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Coronavirus in Italia, il bollettino di oggi 17 novembre: 32.191 nuovi casi e 731 morti

I dati del bollettino sulla pandemia di Covid-19 di martedì 17 novembre …

In Italia, dall’inizio dell’epidemia di coronavirus, almeno 1.238.072 persone (+32.191 rispetto a ieri, +2,7%; ieri +27.354) hanno contratto il virus Sars-CoV-2. Di queste, 46.464 sono decedute (+731, +1,6%; ieri +504) e 457.798 sono guarite o sono state dimesse (+15.434, +3,5%; ieri +21.554,). Attualmente i soggetti positivi dei quali si ha certezza sono 733.810 (+16.026, +2,2%; ieri +5.294) e sono visibili nella quinta colonna da destra della tabella in alto; il conto sale a 1.238.072 — come detto sopra — se nel computo ci sono anche i morti e i guariti, conteggiando cioè tutte le persone che sono state trovate positive al virus dall’inizio dell’epidemia.

I tamponi sono stati 208.458, ovvero 55.795 in più rispetto a ieri quando erano stati 152.663. Mentre il tasso di positività è intorno al 15% (di preciso 15,4%): vuol dire che su 100 tamponi eseguiti 15 sono risultati positivi; ieri era di circa il 18% (di preciso 17,9%). Questa percentuale dà l’idea dell’andamento dei contagi, indipendentemente dal numero di test effettuati. Questa è la mappa del contagio in Italia.

Aumentano i contagi in 24 ore, a fronte di più tamponi come succede spesso il martedì, il giorno dopo «l’effetto weekend» (meno test nel fine settimana). Ma scende il rapporto di casi su tamponi. «La curva del contagio è ancora in crescita, ma è una crescita lineare — spiega Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli studi di Milano e direttore sanitario dell’ospedale Galeazzi di Milano su Sky Tg24 —. Direi che dobbiamo aspettarci ancora una crescita e arrivare spero al picco entro una settimana». E Stefano Merler della fondazione Bruno Kessler alla conferenza stampa al ministero della Salute precisa: «L’Rt non è ancora sotto 1 , quindi l’epidemia è ancora in crescita. Ma c’è una decrescita». Ora, «l’obiettivo è portare rapidamente Rt sotto 1», come ha detto il presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Silvio Brusaferro.

Per vedere un così alto numero di vittime — mai così tante nella seconda ondata — bisogna andare indietro al 29 marzo quando erano 756, ossia due giorni dopo il picco massimo di decessi (969). È il dato più tragico. Per lo più si tratta di persone che si sono infettate 15-20 giorni prima — commenta Pregliasco — quando la curva era in salita rapida e per vedere un numero di vittime più basso bisogna aspettare più a lungo.

Qui tutti i bollettini dal 29 febbraio. Qui le ultime notizie della giornata.

Articolo in aggiornamento…

17 novembre 2020 (modifica il 17 novembre 2020 | 17:23)

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