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Coronavirus, i numeri in chiaro. Paolotti (Isi): «Tra tre mesi rischiamo che la situazione sia fuori controllo»

Per la ricercatrice i tempi della campagna vaccinale sono troppo lunghi: «Le ultime somministrazioni a ottobre, in un anno può accadere di tutto», dice
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In Italia sono 17.246 i nuovi casi di positività al Coronavirus individuati con il consueto monitoraggio giornaliero. I dati, diffusi nel bollettino del ministero della Salute e della Protezione Civile arrivano a fronte di 160.585 nuovi tamponi effettuati. Sono poi 522 i nuovi decessi; ieri le vittime erano state 507. Il totale delle vittime da Covid-19 dall’inizio dell’emergenza sanitaria sono state 80.848. Il computo totale dei casi raggiunge quota 2.336.279. I ricoveri, oggi – 14 gennaio – sono in tutto 23.110. Sono invece 2.557 i pazienti in terapia intensiva; di questi, 164 hanno fatto il loro ingresso in reparto nella giornata di oggi. Il totale dei guariti e dei dimessi sale a quota 1.694.051. «I numeri sono sempre troppo alti», spiega a Open Daniela Paolotti, ricercatrice della Fondazione Isi.

Dottoressa, qual è la situazione relativamente ai dati di oggi?

«Abbiamo un numero di vittime incredibilmente alto: questo significa un appiattimento della curva dei decessi, rallentata fino a inizio dicembre, ma che ha poi ripreso la sua corsa al rialzo. Lo stesso per le terapie intensive. I positivi stanno risalendo in molte Regioni. La dinamica non è uguale in tutto il Paese, è chiaro, ma questo ci dice che le riaperture prenatalizie hanno dato benzina a una situazione già al limite».

Pensa che arriveranno anche gli effetti dei provvedimenti introdotti per il Natale?

«Venivamo da tre settimane, quelle prima del Natale, da “libera tutti”: negozi presi d’assalto, folle di gente…Le misure messe in atto durante le vacanze sono state solo un palliativo».

Quindi dobbiamo aspettarci una nuova ondata?

«Non c’è da aspettarselo: è sicuro».

Qualcosa è andato storto…

«Con le restrizioni imposte a novembre stavamo andando molto bene. Ma le riaperture hanno azzerato gli sforzi fatti».

Ha idea di come uscire da questo pantano?

«Lo schema è sempre il solito: potenziare il tracciamento, mettere in atto restrizioni rapidamente, prima che curva acceleri. Ma da noi non viene mai fatto, si aspetta sempre di avere tutto fuori controllo prima di rimettersi in carreggiata».

È d’accordo con la dichiarazione della fondazione Gimbe che dice che il vaccino non è una soluzione immediata?

«Il grosso problema dei vaccini è la logistica. Sappiamo che da qui ad aprile assumeranno il farmaco gli operatori sanitari e gli ospiti delle Rsa. Poi cominceranno coloro che soffrono di malattie croniche, dopo ancora chi è meno a rischio. Tra ottobre e dicembre cominceranno gli altri. Significa aspettare quasi un anno, e in un anno può succedere di tutto. Se arriva la variante Covid, saremo catapultati in una situazione disperata. C’è anche l’incertezza del vaccino AstraZeneca, che ancora non è stato approvato».

Cosa pensa accadrà nel giro di tre mesi?

«La mia previsione non è positiva: avremo una nuova circolazione del virus. E non mi aspetto che vengano prese ora misure adeguate. Il che chiaramente porterà di nuovo la situazione fuori controllo».

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