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Coronavirus, la maggior parte dei pazienti non contagia nessuno. Il ruolo dei superdiffusori

Il più grande studio di tracciamento mostra che solo l’8% dei pazienti è risultato collegato al 60% delle nuove infezioni. I bambini si infettano (anche tra coetanei) …

Uno studio in India su oltre mezzo milione di persone esposte al nuovo coronavirus conferma che la responsabilità della diffusione di Sars Cov-2 è solo di una piccola percentuale di chi è stato infettato. La ricerca, pubblicata su Science, è il più grande sforzo mondiale di tracciamento dei contatti su qualunque malattia infettiva mai intrapreso finora. I risultati mostrano che la maggior parte dei pazienti con Covid -19 non ha mai infettato nessun altro. In particolare i ricercatori hanno scoperto che il 70% delle persone infette non ha contagiato nessuno dei contatti mentre solo l’8% dei pazienti è risultato collegato al 60% delle nuove infezioni osservate evidenziando così il ruolo importante dei superdiffusori nella diffusione del contagio.

Il ruolo dei bambini

Lo studio di tracciamento dei contatti ha anche scoperto che i bambini di tutte le età possono essere infettati dal coronavirus e diffonderlo ad altri, anche fra coetanei. «Il ruolo sulla trasmissione da parte dei bambini è stato molto dibattuto, ma nel nostro studio abbiamo visto un’elevata prevalenza di infezione tra i bambini che sono venuti a contatto con altri ragazzini infetti della loro età. E questo anche se le scuole erano state chiuse a marzo» ha commentato l’autore principale dello studio, Ramanan Laxminarayan del Center for Disease Dynamics, Economics and Policy di New Delhi. Bambini e giovani adulti hanno costituito un terzo dei casi di Covid, ma è da sottolineare che questo è avvenuto popolazioni con risorse limitate. «I bambini sono trasmettitori molto efficienti in questo ambiente, che è qualcosa che non è stato stabilito con fermezza in studi precedenti» hanno dichiarato gli autori. Poiché però i ricercatori non sono stati in grado di ottenere informazioni per tutti i contatti, non sono stati in grado di valutare la capacità di trasmissione dei bambini rispetto agli adulti.

Lo studio

Lo studio si è svolto in due stati del Sud dell’India, Andhra Pradesh e Tamil Nadu, che insieme hanno una popolazione di circa 128 milioni e rappresentano due dei cinque stati indiani con il maggior numero di casi. Dispongono anche di sistemi sanitari tra i più sofisticati del paese. Qui le autorità sanitarie hanno rintracciato e testato più di 575 mila persone esposte al virus di cui quasi 85 mila casi confermati fra marzo e agosto. «Siamo stati molto sorpresi nello scoprire che solo l’8% dei pazienti indice – il primo paziente in una catena di trasmissione – sono stati responsabili del 60% delle infezioni secondarie. Si sospettava l’esistenza della superdiffusione, ma non in queste proporzioni» ha aggiunto Laxminarayan. Il team di ricercatori ha scoperto che la maggior parte dei casi indice erano adulti di età compresa tra i 20 e i 45 anni, giovani che più facilmente escono di casa e hanno contatti con altre persone e possono più facilmente portare la malattia da un luogo all’altro.I ricercatori hanno inoltre scoperto che le possibilità che una persona affetta da coronavirus, indipendentemente dalla sua età, lo trasmettesse a un contatto ravvicinato variava dal 2,6% nella comunità al 9% nella famiglia confermando quello che anche oggi succede in Italia, dove i contagi avvengono per lo più all’interno delle mura domestiche.

2 ottobre 2020 (modifica il 2 ottobre 2020 | 14:49)

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