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Coronavirus, il dramma in Ecuador Cadaveri abbandonati e bruciati nelle strade

L’epicentro del contagio a Guayaquil dove i corpi non vengono ritirati con la popolazione costretta a trascinarli all’esterno delle case per paura del contagio. Il cooperante italiano: «C’è il coprifuoco ma non fanno i tamponi» …

I cadaveri, l’esercito nelle strade e il caos politico. Scene e immagini drammatiche che arrivano da Guayaquil, la città che più di tutte le altre registra casi positivi di coronavirus in Ecuador. Secondo quanto riferito dai media del Paese, i corpi dei morti nelle case, per il virus o per altri motivi, vengono gettati sui marciapiedi, negli angoli, nei portoni o nei contenitori dell’immondizia, avvolti in rudimentali sacchi di plastica. In alcuni casi i corpi sono stati dati alle fiamme.

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Il problema del recupero dei cadaveri in città dura da più di una settimana, e immagini impressionanti sono circolate sui social network. «È difficile verificare la veridicità di tutte le informazioni che arrivano», spiega Francesco Bonini, cooperante italiano della ong toscana Cospe. «Tuttavia la situazione è drammatica e Guayaquil è sicuramente l’epicentro del contagio». Il ritardo e la paura di contrarre il coronavirus hanno portato i cittadini a scelte disperate e, tra domenica e lunedì, i cadaveri di persone decedute con sintomi di Covid-19 o altre patologie sono apparsi negli angoli della città, dove tra le altre cose le temperature sono molto alte . Testimoni denunciano di aver chiamato i numeri di emergenza per far ritirare i morti, ma nessuno ha dato loro una soluzione e i corpi sono rimasti in casa per due e anche quattro giorni di attesa.

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Secondo quanto riporta il quotidiano «El Comercio» tra il 23 ed il 31 marzo sono 308 i cadaveri che polizia e forze armate hanno raccolto dalle case e in alcuni casi dalle strade della città, anche se non per tutti i casi è stata accertata la positività al Covid-19. Secondo fonti della sicurezza citate dal quotidiano sono ancora 111 i cadaveri in attesa di essere prelevati dalle abitazioni. Con oltre 3,7 milioni di abitanti ed un attivo porto commerciale sul Pacifico, al confine con il Perù, Guayaquil è la città più popolosa del paese sudamericano e quella con il più altro numero di contagi accertati, 1.106 su un totale nazionale di 3.368 e 145 morti che fanno dell’Ecuador il Paese più colpito dell’America Latina. Per il governo il rischio è arrivare a un bilancio di 3.500 morti solo nella città di Guayaquil e della provincia circostante. «All’inizio dell’emergenza parlavano di 120 posti di terapia intensiva per tutto il Paese. I tamponi non si fanno anche perché il sistema sanitario è molto simile a quello Usa e quindi la sanità pubblica ha pochissime risorse. Inoltre la ministra della Salute si è dimessa così come il direttore dell’Inps locale in polemica con la gestione delle risorse», spiega ancora Bonino.

Le autorità ecuadoriane hanno riconosciuto le difficoltà nel ritirare i cadaveri delle persone decedute, e di fronte a questa situazione il presidente Lenin Moreno ha annunciato lunedì la creazione di una Task Force sotto la responsabilità di Jorge Wated, Wated ha riferito che le misure per velocizzare le sepolture sono state già avviate e che i corpi riceveranno una tomba personale e non saranno messi in una fossa comune, come inizialmente proposto dalle autorità. Nel luogo, era stato anche proposto di realizzare un mausoleo, in ricordo dei deceduti. Il sindaco della città, Cynthia Viteri, è in isolamento a casa, contagiata dal Covid-19, ma si fa ugualmente portavoce delle proteste dei cittadini che chiedono di recuperare i cadaveri dalle case Il portavoce del governo si è scusato in un messaggio trasmesso dalla televisione di stato. Ha dichiarato che gli operatori mortuari non sono stati in grado di tenere il passo con la sepoltura dei morti a causa di un coprifuoco imposto sotto la pandemia. «In tutto il Paese è in vigore il coprifuoco dalle 14 alle 17 e nelle ore mattutine le uscite sono scaglionate sulla base del numero della carta identità, per chi contravviene le misure sono multe da 100 dollari nel primo caso, 400 nel secondo e poi è previsto l’arresto», conclude Bonino.

Le scuole, riferisce il quotidiano «El Comercio», resteranno chiuse per tutto il mese di aprile, mentre l’obbligo di lavoro da remoto sarà esteso fino al 12 aprile. Prolungata fino a fine aprile anche la sospensione dei voli nazionali e internazionali. La sospensione di spettacoli ed eventi di massa viene invece sospesa fino a maggio. In ultimo il governo di Quito ha presentato all’Fmi una richiesta di aiuto finanziario. Secondo quanto si legge in una nota diramata dall’organismo multilaterale il governo del presidente Lenin Moreno ha manifestato l’intenzione di «ottenere il nostro appoggio finanziario attraverso lo strumento Rapid Financing Instrument (Rfi) del Fondo». La concessione di un prestito Rfi «permetterebbe al governo di affrontare le necessità urgenti della bilancia dei pagamenti e sosterrebbe politiche che permettono di indirizzare rapidamente i fondi ai settori più colpiti del paese, compreso il sistema di salute e protezione sociale, per irrobustire la risposta al covid-19».

4 aprile 2020 (modifica il 4 aprile 2020 | 16:46)

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