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Coronavirus: in Spagna in un giorno 241 morti e 10.799 nuovi contagi. Che cosa sta succedendo

Nel Paese iberico l’incidenza del virus tocca 287 persone ogni 100mila abitanti (in Italia siamo a 32). Con una circolazione del virus così prepotente, tutte le fasce di età vengono colpite e gli ospedali iniziano a riempirsi: il 16,8% dei posti in terapia intensiva sono occupati (anche se i decessi restano lontani dal triste primato della prima ondata) …

In Spagna nelle ultime 24 ore sono stati registrati 10.799 nuovi contagi di coronavirus e 241 morti. Il dato sui decessi è il più alto in quella che si può chiamare la “seconda ondata” del Paese. Anche se non tutti sono relativi alle ultime 24 ore e sono stati aggiunti numeri che in precedenza non erano stati conteggiati, la progressione preoccupa, nonostante sia lontana dal triste primato di 950 morti in un giorno.

I dati allarmanti

Che cosa sta succedendo in Spagna? Il Paese ha un’impennata notevole di nuovi positivi anche rispetto a Paesi come Usa, India, Brasile (vedi GRAFICO 1 sotto). In numeri assoluti è il quinto Stato con il maggior incremento al mondo (ovviamente dipende anche dai singoli giorni) e in termini di casi nuovi pro capite è il secondo dopo l’Argentina e prima del Brasile.

GRAFICO 1 - in giallo i nuovi casi giornalieri e in rosso i decessi (Fonte worldometers)

GRAFICO 1 - in giallo i nuovi casi giornalieri e in rosso i decessi (Fonte worldometers)

GRAFICO 1 – in giallo i nuovi casi giornalieri e in rosso i decessi (Fonte worldometers)

Prima ondata e casi

I numeri giornalieri della prima ondata sono stati praticamente già raggiunti (vedi GRAFICO 2 sotto, con i nuovi casi giornalieri da febbraio), anche se non sono confrontabili, visto che (come avviene in Italia) adesso i sistemi di tracciamento individuano molte più persone (anche gli asintomatici) rispetto a prima e quindi il numero dei contagiati è più aderente alla vera diffusione epidemiologica della malattia.

GRAFICO 2 - nuovi casi giornalieri (Fonte worldometers)

GRAFICO 2 - nuovi casi giornalieri (Fonte worldometers)

GRAFICO 2 – nuovi casi giornalieri (Fonte worldometers)

La conseguenza temuta

I numeri dei decessi sono decisamente inferiori alla prima ondata, come avviene in molti altri Paesi e come vediamo nel GRAFICO 3 (sotto). I motivi sono molteplici: maggior capacità di intercettare prima i malati e portarli (se è il caso) in ospedale, maggior tempestività nelle terapie (anche se ancora non esiste una cura specifica), maggior protezione delle persone fragili dal virus.
Sono preoccupanti, però, non solo per il valore di ciascuna vita, ma – a livello di gestione della crisi Covid -, perché evidenziano quella che è una conseguenza quasi inevitabile dell’aumento del numero di positivi: un virus che circola in modo diffuso nella popolazione, prima o poi tocca anche i soggetti deboli, determinando un conseguente aumento dei ricoveri e -in seconda battuta-, dei decessi.

GRAFICO 3 - decessi giornalieri da febbraio (fonte worldometers)

GRAFICO 3 - decessi giornalieri da febbraio (fonte worldometers)

GRAFICO 3 – decessi giornalieri da febbraio (fonte worldometers)

Le terapie intensive

Secondo i dati resi noti dal ministero della Salute spagnolo attualmente il 9,6% dei posti letto in ospedale è occupato da pazienti con coronavirus. Il 16,8% per cento dei posti letto in terapia intensiva. A La Rioja sono il 56,7% e a Madrid il 36,3%. Tutti gli altri distretti superano il 10%, tenendo conto che la percentuale è calcolata non rispetto alla capacità “base” che avevano gli ospedali prima, ma rispetto agli ampliamenti che hanno fatto per affrontare l’emergenza sanitaria. Il virus in estate si è mosso tra le fasce più giovani della popolazione. Poi ha interessato via via le altre fasce di età, come è successo nel resto d’Europa. Con l’aumento dei contagi nelle fasce 20-29 e 30-39 ha iniziato ad aumentare anche l’incidenza tra gli anziani: con il passare delle settimane e con il costante aumento dei contagi vengono toccate tutte le classi d’età (ne avevamo parlato QUI).

