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Coronavirus Cronache

Coronavirus, la partita di baseball sul confine della «zona rossa»

Due amici, di cui uno in quarantena, hanno trasformato il limite della «zona rossa» di Codogno, nel Lodigiano, in un «diamante». Il racconto: «Abbiamo cominciato a fare ciò che ci piace di più: giocare per lanciare un messaggio di libertà» …

Non era un campo vero, erano trenta metri quadrati di asfalto. Sono stati loro a trasformarli in un diamante (in gergo tecnico, in un campo da baseball), con tanto di linea di mezzeria che in questo caso è una camionetta di poliziotti che fanno i turni per far sì che nessuno entri o esca dalla zona rossa. Due ragazzi e il loro messaggio. Il primo, Paolo, ha 32 anni e vive a Codogno, in quarantena. La sua squadra di baseball è a Lodi. L’esatto contrario dell’ex compagno Filippo, che di anni ne ha 16, vive a Lodi e ora – dopo una promozione sudata – gioca nel Codogno, team di serie B. Stessa passione ma stessa sorte: gli allenamenti bloccati da giorni per colpa dell’emergenza del virus. Il primo non può uscire dai confini del suo comune per raggiungere i compagni di squadra e allenarsi a Lodi, il secondo invece non può entrare a Codogno.

L’idea

Così da una telefonata fra i due è nata un’idea. «Io e Filippo — racconta il più grande – ci siamo dati appuntamento nel punto in cui saremmo stati più vicini: il confine della zona rossa. Lì, davanti alla linea sottile che divide la quarantena dalla libertà, abbiamo cominciato a fare ciò che ci piace di più: giocare a baseball, io appena dentro Codogno, lui appena fuori». Una palla, due mazze e gli occhi di tutti addosso. «Una sensazione stranissima – continua Marco –. Sembrava incredibile non poterci toccare per quei cinque metri insuperabili. Abbiamo cominciato a palleggiare: non era una vera e propria partita, mandavamo la palla da una parte all’altra, dentro e fuori il confine. Nel giro di poco intorno a noi è arrivata altra gente, si è formata una “tribunetta” di pubblico». Un messaggio, in quei palleggi. «Da giorni molti puntano il dito contro Codogno, dicono che siamo noi la causa di questa emergenza. C’è un catastrofismo senza precedenti. Con il nostro gesto e quella partitella improvvisata in strada abbiamo voluto sdrammatizzare, dire a tutti che presto la quarantena finirà, riprenderà il lavoro e anche noi, nel nostro piccolo, torneremo a giocare insieme».

1 marzo 2020 (modifica il 1 marzo 2020 | 17:24)

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Sorgente articoli: Vai

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