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Coronavirus, la sindaca di Piacenza:«Contagiata, ho un forte mal di testa»

Patrizia Barbieri: «Mi sono chiusa in una stanza, isolata dal resto della famiglia. Marito e figlie sono in un’altra ala della casa, mi passano i pranzi come certe suore di clausura. Lavoro da qui in video conferenza. I vicini si sono offerti per portarmi la spesa» …

Un improvviso mal di testa, la febbre, il sospetto e, giovedì scorso, la sgradita conferma: contagiata anche lei, Patrizia Barbieri, sindaca di Piacenza e presidente della Provincia emiliana.

Come sta, sindaca?
«Ho una forte emicrania e febbre discontinua ma sono operativa. Mi sono ricavata una stanza tutta mia in casa e qui lavoro, mangio e dormo. Così per 14 giorni».

E la famiglia?
«Le mie figlie e mio marito sono dall’altra parte dell’abitazione, in isolamento domiciliare. Lo devono fare perché hanno convissuto con me fino a mercoledì, quando ho saputo della positività. Non avendo i sintomi della malattia non sono stati sottoposti a tampone. Si limitano a passarmi i pasti caldi, come si fa con le monache di clausura».

Quando ha iniziato a star male?
«Martedì scorso. Mi ha preso un’emicrania che ancora resiste agli antidolorifici. Ho pensato subito al virus e ho avvisato la direzione sanitaria. Mercoledì sono rimasta a casa per precauzione, in attesa della risposta al test».

Preoccupata?
«Mi dispiace molto perché questo comporta una situazione che non mi consente di gestire al meglio il mio lavoro sul territorio dove in questi brutti giorni servirebbe anche la presenza fisica. Sto facendo quel che posso in videoconferenza. Qui l’economia è in ginocchio. Sono a rischio tutti i settori, dai professionisti, agli artigiani, ai commercianti, alle aziende, al mondo cooperativo, per non parlare dei gruppi industriali».

Cioè?
«Abbiamo delle eccellenze mondiali soprattutto nel settore meccanico che stanno subendo disdette di ordini dall’estero per il solo fatto che hanno sede qui. Inaccettabile. Si rischia il disastro economico, invito il governo a intervenire subito».

Chi sarà il suo untore?
«Da quando è scoppiata l’emergenza ho lavorato da mattina a sera senza soluzione di continuità. Ho incontrato migliaia di persone e molte di queste hanno a che fare col virus. Impossibile capire l’ambiente del contagio. La zona rossa di Codogno è al di là del ponte, a due chilometri».

Si aspettava uno sviluppo del genere dell’emergenza?
«No, non in questi termini di diffusione, non in un clima così surreale. È una situazione sconosciuta che richiede contromisure uniche, da calibrare di giorno in giorno e in modo uniforme su tutto il territorio nazionale».

Ha fatto la spesa?
«Abbiamo una buona riserva. I vicini si sono comunque offerti di portacela lasciandola sull’uscio di casa. Un grazie a tutti».

Le manca qualcosa?
«Il contatto fisico, è una situazione che non ho mai vissuto. Mi mancano le mie figlie e mio marito, nonostante siano qui dietro. Loro, per sdrammatizzare, mandano dei video».

Come vede il futuro?
«La nostra è una comunità seria che ha dato prove di tenacia e coraggio e che non si farà prendere dallo sconforto. Ne usciremo. Io sono positiva… in tutti i sensi».

6 marzo 2020 (modifica il 6 marzo 2020 | 22:44)

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