Categorie
Coronavirus Milano - Cronaca

Coronavirus, indice Rt a 1,55: mai così alto da marzo. Gli esperti: segnale da valutare

Questa fase dell’epidemia, con i rientri dalle ferie, presenta profili di rischio sempre più marcato. Il virus, pur se continua ad aumentare la propria diffusione, non costringe al ricovero un gran numero di contagiati …

È il dato più alto dalla fine del lockdown. Per trovare l’indicatore allo stesso livello bisogna tornare molto più indietro, intorno al 10/11 marzo, dunque nel momento in cui le più incisive politiche sanitarie per il contenimento del coronavirus erano appena scattate. Con un’evidente differenza. Mentre in primavera la tendenza dell’Rt (che indica il numero di persone che mediamente vengono infettate da un singolo caso) era in calo, oggi è in salita.

L’Rt definisce la forza dell’epidemia: se resta sotto la soglia dell’1, vuol dire che la diffusione dell’epidemia sta rallentando; se invece sale sopra l’1, significa che il contagio si sta espandendo. L’ultimo dato disponibile, calcolato lunedì dai tecnici dell’Ats di Milano (che copre anche la provincia di Lodi), si ferma al 19 agosto, quando l’Rt ha toccato il valore di 1,55. A partire dall’inizio di luglio, dunque da quasi due mesi, quell’indicatore è stato quasi sempre sopra l’1, e nei giorni dopo Ferragosto ha avuto una notevole impennata.

È evidente che su quel calcolo, in questo momento, stanno incidendo in maniera abbastanza consistente i nuovi contagi da vacanza e da rientro. E bisogna anche premettere che se in una prima fase dell’epidemia quell’indicatore veniva considerato primario e fondamentale (gli stessi responsabili della sanità si auguravano a fine lockdown che non sfondasse mai la soglia dell’1), oggi va inquadrato nella cornice più ampia del numero assoluto di contagi, del livello di saturazione degli ospedali e delle terapie intensive, della quota di decessi, e così via.

Significa che oggi, valutandolo appunto in questo contesto più ampio, l’Rt da solo non basta a definire una situazione da «allarme rosso». È però anche vero, spiegano i tecnici, che resta un indicatore da osservare sempre e tenere in considerazione: perché rappresenta un altro e sensibile segnale che questa fase dell’epidemia, prima delle riaperture delle scuole e che siano completati i rientri dalle ferie, presenta profili di rischio sempre più marcato.

E questo anche se, nelle fluttuazioni dei contagi, lunedì è stato un giorno migliore rispetto a quello precedente: 53 nuovi casi di Covid-19 scoperti in provincia di Milano (di cui 31 in città, su 110 di tutta la Lombardia), rispetto agli 89 di domenica (51 in città, rispetto ai 239 di tutta la regione). Dati che, oltre al netto abbassamento dell’età media dei malati, mostrano anche come l’epidemia abbia cambiato il proprio centro di emersione: da giorni ormai solo a Milano città si registrano più casi rispetto alle intere province di Bergamo, Brescia, Lodi e Cremona (cioè le zone che furono più devastante in primavera) messe insieme. I casi scoperti lunedì sono arrivati all’esito di quasi 8 mila tamponi, e c’è stato un solo decesso. L’elemento chiave che in positivo continua a controbilanciare l’aumento dell’indicatore Rt è quello di saturazione degli ospedali. Ieri i ricoverati in terapia intensiva erano 15 (più 1) e i malati in ospedale senza bisogno di terapia intensiva 153 (più 5).

Gli aumenti sono contenuti e definiscono un quadro nel quale il virus, pur se continua ad aumentare la propria diffusione, non costringe al ricovero un gran numero di contagiati.

25 agosto 2020 | 07:43

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sorgente articoli: Vai

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *