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Coronavirus, il Montenegro ha il record in Europa: maxi-focolaio ai funerali del vescovo

In Montenegro tasso record di 90 contagi al giorno ogni 100 mila abitanti: è al terzo posto nel mondo. Alle esequie del metropolita Amfilohije, a inizio novembre, potrebbero essersi contagiati in migliaia (compreso il patriarca Irinej, morto venerdì) …

I sontuosi funerali del vescovo metropolita Amfilohije Radović a Podgorica, diventati subito un maxi-focolaio, hanno portato gli occhi del mondo sull’allarme Covid-19 in Montenegro. Baci alla salma, mascherine assenti, nessun distanziamento sociale nella marea di fedeli. Tra i contagiati in quell’occasione, che potrebbero essere migliaia, anche il patriarca della Chiesa ortodossa serba Irinej, morto venerdì e ricordato con esequie simili a Belgrado appena ieri. Ma è dalla primavera che il Montenegro è una polveriera di contagi: oggi è il secondo Paese in Europa per nuovi casi in rapporto alla popolazione, con un tasso record di 90 nuovi casi al giorno su 100 mila abitanti (segue solo al Lussemburgo; nel mondo è al terzo posto; l’Italia, per fare un esempio, è al 15esimo posto nel mondo con 54,5 contagi al giorno per 100 mila abitanti). Già a maggio otto vescovi ortodossi erano stati arrestati per avere violato — ma sarebbe meglio dire «ignorato» — il regolamento anti-Covid. L’intreccio tra focolai e comunità religiose di fede ortodossa serba, non esenti da un certo spiccato negazionismo, è inestricabile.

Il caso più evidente si è registrato a Podgorica il 1 novembre, con i funerali del vescovo metropolita Amfilohije, una figura molto popolare, morto a 82 anni per le conseguenze del Covid-19: paladino della Grande Serbia, ricordato come un santo dai suoi seguaci e come sacerdote personale di Arkan dagli altri, la sua cerimonia funebre ha radunato tutta la classe dirigente filoserba del Paese oltre a migliaia e migliaia di fedeli. Tutti senza mascherina. Come da rito, in molti hanno omaggiato la salma baciandone la fronte e le mani. Boom di contagi. Tra i più illustri, il patriarca Irinej: massima autorità spirituale della Chiesa ortodossa di Serbia, 90 anni, ha baciato la salma del suo vescovo e poi è rientrato a Belgrado, dove è morto venerdì scorso. Domenica 22 novembre, al tempio di San Sava nella capitale serba, le sue esequie: stesso rituale di quelle di Amfilohije, ancora più sfarzose, niente mascherina né distanziamento ma una processione di baci alla salma.

I social pullulano di video delle esequie, spesso con didascalie sardoniche come questa: ecco come ci si protegge dal virus in Montenegro, scrive questo utente, diffondendo un filmato del funerale di Amfilohije.

Del resto lo stesso Amfilohije, a maggio, aveva guidato una processione al monastero rupestre di Ostrog, a nordovest della capitale Podgorica, promettendo che «avrebbe potuto guarire il virus che ha conquistato il mondo». In attesa del vaccino, diceva, «abbiamo i pellegrinaggi: il vaccino di Dio». Al suo funerale si sono contagiati in migliaia: come nei «Promessi sposi», dove una processione concessa dal cardinal Borromeo contro la peste diventa essa stessa focolaio di contagi. In Montenegro le celebrazioni ortodosse, in cui tra l’altro i fedeli bevono vino consacrato da un cucchiaio comune, vanno avanti indisturbate e seguono la linea «negazionista» della Chiesa ortodossa serba, nonostante l’arresto — che si intendeva esemplare — degli otto vescovi a maggio.

23 novembre 2020 (modifica il 23 novembre 2020 | 11:37)

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