelli reumatologici».La scarsa o non corretta aderenza terapeutica è però un problema che interessa solitamente ben quattro pazienti su dieci colpiti da artrite reumatoide. Le innumerevoli difficoltà ed emergenze sanitarie legate alla pandemia rischiano di amplificare ulteriormente il fenomeno della mancata aderenza con gravi conseguenze. 

Obiettivo remissione per una vita normale

Perché è così importante proseguire con le cure e i trattamenti? «Interrompere le cure determina possibili riacutizzazioni della patologia – risponde sottolinea Roberto Gerli, presidente eletto Sir -. In diverse Regioni molti reparti di Reumatologia sono stati costretti a ridurre le prestazioni assistenziali o sono stati riconvertiti per accogliere pazienti colpiti da Coronavirus. E’ necessario un grande sforzo da parte di tutti medici, istituzioni e caregiver per non abbandonare proprio in questo momento difficile gli oltre 5 milioni d’italiani con una malattia reumatologica».Seguire scrupolosamente le terapie è decisivo anche per non compromettere i risultati ottenuti con tanti sforzi dalla ricerca scientifica. Oggi è così possibile ridurre ai minimi termini le conseguenze di alcune gravi patologie reumatologiche come l’artrite reumatoide: se l’intervento terapeutico è precoce, grazie a cure estremamente efficaci e a una strategia terapeutica ottimale, è possibile ottenere la remissione nel 50% dei pazienti. Si ottiene così una condizione di controllo dei principali sintomi e di tutte le manifestazioni di attività della patologia. Non si può ancora parlare di guarigione, ma se la remissione è sostenuta nel tempo consente al paziente una vita normale dal punto di vista della sintomatologia clinica con un ritorno alla piena efficienza lavorativa e sociale.Se un malato viene trattato troppo tardi è difficile, e a volte addirittura impossibile conseguire un risultato ambizioso come la remissione, che può però essere raggiunto anche nei pazienti che hanno già fallito alcune terapie con biologici (purchè la diagnosi venga posta precocemente e la strategia applicata correttamente fin dagli esordi).

Un canale web solo per le malattie reumatologiche

Ancora troppi pazienti e caregiver hanno però poca conoscenza su questa opportunità garantita dall’innovazione e dalla ricerca medico-scientifica. Per questo la Sir ha deciso di avviare una nuova campagna nazionale informativa rivolta sia ai cittadini sia ai clinici sia ai pazienti portatori di gravi patologie potenzialmente invalidanti. Il progetto prevede una survey tra i reumatologi, la realizzazione di un booklet e l’apertura di uno specifico canale sulla remissione su SIR Tv, il primo canale web dedicato interamente alle malattie reumatologiche. «La remissione è garantita anche dall’aderenza terapeutica – chiarisce Roberto Caporali, segretario alla Presidenza Sir -. Nel caso dell’artrite reumatoide però il 40% dei pazienti non assume con regolarità le cure prescritte dallo specialista. Stiamo dunque parlando di oltre 140 mila pazienti che nel nostro Paese non seguono le nostre indicazioni e raccomandazioni. La pandemia da Covid-19 rende inoltre più difficile l’accesso alle strutture sanitarie per ricevere farmaci e cure. Anche per questo abbiamo deciso di avviare un progetto nazionale che metta al centro le opportunità offerte dalle terapie».Lo scopo dell’emittente, avviata insieme alla Fondazione Italiana per la Ricerca sull’Artite ONLUS (FIRA), è quello di divulgare la cultura reumatologica, in modo da far conoscere i campanelli d’allarme da non trascurare, le regole di prevenzione da seguire e le opzioni terapeutiche esistenti per le varie patologie. «Siamo convinti che le malattie più gravi si possano combattere anche grazie a una corretta informazione – conclude Carlomaurizio Montecucco, presidente di Fondazione FIRA -. Per questo sosteniamo l’iniziativa della Sir alla quale partecipiamo con una rubrica speciale. La web tv rappresenta una nuova modalità per rimanere in contatto non solo con i pazienti ma anche con tutti i cittadini che possono essere interessati dalle malattie reumatologiche. Come Fondazione FIRA siamo inoltre impegnati a 360 gradi per promuovere la ricerca clinica indipendente investendo risorse e mezzi per trovare nuove opzioni diagnostico-terapeutiche contro le più gravi patologie reumatologiche».

28 novembre 2020 (modifica il 28 novembre 2020 | 11:44)

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