GRAFICO 4 - nuovi casi per fascia di età (fonte FT-Ministero Salute Spagna)

GRAFICO 4 - nuovi casi per fascia di età (fonte FT-Ministero Salute Spagna)

GRAFICO 4 – nuovi casi per fascia di età (fonte FT-Ministero Salute Spagna)

Incidenza per fasce di età

L’evoluzione del tasso di incidenza per fascia di età si vede bene nel grafico sopra relativo alla Spagna (GRAFICO 4) e risalente al 17 settembre (secondo i dati del ministero della Salute Spagnolo). I casi sono quelli nuovi settimanali (in rapporto a 100mila persone), per gruppi di età. I colori tenui rappresentano bassa incidenza, quelli rosso scuri l’alta incidenza. L’aumento più marcato (rosso) dell’incidenza inizia nella 30ma settimana nella fascia 15-29, ma a distanza di 5 settimane tutte le fasce di età si sono “adeguate”, per fortuna con qualche differenza numerica, ma comunque il virus è arrivato ai più deboli. Quando le unità di terapia intensiva si saturano, le autorità non hanno altra scelta che ricorrere alle restrizioni. È il motivo per cui anche in Italia il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri, si è detto “preoccupato per i pranzi in famiglia”, perché il contagio rischia di raggiungere le persone anziane e quindi più deboli. Ciò che accade nelle unità di terapia intensiva, quindi, è un riflesso del progresso delle diagnosi. Nonostante si rilevino molti più positivi rispetto a marzo – molti sono asintomatici e un buon numero è lievemente sintomatico -, con l’aumento dei casi rilevati, aumenta anche il numero di persone che necessitano di ricovero o terapia intensiva.

Madrid la città più colpita

La Spagna sta correndo ai ripari, nonostante le proteste da parte di alcune frange della popolazione contro le nuove restrizioni e qualche problema politico. L’incidenza a Madrid è comunque impressionante e la peggiore: 746,2 casi ogni 100.000 abitanti negli ultimi 14 giorni. La media in Spagna è 287,7. Per fare un paragone in Germania è di 24,9, in Italia 32,1, nel Regno Unito 69,1 e in Francia 182,9 casi ogni 100.000 abitanti. «A Madrid c’è stata un’evidente anomalia rispetto alle altre Comunità. In molte di esse ci sono stati seri problemi, come in Aragona o in Catalogna, ma lì le decisioni di confinamento parziale o locale sono state prese molto rapidamente perché i presidenti di Comunità prestavano attenzione ai consiglieri e alle squadre tecniche», scrive il quotidiano El Pais.

Quarantena ridotta

A Madrid Díaz Ayuso, presidente della Comunità, ha optato per quello che la sua squadra ha definito “un intervento chirurgico” per cercare di salvare l’economia: è stata limitata la circolazione in sei quartieri della capitale e in sei città della regione di Madrid, dove si erano registrati più di 1.000 contagi ogni 100mila abitanti. Si potrà quindi uscire di casa solo per motivazioni ben precise, tutti i locali dovranno chiudere alle 22, i ristoranti e gli hotel funzioneranno al cinquanta per cento, mentre i tavoli dovranno rispettare una distanza di almeno un metro e mezzo e non potranno accogliere a sedere più di sei persone per volta in comitiva. L’esecutivo adesso fa pressioni su Díaz Ayuso affinché accetti di imporre misure più forti e soprattutto perché lasci le decisioni chiave nelle mani del ministro della Salute e dei suoi tecnici. Nonostante l’aumento di vittime e casi di coronavirus, la Spagna, però, ha deciso di ridurre da 14 a 10 giorni la quarantena per chi è entrato a stretto contatto con una persona contagiata. Nulla cambia invece per chi risulta positivo al Covid-19: il periodo di isolamento rimane dai 10 ai 14 giorni a seconda che si sia sintomatici o asintomatici e a seconda delle Regioni in cui ci si trova, perché in questo ambito possono decidere in autonomia.

23 settembre 2020 (modifica il 23 settembre 2020 | 12:57)

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