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Coronavirus, il movimento delle coppie internazionali ancora separate: «Fateci incontrare»

Sono migliaia i fidanzati che non riescono a ricongiungersi da marzo per colpa dei divieti di viaggio tra Paesi del Mondo. Undici Stati Ue hanno cambiato legislazione per favorire le relazioni. Ma l’Italia è ancora indietro. E sui social nasce la campagna: #loveisnottourism. Il Corriere ha raccolto tre storie …

31 agosto 2020 – 14:50

Sono migliaia i fidanzati che non riescono a ricongiungersi da marzo per colpa dei divieti di viaggio tra Paesi del Mondo. Undici Stati Ue hanno cambiato legislazione per favorire le relazioni. Ma l’Italia è ancora indietro. E sui social nasce la campagna: #loveisnottourism. Il Corriere ha raccolto tre storie

di Carlotta Lombardo

La paura, la collera, l’impossibilità di vedersi ormai da sei mesi. Soprattutto, la mancanza di prospettive. È l’insopportabile situazione che stanno vivendo migliaia di coppie bi-nazionali non sposate o non conviventi (circa 10mila in Europa) che, a causa del divieto di viaggio imposto per limitare il diffondersi del Covid-19 e nonostante la parziale riapertura dei confini europei, vivono separate perché uno dei due partner vive al di fuori dell’area Schengen. Al momento, per loro, non c’è nessuna possibilità di ricongiungimento: non rientrano infatti in quei motivi «essenziali» che permettono la riunificazione delle famiglie separate dalle misure anti-virus. E se, ad oggi, 11 Stati dell’Unione Europea (Danimarca, Norvegia, Olanda, Repubblica Ceca, Islanda, Austria, Svizzera, Finlandia, Germania, Francia e Spagna) hanno acconsentito a cambiare la legge permettendo di fatto la loro riunificazione a patto che si dimostri con foto, chat, biglietti aerei, eventuali account bancari condivisi l’evidenza di una relazione «stabile», l’Italia manca ancora all’appello.

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Silvia e Tylernext

Per riuscire a vedersi alcune coppie «triangolano» in quei paesi dove l’ingresso è permesso con un visto turistico, come l’Inghilterra, la Croazia o isole tropicali come Aruba. Ma l’amore non è turismo. Lo sostiene il movimento riunito sotto l’hashtag #LoveIsNotTourism che dallo scorso 16 luglio in Italia propone un modello di ricongiungimento basato su Covid Test negativo (con spesa a carico di chi si sottopone all’esame) e quarantena chiedendo allo Stato che ai partner extracomunitari di un cittadino italiano venga permesso l’ingresso in Italia anche in mancanza di matrimonio o iscrizione nel registro delle unioni civili. Nel pieno rispetto della sicurezza e dell’amore

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31 agosto 2020 | 14:50

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