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Coronavirus, la paura della crisi favorisce il populismo in Europa (ma lo rallenta negli Stati Uniti)

Uno studio coordinato dal Centro studi sulla vita politica francese di Parigi e dall’Instituto di studi politici dell’Università di Losanna dimostra come la pandemia stia dando maggiore forza ai partiti di destra in Italia, Francia e Germania e stia invece rallentando Trump nella corsa verso la rielezione …

Alle prese con la seconda ondata in rapida accelerazione, Europa e Stati Uniti vivono insicurezze socio-economiche crescenti. Simili insicurezze sono stata anche alla base dell’ondata nazional-populista che ha investito molti Paesi occidentali negli ultimi anni, con i successi del Rassemblement national di Marine Le Pen, l’ascesa della Lega di Matteo Salvini e dei Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, la nascita dell’Alternative für Deutschand in Germania, la radicalizzazione dell’Unione democratica di centro in Svizzera e l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca nel 2016. Quali sono le probabilità che le odierne insicurezze legate alla pandemia Covid-19 contribuiscano a rafforzare il sostegno ai partiti nazional-populisti in Europa e, negli Stati Uniti, la candidatura di Trump?

Anche se la situazione è molta fluida e il futuro è denso di incertezze, qualche risposta la fornisce un’indagine comparata, svolta nello scorso mese di settembre e coordinata dal Centro studi sulla vita politica francese di Parigi e dall’Instituto di studi politici dell’Università di Losanna, con domande rivolte a campioni rappresentativi di cittadini di quattro paesi europei (Italia, Francia, Germania e Svizzera) e degli Stati Uniti.

L’indagine ha misurato la percezione della crisi economica connessa alla pandemia Covid-19, in particolare per quanto riguarda la percezione delle ricadute sull’economia nazionale e sulla disoccupazione. La Figura 1 mostra come tali preoccupazioni siano particolarmente sentite in Italia (media 6,1 su un massimo di 7), Francia (5,6) e Stati Uniti (5,3), nei Paesi gravemente colpiti dalla pandemia. Sono inferiori in Germania e in Svizzera (4,6 in entrambi i casi), dove la pandemia, in settembre, appariva meno grave.

FIGURA 1

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I l nostro modello statistico va oltre e permette di valutare l’impatto delle preoccupazioni economiche sul voto in ogni paese. Nel valutarne l’influenza, si è tenuto delle principali caratteristiche individuali degli elettori (sesso, età e istruzione), nonché della percezione dell’immigrazione, un fattore spesso determinante per il sostegno a questi partiti.

Dall’analisi (vedi Figura 2) emerge è che nei quattro paesi europei, le preoccupazioni economiche legate alla pandemia di Covid-19 hanno un effetto positivo. Ma la probabilità che gli elettori scelgano il Rassemblement National in Francia, l’ Alternative für Deutschand in Germania e l’UDC Svizzera rimane più basso di quanto invece si riscontra in Italia, con la Lega e Fratelli d’Italia, a conferma del maggior sostegno di cui godono quest’ultimi in questa situazione rispetto ad altri partiti europei.

FIGURA 2

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Diverso appare invece l’impatto negli Stati Uniti, dove il calo dei sondaggi di Donald Trump è stato in gran parte, negli ultimi mesi, attribuito alle preoccupazioni per l’epidemia. Dalla nostra inchiesta si evince che chi esprime maggiori preoccupazioni economiche tende a prendere le distanze dal presidente uscente. L’effetto è netto e visibile in tutte le categorie sociali e razziali e tiene conto anche dei diversi giudizi dell’intervento redistributivo dello stato. In termini di appartenenza politica, l’effetto delle preoccupazioni economiche è più pronunciato tra gli elettori repubblicani moderati e tra gli indipendenti, mentre i più conservatori apparivano fedeli al candidato repubblicano, indipendentemente dal loro livello di preoccupazione per la crisi economica. I risultati dell’indagine suggeriscono che il legame tra la crisi sanitaria, l’impatto economico e il voto nazional-populista rimane complesso e, soprattutto, dipenda dal contesto. Negli Stati Uniti, le preoccupazioni economiche per la pandemia di Covid-19 sembrano essere il tallone d’Achille di Trump, nonostante la sua ripetuta voglia di minimizzare gli effetti della pandemia sulla società americana, nei confronti una parte significativa di elettorato moderato.

Sarà da capire se queste tendenze avranno un effettivo rilievo nello scrutinio del 4 novembre. In Europa, i segnali sembrano diversi, anche perché da nessuna parte questi partiti hanno una responsabilità governativa diretta nella gestione nazionale della pandemia. I nostri dati suggeriscono che può essere imprudente sottovalutare i partiti dell’area nazional-populista. A causa del perdurare e probabile rafforzamento della crisi economica e sociale, i rischi di destabilizzazione delle società occidentali già indebolite dalla crisi del 2008 sono alti; e ciò potrebbe aprire la strada a nuovi successi delle forze nazionaliste e populiste una volta passata l’urgenza della crisi sanitaria.

* CEVIPOF, Sciences Po – Parigi e IEP, Università di Losanna

2 novembre 2020 (modifica il 2 novembre 2020 | 12:06)

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